Interview: Leanò

Una voce così non vi si scollerà facilmente di dosso. Lei è una cantautrice milanese che ha esordito con singolo dal titolo Notte, un capitolo potente e intenso per un promettente percorso. Il brano descrive quel momento di solitudine, quello più estremo, nel cuore della notte. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lei a proposito di solitudine, influenze musicali e dinosauri.


In definitiva, di cosa parla Notte e perchè lo hai scelto come debutto del tuo percorso?
Notte parla della bellezza di evadere dalla realtà quotidiana, prendersi una pausa per restare soli con sé stessi come in una sorta di meditazione. L’ho scelta perché è un po’ un brano manifesto di come mi approccio alla musica.

Fa così male restare soli di notte? Perchè?
La solitudine di cui parlo nella canzone non ha un’accezione negativa, ma è piuttosto quel rimanere da soli che permette di scoprire sé stessi. A volte questa introspezione trova il suo migliore scenario nella notte e nel silenzio che essa porta con sé . C’è da dire che restare da soli può fare male, perché ti costringe a fermarti un attimo e a porti delle domande, ma non direi che è proprio una cosa negativa, anzi.

Nel brano, dove vorresti restare ancora un altro po’?
Quando dico “io voglio restare ancora un altro po’…” non parlo in realtà di un posto fisico e tangibile, ma di un paesaggio mentale ed emotivo fatto di note, parole e scenari naturali. Parlo di quel posto in cui abbiamo l’opportunità di restare soli, veramente liberi di essere noi stessi, lontani dagli impegni quotidiani, da notifiche e da aggiornamenti. Più tardi nella canzone emerge la consapevolezza di poter mantenere quello stato mentale anche nel quotidiano : l’iniziale “io voglio restare” diventa un “io posso restare” e la notte diventa “la luce che di giorno porto sempre con me”.

Esiste una scena milanese, se sì, chi ne fa parte?
Sì, esiste una scena milanese, e mi piace pensare che aldilà di nomi più “big” ci siano anche tutti i progetti di giovani che portano la loro musica nelle strade, nei locali e nei circoli più intimi e nei quali ci si sente tutti come una grande famiglia, uniti dalla musica che si condivide.

Quali sono le tue influenze musicali, qualcosa che non ci aspetteremmo?
Mi piace molto Chavela Vargas, Fred Buscaglione, Edith Piaf, ma anche qualcosa di più fresco (ride) tipo Devendra Banhart, Trevor Hall, Fatoumata Diawara, La Rappresentante di lista, e una sana dose di eletropop (ultimamente sono in fissa con Kero Kero Bonito).

Come sei entrata in contatto con i ragazzi di SunBeat Music?
Ho conosciuto Giordano, parlato dell’etichetta e degli obiettivi che avevano e mi ci sono ritrovata molto, quindi abbiamo iniziato questo percorso insieme.

La domanda che non ti ho fatto ma che avrei assolutamente dovuto farti?
Ti piacciono i dinosauri? La risposta è sì. Ho una testa di tirannosauro portafortuna che a volte porto ai miei concerti, e a lui dedico anche diverse Instagram stories, andatele a vedere (ride).

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