Interview – Le Sabbie Nobili
Fuori nel 2025 “Teatro Rock a uso post-ipnotico”, l’album de Le Sabbie Nobili. Sei tracce a metà tra il monologo teatrale e il concerto rock, la narrazione si sviluppa ritmica e tragicomica. Nel album de Sabbie Nobili si esplora la psiche umana e le relazioni disfunzionali che incrocia. L’io narrante fa un salto indietro e tra terapia ed evocazioni del passato, arriva alla presa di coscienza di quello che è successo in una danza di voci e musiche, in cerca di liberazioni.
Il disco ha stili differenti. Passiamo da brani che sono più narrati che cantati, come “9000 Hal”, “Mea Culpa Blues” e “Vorrei”, per poi finire in ballad come “Nuovo Giorno” e “Qui”. Non manca però anche il rock punk di “T.S.O.”. Si tratta di un disco che mostra il meglio della band e la sua capacità di spostarsi tra stili diversi senza perdere la propria peculiarità.
Noi per conoscerli meglio, li abbiamo intervistati.
Se “Teatro Rock a uso post-ipnotico” fosse una scena teatrale unica, che tipo di ambiente vedremmo sul palco?
un esterno giorno tra l’urbano e lo psichedelico, vhe comincia con una febbre ritmica e finisce con un tramonto rosso bruciante
Che rapporto avete con il concetto di “verità” nella vostra musica: vi interessa raccontarla o deformarla?
Secondo i medievali, “verita'” e “realta'” erano due concetti diversi: realta’ viene da “res”= “cosa”, quindi e’ la visione oggettiva, materica. La verita’ e’ la soggettiva, e’ nell’occhio di chi guarda, un’interpretazione. Cosi la pensiamo anche noi, quindi ci interessa il movimento che va dall’oggetto nudo e crudo al suo aspetto trasfigurato dall’esperienza/visione personale.
Se doveste togliere la musica, i vostri testi reggerebbero come monologhi teatrali autonomi?
in genere si. Ma si perderebbero dei duetti nei quali musica e parola si intensificano a vicenda
Qual è il brano a cui siete più legati e perché?Qual è invece il pezzo che ha avuto una genesi più complessa?
Rispondo considerando non solo l’album teatro Rock ad uso post ipnotico ma anche gli altri lavori usciti. Io credo che dipenda dal livello che prendiamo in esame, prendiamone tre sintetizzando: 1 l’ironico 2 il concreto 3 il simbolico. Sul primo direi “effusione” che è una satira della passione pulsionale dentro un quadro apocalittico che la rappresenta bene negli effetti e rappresenta bene i nostri tempi purtroppo. E anche “pioggia”. Sul secondo livello direi “nuovo giorno”, “qui” e “Locdau”. Sul terzo livello metterei “Alice”, ma anche “senza storia 1 2 3”, e “Mea culpa Blues”, che narrativamente è una catarsi vera e propria. La genesi più complessa probabilmente è stata “vorrei”, anche perché è un racconto che comprende tutti e tre i suddetti livelli. Musicalmente più articolata ma compiuta, e secondo me è emblematica del nostro approccio.
Ultima domanda: prossimi progetti?
Per il futuro Dio solo lo sa. Mi piacerebbe però sperimentare l’uso della lingua inglese in alcune canzoni già uscite e in altre a cui stiamo lavorando. Mi piacerebbe anche tradurre in inglese qualche canzone italiana non nostra che però ci ha impressionato e che comunque ci rappresenta in qualche modo. E tradurre in italiano qualcosa che viene dall’oltre confine. Vedremo. Spero di poter organizzare per questo inverno anche altri live, magari fuori dalla toscana, perché qui da noi qualcuno ci aspetta ancora col bastone perché abbiamo consumato in birre molto più del nostro caché e siamo fuggiti sgommando nella notte senza saldare il conto.

