Interview: Biba

Lo scorso 1 ottobre è stato pubblicato per Romolo Dischi un nuovo capitolo musicale firmato Biba (all’anagrafe Benedetta Barone) dal titolo Le cose che non mi dici, un pezzo dalle sonorità squisitamente elettroniche a cui si contrappone la trasparenza di testi prettamente cantautorali. Dura, viscerale, passionale e sensibile, con il suo ultimo singolo Biba ci regala la possibilità di urlare insieme a lei tutte quelle parole che spesso rimangono incastrate in fondo alla gola sul finire di una relazione.

Noi di Indie-Roccia abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lei per saperne qualcosa di più sul suo percorso artistico.

Ciao Biba e benvenuta su Indie-Roccia. Per rompere il ghiaccio cominciamo dalle presentazioni: chi è Biba e in che modo convive con Benedetta?

Ciao Indie – Roccia! Ci convive bene, da quando è piccola. Biba è Benedetta. Non c’è scissione quasi mai. È il modo in cui mi hanno sempre chiamato i miei, e rappresenta a pieno le mie molteplici personalità.

Sappiamo che, quando hai iniziato a suonare la chitarra, il tuo sogno era quello di diventare una “rockstar tipo quelle degli anni Novanta”. Cosa rappresentano per te quegli anni?

A livello musicale, in maniera forse anche idilliaca, sono gli anni in cui “ce la potevi fare” con questo maledetto sogno della musica. Non che adesso non ce la si possa fare ma è tutto estremamente complicato, lungo, il che non vuol dire brutto attenzione. Comunque negli anni Novanta c’era il rock vero, questa è la grande differenza con oggi. Ma il rock come attitude in generale.

Parliamo invece del tuo background musicale: qual è stata la tua formazione e quali sono gli artisti che ti hanno influenzata maggiormente?

Ho iniziato a studiare chitarra a 14 anni, prima da autodidatta poi studiando con un insegnante. Così ho seguito il flusso, ho iniziato a scrivere, a cantare, e quindi a studiare canto. E poi ho suonato e basta, tanto e un po’ ovunque. Sono tanti gli artisti che hanno influenzato la mia musica, amo ascoltare tante cose soprattutto differenti tra loro. Tra i miei preferiti ricordo sempre, un po’ a tutti: Carmen Consoli, Verdena, Bluvertigo, Subsonica, Motta…

Come nasce un brano di Biba? Preferisci partire dai testi, dalla melodia… insomma, qual è il tuo modus operandi?

La domanda che si fa sempre ad un cantautore. La mia risposta è: boo, dipende. Non ho nessuno schema fisso, nessuna regola. Può capitare che mi appunto una parola o una frase, oppure che ho la chitarra sottomano esce un giro di accordi, suono per un po’ e poi ci scrivo su.

A chi è consiglieresti, in particolare, l’ascolto di Le cose che non mi dici? Qual è il tuo target di riferimento?

A chi non ha ancora capito come affrontare alcune situazioni, per fargli capire che in realtà è tutto normale e non avere risposte alla fine non è sempre sbagliato.

“Le cose che non ti dico sono in fondo al bicchiere. Le cose che non ti dico ti faranno star bene”. Hai voglia di dirle adesso quelle cose?

Sì. Ho voglia di dire che in alcune situazioni dovremmo volerci un po’ più bene, capendo che non sempre vale la pena di lottare per qualcosa o soprattutto per qualcuno. Ma io ho la testa dura, e ci provo sempre. Solo che il muro è duro e me lo ricordo a fine corsa.

Cosa ne pensi dell’attuale scena musicale italiana? Quali sono i pro e i contro di essere una giovane cantautrice emergente nel 2020?

Mi piace, non tutto sia chiaro. Ci sono diversi progetti che la rendono molto interessante. Il vero problema è la quantità. Troppa improvvisazione, troppa superficialità. Oggi tutti si sentono capaci, manca una “selezione naturale” dei prodotti musicali: è tutto accettabile, va tutto bene, chiunque lo può fare, tanto “che ci vuole”? E per me, quantità non fa rima con qualità. Quindi ti trovi a nuotare in un oceano pieno di pesci, se ti notano bene, se caschi nella rete giusta ancor meglio. Altrimenti rimani un pescetto, senza dubbio felice di ciò che porti avanti ma pur sempre uno dei tanti.

Ci dai qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti musicali?

Certo, usciranno altri singoli che cercheranno di anticipare tutto il lavoro in studio. Aprirò il nuovo anno con un disco, il mio primo disco.

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