Interview – Blumosso

Simone Perrone, nome anagrafico di Blumosso, è un artista che abbiamo già avuto modo di apprezzare in passato; sguardo lucido e talvolta sognante del poeta, penna affilata del narratore incallito, timbro caldo e avvolgente del cantastorie: come fosse un baule di personalità multiple (semicit.), in Simone co-abitano anime diverse e pure tutte così affini, capaci di mettere a fuoco (ma solo a grandi linee) la natura estrosa e ineffabile di una scrittura complessa, che coniuga tradizione e modernità con il piglio dell’alchimista.

In “Di questo e d’altri amori“, l’ultima fatica discografica dell’artista pugliese – compiuta al fianco dell’indefessa Luppolo Dischi, che negli ultimi mesi abbiamo avuto più volte modo di citare su Indieroccia in relazione alla rapida escalation di alcuni suoi artisti – Simone mostra la sua parte più intima e “cantautorale”, svuotando la produzione del mini-EP (tre brani in totale, “Nordest“, “Vabeh” e l’ultima pubblicata, “TG“) di ogni fronzolo e orpello in modo da far risuonare testo e voce in un contesto musicale davvero minimal e ridotto all’osso.

Un lavoro certamente interessante, che noi di Indieroccia non abbiamo potuto fare a meno di commentare con lui, nella chiacchierata che segue.

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Ciao Simone, bentornato su Indieroccia! Partiamo dall’inizio. Primavera scorsa, esce “Nordest” e tu annunci un seguito di altri due brani per un trittico che oggi trova la sua chiusura in “TG”. Perché proprio un trittico, e come mai questi tre brani?

Molto meno complesso di quanto la si possa pensare. Sono tre brani che ho scritto, che mi raccontavano bene, ma che non sentivo di collocare nel prossimo disco. Per cui, data anche la situazione covid che ha messo tutto in discussione, mi son preso del tempo, pubblicando separatamente questi tre brani che coprono un anno fatto di live a metà  e tanta incertezza. 

“Nordest”, “Vabeh” e “TG”: tre titoli evocativi, brevi e più “compatti” rispetto ai titoli di brani a cui ci hai abituato. Insomma, sembra che questo EP segni un ritorno alle “piccole cose”, e alla semplicità di canzoni scritte per stare in piedi anche solo con una voce e un pianoforte. Abbiamo detto qualcosa di sensato, oppure sono solo sproloqui da fine estate?

Ogni artista fa le sue scelte e ha il suo modo di pensarla. Per me una canzone deve stare in piedi anche solo piano o chitarra e voce. Altrimenti è solo come una donna bella quando si trucca e si veste bene, ma che poi tolto il trucco e tolti i vestiti perde ogni tipo di bellezza e fascino. Ovviamente questo è il mio modo di vedere le cose, ma credo di essere costantemente smentito dall’ormai prototipo di “canzone moderna”. 

In effetti, questo ritorno alla semplicità viene quasi “ammesso” in “TG”, l’ultimo dei tre brani usciti. Una quotidianità che finalmente possa non spaventare più, anzi, che possa diventare a suo modo “nido”. Ci racconti, se ti va, la genesi del brano?

L’ho scritta durante il primo lockdown, quando ho recuperato tante piccole usanze quotidiane che negli anni avevo perso; tipo quella di sedersi di fronte la tv e guardare il telegiornale della sera. Una di quelle cose che si danno per scontate ormai, soprattutto ora che la tv sta passando un po’ di moda. GUARDARE IL TG: questo piccolo gesto che, per 50 anni, ha rappresentato un rito; il senso di focolare, di famiglia, del vivere la casa. Questa canzone vuol parlare proprio di questo e, magari, anche e soprattutto del vivere la quotidianità in compagnia di un amore che, almeno per quanto mi riguarda, dico dico, voglio voglio, e poi non trovo mai… se non in una canzone.

Domande di routine (per rimanere in tema “TG”) e rituali del nostro format interviste: associa ad ogni brano di “Di questo e d’altri amori” un cocktail!

Lo faccio con la birra, perché io i cocktail poco li sopporto:

Nordest – Una rossa.

Vabeh – Una blanche.

TG – una bella peroni ghiacciata (alta carpenteria). 

Quest’estate, qualche concerto sei riuscito a farlo. Ma qual è stato il primo concerto a cui hai assistito dalla riapertura, e quale il prossimo a cui assisterai?

Purtroppo non ho ancora visto nessun concerto per mancanza di tempo. Ma provvederò quanto prima.

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