Interview – Dellai

Con Nonostante tutto i Dellai arrivano al loro esordio ufficiale con un disco che mette al centro la scrittura, la fiducia nella canzone e una vulnerabilità dichiarata, mai esibita. Luca e Matteo raccontano un lavoro nato lentamente, attraversato da riscritture, distanze geografiche e scelte difficili, ma anche da un legame fraterno che resta il vero motore del progetto. In questa intervista ripercorriamo il percorso che ha portato alla forma definitiva del disco, partendo dalle influenze fino alle sensazioni che lo attraversano, provando a entrare nel loro modo di vivere – e condividere – la musica.

1. Quali sono le vostre influenze musicali, c’è qualcosa in relazione a questo nuovo disco che davvero non potremmo mai dire?

Questo disco è figlio delle parole che lo compongono: abbiamo cercato di dare un’attenzione ai testi che spesso al giorno d’oggi passano inosservati. Credo (Luca) sia dovuto alla fiducia che abbiamo sempre messo nelle mani della musica; come tanti, cerchiamo soluzioni in poche frasi a problemi di un’esistenza intera. Per rispondere alla domanda citerei i grandi cantautori italiani – Guccini, Dalla, Battisti – fino ad arrivare ai più recenti Marco Castello o Lucio Corsi. Ma la verità è che in questo disco c’è stata l’influenza un po’ di tutti quelli che ci hanno accompagnato nella vita di tutti i giorni: chiederei ai brani salvati su Spotify di rispondere al posto mio.

2. Questo disco è il vostro esordio ufficiale: quanto tempo di scrittura, tentativi e versioni precedenti c’è dietro queste canzoni prima di arrivare alla forma finale che ascoltiamo oggi?

Come mi disse una volta un grande chitarrista e produttore, Davide Tagliapietra: “un brano non è mai completo”. Alle orecchie di un musicista o compositore c’è sempre qualcosa da aggiungere o modificare, ma a un certo punto bisogna lasciarli andare così come sono. Conto almeno cinque versioni per ognuno dei brani pubblicati: alcuni sono stati riscritti diverse volte, per intero o quasi. Per quanto riguarda le produzioni, dovreste chiedere a Vincenzo Leone (produttore del disco): penso che gli siamo costati diversi terabyte di spazio sul disco fisso.

3. Nel passaggio da progetto a disco vero e proprio, cosa vi ha messo più in difficoltà: scegliere cosa tenere fuori, trovare una direzione sonora comune o esporsi per la prima volta in modo così diretto?

Sicuramente la selezione dei brani da inserire nel disco è stata una difficoltà ardua, ma direi che l’ostacolo principale sia stata la distanza: tra di noi (Luca e Matteo), con il produttore che ha sede a Roma, mentre la registrazione delle voci, il mix e il master sono stati realizzati a Fano. “Nonostante tutto” – per citare il titolo del disco – direi che ce la siamo cavata bene.

4. Se doveste spiegare questo disco a qualcuno che non vi conosce affatto, partendo non dai generi ma dalle sensazioni, quali parole usereste?

Vero
Speranzoso
Vulnerabile

5. Quale domanda avremmo assolutamente dovuto farvi e non vi abbiamo fatto? Quale invece la risposta?

Direi questa: “Scrivere un disco implica passare molto tempo assieme, o comunque in contatto: come si evolve il rapporto tra due fratelli gemelli condividendo così tanto?”

Avete presente quando si passano più di cinque giorni con la stessa persona e non ci si sopporta più? Immaginate come può essere passare quasi trent’anni assieme. Non fraintendeteci: ci vogliamo molto bene e ci stimiamo, personalmente e lavorativamente, ma dopo tanto tempo passato insieme abbiamo bisogno di ritrovare la nostra individualità e i nostri ritmi.

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