Interview – John Freedom

Fuori dal 6 marzo “La cometa di Halley” di John Freedom, disponibile su tutti i digital store. Il cantautore presenta una nuova versione di uno dei brani più apprezzati del suo repertorio.

John Freedom è arrivato nei giorni d’oggi per raccontarci com’era la vita negli anni ’20, ma soprattutto per riportare in auge quello swing tipico del periodo. “La cometa di Halley” racconta il viaggio di una famiglia che deve lasciare la propria terra per cercare di sopravvivere. Una storia di migrazione che viene dal passato, ma che rimane sempre attuale.

Il sound è ispirato al passato, ma mantiene una nota fresca e moderna. John Freedom riesce a unire passato e presente in una melodia originale e fuori tempo. In questa versione l’artista canta e suona le spazzole sul rullante, una scelta diversa dalle tendenze del mainstream.

Ciao John, ci racconti che sei un immigrato del passato che si è ritrovato nel 2020. Come mai questo immaginario?

Può sembrare una scelta inusuale, ma è quella che mi rappresenta di più. Ho sempre avuto una naturale inclinazione verso lo swing, sia da musicista che da cantautore. Di conseguenza, amando la musica di quegli anni, ne ho assorbito anche l’immaginario, così tanto da essere diventato il mio mondo.

John Freedom, cosa rappresenta per te questo nome d’arte?

È nato per gioco come soprannome che mi veniva dato da ragazzino, ma adesso ha un valore più profondo. John Freedom non è solo un mio alter ego, ma una vera e propria personalità. È il modo con cui evado da una società piena di barriere e costrizioni, che mi permette di essere veramente me stesso. 

Passiamo invece al tuo singolo, “La cometa di Halley”, come mai hai scelto di riproporlo in chiave diversa?

La cometa di Halley è un pezzo che emotivamente ha avuto una risposta importante, sia dal mio pubblico che da me stesso. Seppur nel mio piccolo mondo, ho avuto l’impressione che il pezzo sia arrivato particolarmente al cuore delle persone. Per questo motivo ho sempre pensato che meritasse più attenzione. L’occasione perfetta è arrivata quando ho partecipato ad un format di Torino, 1Take Sessions, in cui vengono invitati artisti emergenti a portare dei loro brani, registrati in presa diretta. Lì è accaduta la magia: il pezzo è uscito subito bene, alla prima take. A quel punto, avevo già capito che dovevo pubblicarlo.

Qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

Ciò che mi preme di più comunicare è che ognuno di noi dovrebbe dare vita al proprio “contesto”.  Nasciamo e cresciamo in uno specifico scenario storico, geografico, familiare e sociale, e non è detto che sia allineato con i nostri principi, anzi spesso c’è sempre qualcosa che ci manca. L’invito è di non accettarlo acriticamente ma mettercela tutta per essere liberi.

Quali artisti ispirano la tua musica?

La mia musica nasce dalla contaminazione di svariati artisti, di generi diversi. È difficile citarli tutti. Si va dallo swing delle big band di Benny Goodman e Glenn Miller, per passare al rock’n’roll di Elvis, il fuoco dei The Doors, il minimalismo dei Pink Floyd, per arrivare a l’epicità dei Muse e la critica sociale di Caparezza e Willie Peyote.

Prossimi progetti?

Sono sempre a lavoro su qualcosa e adesso sono particolarmente preso su un progetto più ampio, un insieme di tracce simbolicamente collegate tra loro, di cui La cometa di Halley segna il principio.

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