Interview – BabyGrand Project
Con “Undefined”, BabyGrand Project debutta ufficialmente sulle piattaforme digitali, ma lo fa con un brano che arriva da lontano, nato anni prima e maturato nel tempo. Un esordio atipico, che rifugge l’urgenza della pubblicazione immediata e mette al centro l’ascolto, l’istinto e la coerenza artistica. Il progetto solista di Davide Cassaniti si inserisce nella scena indipendente con un’identità già riconoscibile e consapevole.
“Undefined” è un debutto che nasce da un’idea molto lontana nel tempo. Quanto conta per te il concetto di attesa nella musica?
L’attesa per me è un elemento essenziale. Sebbene le idee più valide e la struttura portante di un brano emergano spesso d’istinto, sento la necessità di lasciarle decantare affinché possano maturare. Il tempo funge da catalizzatore: mi permette di distaccarmi dall’intuizione iniziale e riascoltare il tutto con una lucidità diversa, capendo se un pezzo ha la forza di resistere o se era solo l’euforia di un momento.
Hai mai sentito la pressione di dover pubblicare prima o hai sempre preferito aspettare il momento giusto?
Come musicista indipendente ho la fortuna di potermi prendere il giusto tempo prima di espormi con un progetto. Sebbene una certa pressione possa essere utile per dettare i ritmi ed evitare di perdersi nei meandri esistenziali, artisticamente mi sento vicino alla metafora del vino: deve riposare nella botte e respirare prima che arrivi il momento giusto per l’imbottigliamento.
Ti senti più vicino a un’idea di indipendenza artistica o di appartenenza a una scena?
Credo che le due cose possano convivere. L’indipendenza è il valore che mi permette di restare fedele alla mia identità, ma le influenze musicali sono il bagaglio imprescindibile da cui provengo. Nel mio caso, il rock britannico rappresenta l’ossatura della mia formazione: la ricerca sperimentale dei Beatles, le atmosfere dei Radiohead, l’orecchiabilità degli Oasis, per citarne alcuni, sono radici che spero emergano nella mia musica, seppur rielaborate in chiave personale.
Che cosa può raccontare di te “Undefined” a chi ti ascolta per la prima volta?
“Undefined” racconta la magia e l’imprevedibilità del processo creativo. È il momento in cui ho deciso di fidarmi dell’istinto, lasciando che fosse la musica stessa a guidarmi. È un ritorno alle origini, alle sonorità che mi hanno fatto innamorare della musica da bambino, ma filtrate attraverso un’ottica moderna e consapevole. Il testo affronta una crisi individuale, quella di chi si ritrova in una realtà che non gli appartiene e in cui rischia di smarrirsi. È un brano aperto, liberamente interpretabile: mi piace l’idea che ogni ascoltatore possa trovarci un pezzo della propria storia.
Questo brano segna l’apertura di un percorso. Cosa possiamo aspettarci da qui in avanti?
Rappresenta una svolta decisiva. Da un lato lo vivo come la chiusura di un cerchio, un ritorno all’essenza; dall’altro è l’inizio di un percorso molto più a fuoco. Negli anni ho accumulato diverso materiale, a volte dimenticato persino su vecchie cassette. È arrivato il momento di riaprire quegli armadi in soffitta e scoprire cosa hanno da raccontare.


