Interview: Laurex Pallas

Dopo aver apprezzato il loro recente terzo disco, chiusura di una trilogia iniziata otto anni fa, abbiamo rivolta ai milanesi Laurex Pallas alcune domande via email. Le risposte mettono in luce il processo creativo della band e il modo in cui le esperienze passate abbiano influito sulla realizzazione di questo disco.

Quando vi è venuta in mente l’idea della trilogia, vi immaginavate di metterci tutto questo tempo a realizzarla o pensavate di fare un disco all’anno o qualcosa di simile?

Beh, sì… l’idea era di fare un disco ogni due anni. Non ogni quattro.
Soprattutto dopo il primo. Ci siamo subito messi sotto coi pezzi, è stata la produzione a ritardare le cose. Scegliere i produttori, trovare gli slot giusti, i modelli produttivi che ci permettessero di fare in studio solo una parte del lavoro…
Insomma, almeno un disco ogni tre anni avremmo potuto farlo… 😉

Mi sembra che la vostra idea sia quella di fare canzoni non troppo complicate dal punto di vista della melodia e decisamente ricche per quanto riguarda il suono, quindi immagino che lo scheletro della canzone sia concepito da una persona sola e che poi ci lavoriate assieme per definire il suono. È così?

I pezzi nascono quasi sempre da miei spunti (Carlo) o da quelli di Fabio. Solitamente, c’è una prima fase in cui lavoriamo in coppia. Buttiamo giù idee con chitarre, tastiere e basi ritmiche per catturare lo scheletro del pezzo. Poi giriamo i provini agli altri che ci mettono la testa. E dopo un po’ cominciamo il lavoro in sala prove. Quando andiamo in studio a registrare il pezzo è pronto al 60%. Questo solitamente fa impazzire il produttore perché abbiamo il 40% mancante solo nella nostra testa e lui non è lì dentro. Però Cooper è stato fenomenale a capire da frasi del tipo: “Me lo immagino come un Martini a bordo piscina…”, “Questo deve essere 50% Bulgaria e 50% rave party”, e con esse le strade che avremmo dovuto percorrere.
Una volta registrati gli strumenti base, basso, batteria, chitarre e pianoforte cominciamo a pensare davvero agli arrangiamenti. E qui inizia il divertimento.
Ci riportiamo gli hard disk in sala e diamo spazio all’istinto.

I testi, che sono sicuramente un aspetto importante della vostra proposta, quando arrivano?

Dipende. Su questo non abbiamo regole precise. A volte il testo comanda. Altre arriva solo alla fine. Diciamo che in generale non abbiamo paura di non avere testi.
Io di lavoro scrivo “poesie per i formaggini” come diceva qualcuno, quindi sono abbastanza abituato a confrontarmi con la scrittura. E Fabio, da quando lo conosco, scrive una quantità inimmaginabile di materiale. La cosa davvero interessante, e che trovo molto funzionale per noi, è che l’80% dei testi Laurex nasce da un ping-pong tra me e lui. Spesso via Skype. Un flusso fatto di spunti, correzioni, implementazioni, cambi di prospettiva che mi fanno dire che i testi sono quasi sempre scritti a quattro mani.

Nella mia recensione ho scritto che rispetto al disco precedente (il primo non l’ho ascoltato, lo ammetto), c’è più ambizione proprio nella costruzione del suono. Siete d’accordo? Se sì, questo era un obiettivo che vi eravate prefissi o è tutto uscito spontaneamente?

Beh, La Classicissima Coppi-Mèrcuri dovresti ascoltarla. Quell’album è stato registrato con un solo microfono Shure Sm58 e ancora oggi dal vivo eseguiamo alcuni di quei brani. Mi ricordo che anni fa l’ho fatto ascoltare a Paolo Mauri, il fonico degli Afterhours, perché avremmo voluto ri-registrarlo e lui ci ha consigliato di non toccare nulla!!! 😉
Tornando alla domanda, l’esperienza pregressa ha fatto tutto. Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo album abbiamo deciso di mettere subito a fuoco gli elementi che sarebbero stati fondanti. Ci siamo, ad esempio, concentrati solo su alcune sfaccettature del nostro suono o solo su alcune delle atmosfere che padroneggiamo. Abbiamo scelto di essere meno eclettici, in qualche modo. Questo per trovare maggiore compattezza di suono e di stile. Non ci siamo inventati nulla, i progetti che rimangono maggiormente nella testa delle persone sono quelli che si riconoscono al primo accordo, no?

Mi piace molto il modo in cui nei testi fate riferimento a cose che appartengono a qualche decennio fa per mettere in luce, in realtà, situazioni e problematiche di oggi. Vi chiedo se volete approfondire qui questa vostra caratteristica.

Beh, certo, questo è uno degli aspetti peculiari del nostro modo di scrivere. Utilizzare il passato come lente per osservare da vicino il presente. Una provocazione, se vuoi. Finché questo paese non cambierà davvero marcia i Laurex Pallas avranno materiale per costruire canzoni. Pensa a Pasolini, pensa a Tenco. La loro analisi è applicabile alla contemporaneità in modo imbarazzante. Noi abbiamo fatto la stessa cosa attingendo da ciò che conosciamo meglio, gli anni ’80 e ’90. Non si tratta assolutamente di un esercizio di stile, bensì dell’aspetto più rivoluzionario del nostro progetto. Solo che non è gridato.

Ho visto su Facebook che state coinvolgendo i fan per realizzare un testo sulla falsariga di Magari Fosse Vero. E la prima volta che provate a mettere in mezzo chi vi segue nel vostro processo creativo? Come stanno rispondendo le persone?

Questo progetto, Magari Fosse Vero – Parte Seconda, è proprio figlio dei nostri tempi. Tu ce lo vedi Mick Jegger che invece di fare festa si fa venire in mente questa cosa? Oggi dobbiamo essere social, i progetti devono avere un’onda lunga affinché se ne parli… detto questo, noi in questi tempi viviamo e in fondo li amiamo. Quindi, perché no? Tutto è nato perché nella stesura del testo originale abbiamo dovuto escludere alcune leggende molto suggestive. Così ci siamo detti, perché non fare una seconda versione? E diciamo che stanno arrivando numerosi spunti interessanti.

Cosa ci dobbiamo aspettare dai vostri concerti noi che conosciamo il disco?

Una festa. Lo dico perché ho visto come sono andati i primi che abbiamo fatto.
Due ore con il sorriso. Finalmente ci siamo liberati dai paletti che ci eravamo dati per questa trilogia, quindi adesso ce le stiamo godendo. Qualcuno ci ha chiesto come sono i brani senza l’apporto di tutti gli ospiti coinvolti… questo è un buon punto… ma l’essenza Laurex è data dai Laurex… difficilmente si sentirà la mancanza di qualcosa…

Perdonate la domanda ovvia, ma ora che ci avete messo otto anni a chiudere la trilogia, come vi immaginate i prossimi lavori?

Posso dirti che abbiamo già un album elettronico pronto. Un progetto totalmente diverso e azzardato che culliamo da un po’. Sicuramente nel corso del 2016 vedrà la luce. Poi magari faremo qualcosa tra musica e birra artigianale, una sonorizzazione per la degustazione delle birre che produciamo io e Paolo (Il Birrificio Inesistente). Oppure ci ritiriamo. Ma solo dopo aver fatto un album di cover… 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *