Interview: We, The Modern Age!
L’esordio dei varesini We, The Modern Age!, ‘Mirrors’, è uno dei più attesi dell’anno, specialmente da chi conosceva già il gruppo dall’Ep omonimo uscito nel 2011. Abbiamo fatto loro alcune domande per saperne di più sul nuovo Lp e si è finiti a parlare, con sincerità, di crowdfunding e locali. Ecco com’è andata.
Finalmente il primo ‘lavoro sulla lunga distanza’. E’ stato complicato?
Complicato non direi, sicuramente è stato impegnativo perché l’abbiamo registrato quasi integralmente in presa diretta e quindi abbiamo dovuto suonarlo per impararlo fino allo svenimento.
Il metodo di lavoro per comporre i brani di ‘Mirrors’ è il medesimo che avete adottato per l’Ep che lo ha preceduto?
In realtà abbiamo adottato metodi differenti: per il primo Ep avevamo scelto i migliori pezzi che fino ad allora avevamo prodotto tutti assieme nella nostra saletta. Mentre i pezzi di Mirrors sono stati scritti principalmente da Davide (voce) che li portava ad Andrea (batteria) per iniziare a dargli un ritmo, successivamente in saletta li abbiamo arrangiati con chitarra e basso e sistemato le strutture laddove ce ne fosse bisogno.
C’è anche da dire che nel periodo dell’ep ci autolimitivamo molto su suoni, strutture e influenze mentre in Mirrors abbiamo dato sfogo a tutte le nostre influenze musicali dai Dinosaur Jr ai Ride, dagli Smiths ai Fugazi fregandocene di farla un po’ “fuori dal vaso”.
Personalmente ho letto che a quasi tutti ‘Mirrors’ piace molto. Cosa rispondete alla (unica?) critica che sono riuscito a trovare: “… il confine tra emulazione e imitazione può talvolta essere molto labile, i We, The Modern Age! non convincono fino in fondo, con album che non riesce a ritagliarsi un posticino nell’affollatissimo segmento musicale cui tenta di far riferimento.“?
Sì siamo molto contenti perché sta andando davvero molto bene. Francamente la cosa che ho pensato leggendo la recensione che citi, è che fosse stata scritta da qualcuno che non ha dato più che un ascolto distratto all’album oppure che non fosse ferratissimo sul genere. In realtà noi non cerchiamo di far riferimento a quel “segmento musicale” di cui parla , mi dispiace se per qualche motivo dovesse essere passato quel messaggio. E’ davvero snervante essere paragonati ed etichettati in questo modo. E sicuramente il nostro nome è fuorviante…
I brani che avete scelto per l’album erano già nel vostro repertorio live o li avete composti in studio?
Ad eccezione di Golden Years che suonavamo già da tempo, gli altri sono stati scritti per finire sul nostro primo disco. Poi con il tempo prima di registrare effettivamente l’album abbiamo avuto tempo di testarli live.
Parlami di ‘Golden Years’, come è nato questo brano?
Questo brano parla della “rivoluzione” avvenuta nella musica indipendente italiana, quando in molti sono passati dall’inglese all’italiano cantautorale per seguire l’onda (restando peraltro indietro) e spendendo brutte parole su ciò che hanno amato. Il verso che dice “cantami qualcosa da quel disco terribile che una volta amavamo” vuole essere un esortazione a “tornare all’inizio”, cioè ai sentimenti e alle emozioni che la musica ci aveva suscitato fregandosene dei giudizi fatti a posteriore.
Il tipo di musica che fate è quasi obbligatorio cantarla in inglese, non avete mai pensato di cantare in italiano?
Si effettivamente l’inglese è la cosa più naturale. Ora come ora stiamo lavorando al prossimo lavoro in inglese ma non è da escludere che un giorno quando la nostra musica sarà pronta, ci sposteremo verso l’italiano… poi “l’età moderna” suona bene come nome ahaha….
Sta prendendo piede il crowdfunding nel mondo musicale anche in Italia, cosa ne pensate?
Al giorno d’oggi è una cosa intelligente e utile perché dà la possibilità ai gruppi che non hanno appoggio di etichette ecc. di essere supportati economicamente dai fan più accaniti.
Anche se il tutto è un grave sintomo del problema che in Italia girano pochi soldi nella musica indipendente, è brutto che una band debba ricorrere ai fan per pagarsi il proprio futuro lavoro discografico o altro. Sarebbe più giusto che la band riuscisse a farsi gli stessi soldi con un casino di concerti nei concerti e vendendo un sacco di album.
Quest’anno i Brothers in law, il Pan Del Diavolo e His Clancyness al SXSW di Austin. E voi?
Noi l’anno prossimo (magaaaaari!) Per il momento abbiamo alcune date tra Milano, Vicenza, Salerno e Roma e per l’estate alcuni festival estivi, e ci stiamo muovendo per l’autunno.
Certo se ci chiamassero al SXSW sono sicuro che Matteo mollerebbe di corsa il lavoro e ci andrebbe a nuoto.
Quanto manca uno spazio come la sala concerti del Twiggy a Varese?
Manca terribilmente. Penso sia una perdita incalcolabile oltre che per la città di Varese, anche per tutto il nord della Lombardia: la qualità dei gruppi (stranieri e non) che hanno suonato era qualcosa di incredibile. Ad esempio abbiamo conosciuto grazie al Twiggy i Cymbals Eat Guitars (gruppo di NY) che sono diventati uno dei nostri gruppi preferiti.
Ora nel raggio di 50 km non rimane nulla di neanche lontamente paragonabile.
Un parere spassionato sull’ultimo degli Strokes?(valgono le brutte parole)
Se devo essere sincero non l’ho ancora ascoltato. Già Angles mi aveva deluso, preferisco mantenermi un ricordo glorioso di loro piuttosto che dovermi (in caso) deludere di nuovo.


