Interview – Masseduction
É uscito venerdì 17 marzo 2023 su tutte le piattaforme digitali “Eager eyes“, il primo singolo dei Masseduction. Un nuovo capitolo per la band militante nella scena underground di Roma che aveva esordito nell’estate del 2022 con una cover di “NDA” di Billie Eilish, a cui segue Bells in Santa Fe di Halsey, collegandosi all’influenza di artisti del calibro sulla scia di Nothing But Thieves, Royal Blood o Lenny Kravitz.
“Eager Eyes” mostra le capacità dei Masseduction nel creare potenti brani rock che colpiscono al primo ascolto. Nel muro sonoro trovano spazio piccoli inserimenti di synth che aiutano i riff e le melodie a ricreare l’immaginario notturno e spavaldo della canzone: una potente metafora sonora che ci conduce con una serie di flashback nella notte più folle di sempre dove tutto può succedere: ad esempio come convincere il buttafuori del club più esclusivo a farci entrare al primo tentativo, rubare la scena a tutti i partecipanti in pista e diventare in un attimo la star della serata.
Eravamo curiosi e li abbiamo intervistati per voi e sì, abbiamo chiesto loro anche dei Maneskin.
- Quali sono le vostre influenze musicali? C’è qualcosa che non ci aspetteremmo mai?
Il filo conduttore è sicuramente il rock, ma come in ogni band ognuno di noi ascolta tanti altri tipi di musica diversi tra loro. Facciamo qualche esempio: Giordano ha una sensibilità particolare verso il country blues, il soul e r&b; Salvatore e Lorenzo condividono l’amore per una certa elettronica mentre Stefano è molto dentro la scena rap. Quando è possibile ci piace portare dentro le nostre canzoni alcuni elementi di questi generi. Piccole cose che però danno un tocco in più rendendo la fase di scrittura ancora più stimolante.
- Qual messaggio volevate trasmettere con “Eager Eyes” e a quale periodo della vostra vita fa riferimento questo pezzo? Vi sentite ancora così?
“Eager Eyes” è fondamentalmente il racconto di una serata vissuta al limite, dove accade e può succedere di tutto. Un pò come nella serie di film “Una notte da leoni” per intenderci. Come per tutte le nostre canzoni, il testo attinge a piene mani nel nostro vissuto personale, riportando le sensazioni di quel tipo di esperienza sensoriale. Almeno una volta nella vita capita a tutti di trovare una tigre in bagno se hai capito cosa intendiamo. A noi continua a capitare, ma non chiederci i dettagli tanto non ce li ricorderemmo 🙂
- Cos’è che avete in comune con alcuni dei nomi che avete citato tra le vostre referenze, tra cui Nothing But Thieves, Royal Blood e Lenny Kravitz?
In modo diverso sono artisti che traducono il rock con un linguaggio proprio: dei primi apprezziamo particolarmente l’eleganza del loro stile, con molti elementi moderni, e la profondità dei testi che toccano temi esistenziali molto attuali; dei Royal Blood la facilità di creare groove e melodie fantastiche; mentre Lenny è un pò il simbolo della sensualità nel rock, che sia un pezzo più forte o una ballad riesce sempre a conquistarti.
Eleganza, immediatezza e sensualità sono un pò il nostro credo. La sfida che ci siamo posti all’inizio è quella di scrivere canzoni che potessero arrivare a un pubblico più ampio possibile attraverso strutture apparentemente semplici. La genialità che contraddistingue gli artisti citati è proprio questa: rendono semplice ciò che non lo è.
- I Maneskin possono aver in qualche modo influito sul nuovo pubblico, abituandolo al rock e alle chitarre elettriche? Credete sia cambiato qualcosa negli ultimi anni?
Con l’ultimo disco stanno dimostrando che anche le band italiane, quando gli viene concesso, sono in grado di scrivere musica di livello internazionale. Ci viene sempre detto che non si può cantare in inglese, ma i Rammstein riempiono gli stadi nel nostro Paese seppur la loro proposta sia in tedesco. Non è una questione di idioma, piuttosto di contenuti. La loro esposizione mediatica può essere d’aiuto a un pubblico abituato a un solo tipo di ascolto, ma non basta. Ora che si è aperta una breccia bisogna tirare giù tutto il muro supportando tanti altri artisti che possono competere ad alti livelli.
- Quale domanda avrei assolutamente dovuto farvi e invece non vi ho fatto? Quale invece la risposta?
Probabilmente se ci sentiamo anche noi in grado di dire la nostra in ambito internazionale. Ma la risposta ce l’hai già nel nome che abbiamo scelto per la band 🙂
Grazie per averci ospitato con questa intervista, ci risentiremo presto con nuova musica in arrivo!


