Interview: Cranìa

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Cranìa, classe 1992, nata e cresciuta in Valle Camonica tra le montagne della provincia di Brescia. Un titolo che non è un messaggio in codice russo, nè tantomeno il nome scientifico di qualche soggetto di origine animale o vegetale, ma un gioco matematico studiato da Archimede. Stomachion è di fatto l’apripista di un progetto cantautorale che strizza l’occhio alle sonorità ambient, in tutte le sue derivazioni possibili. Numero comun denominatore è la crazione di un’atmosfera piuttosto dark.

Il 30 ottobre ha pubblicato il suo primo singolo dal titolo Stomachion.

Ciao Cranìa e benvenuta su Indie-Roccia. Per cominciare, hai voglia di raccontarci l’origine del tuo nome d’arte?

Un saluto a tutti gli amici di Indie-Roccia. Soffro di emicrania cronica dall’età di 5 anni; è una costante nella mia vita, così come la musica, nel bene e nel male. Quindi, ho pensato di ironizzare sulla malattia e giocare con il suo nome. Da qui, Cranìa.

Che cosa vuoi raccontare con Stomachion?

Stomachion è un viaggio interiore. Attraverso la metafora del corpo, vado alla ricerca di me stessa, ricerca che giunge a compimento quando tutti i tasselli del puzzle (da qui il titolo) sono al loro posto. L’accompagnamento musicale mostra appieno le inquietudini e le variazioni che appartengono a questo girovagare.

Stomachion è il tuo singolo di debutto. Avevi già provato a comporre qualcosa prima? Come ti senti a debuttare ufficialmente come cantautrice?

Certo, scrivo con costanza e dedizione da tre anni circa. Ora so chi voglio essere, musicalmente parlando. È un’emozione enorme riuscire a piantare la mia prima bandiera sul pianeta musica.

Durante la tua formazione artistica è stato fondamentale il tuo incontro con la Mirò Music School. Ci parli un po’ di questa esperienza?

Ho scoperto la Mirò e la sua direttrice, ora mia manager, Rosa Bulfaro nel 2017 ed è stata una manna dal cielo. Qui, non ho soltanto portato avanti la conoscenza musicale, ma ho trovato soprattutto il posto per dare vita con professione al mio progetto artistico.

Da dove derivano le tue influenze musicali? Quali sono gli artisti che ti hanno maggiormente ispirata?

Sono cresciuta ascoltando Tenco e Lou Reed, apparentemente opposti, ma con un elemento in comune: la malinconia. I miei ascolti di tutti i giorni ora sono Ry X, Bon Iver e London Grammar. Mi piace comunque ascoltare tutto ciò che circola in Italia.

Che cosa significa essere una cantautrice emergente in Italia nel 2020 e cosa ne pensi dell’attuale scena musicale?

È un periodo difficile per tutti, soprattutto per chi vuole dedicarsi alla cultura. Penso però che ci sia un sottosuolo di artisti che hanno molte cose da dire e desiderano farsi ascoltare.

Buoni propositi per l’anno nuovo?

Portare in giro il più possibile il mio progetto, anche attraverso i live. E poi scrivere, scrivere ed ancora scrivere.


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