Interview – Aura Q

Gli Aura Q emergono come un duo che fonde sensibilità artistiche differenti in un progetto musicale originale e spontaneo. In questa intervista raccontano il momento in cui hanno capito di poter creare insieme, le influenze musicali inaspettate, e come trovano equilibrio nel processo creativo senza ruoli rigidi. Il duo esplora anche il valore delle differenze di età e background, il modo in cui affrontano eventuali divergenze artistiche e l’importanza dell’amicizia nel rendere solido un progetto condiviso, mostrando come la connessione personale e quella musicale si intreccino armoniosamente.


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1. Vi ricordate il momento esatto in cui vi siete conosciuti? C’è stato un episodio, una prova o una chiacchierata in particolare che vi ha fatto capire che insieme potevate diventare gli Aura Q?

CI siamo conosciuti nel 2023 durante la realizzazione di un progetto chiamato “Sacrale”. Già all’epoca ci siamo subito trovati bene a lavorare insieme. Ma solamente nel 2024, quando abbiamo affrontato un viaggio di lavoro in Spagna, ci siamo accorti che musicalmente eravamo molto affini e che poteva nascere qualcosa di bello dall’unione delle nostre sensibilità artistiche e delle nostre esperienze. Abbiamo background culturali e musicali tanto differenti quanto complementari.

2. Ci sono delle influenze musicali che, ascoltandovi, non riusciremmo mai ad immaginare?

Jacopo: Personalmente sono uno studioso di musica a tutto tondo e non faccio troppe distinzioni di generi quando mi approccio alla ricerca e alla sperimentazione artistica. Ad esempio, uno degli ultimi lavori che stiamo scrivendo io e Marco, attinge da alcune danze della tradizione popolare marchigiana. Quindi non mi pongo nessuna limitazione e mi lascio ispirare da qualsiasi genere. Io credo che non ci sia una reale distinzione tra un genere “brutto” o un genere “bello”, ma solo tra musica “brutta” e musica “bella”.

Marco: Sono nato in un paesino di poco più di 1000 anime e da piccolo il mio primo incontro “devastante” con la musica è stato con la banda che suonava una marcia funebre alla processione di Pasqua. Avevo circa quattro anni e mia madre mi teneva in piedi sul davanzale della finestra affinché io guardassi. Quell’immagine delle persone che cantavano litanie e il suono cadenzato della banda sono senza dubbio il nocciolo intorno al quale ho costruito il resto. Quando frequentavo le elementari l’unico posto per suonare era l’organo della chiesa e spesso mi introfolavo là dentro per suonarlo di nascosto. Quando mi beccò il prete lo disse a mio padre che invece di rimproverarmi mi iscrisse a una scuola di musica. Credo che molte delle sonorità che amo vengono da quei suoni e da quell’atmosfera silenziosa.

3. Lavorare in una band significa trovare continuamente un equilibrio: come si costruisce il vostro? Avete ruoli ben definiti o lasciate che le canzoni decidano di volta in volta chi guida il processo creativo?

Il processo creativo è sempre molto fluido e vario, non abbiamo mai definito ruoli e non ci siamo mai posti limiti nella creazione.

4. Le differenze di età e di background musicale possono essere una ricchezza, ma anche una sfida. Nel vostro caso, in che modo queste differenze entrano nel suono e nelle scelte artistiche? Ci sono mai stati scontri “generazionali” in studio o in sala prove?

Personalmente penso che, quando si tratta di musica, l’età o il background sono abbastanza irrilevanti. Quello che conta è avere una certa affinità artistica e perseguire lo stesso obiettivo.

5. Quando emergono visioni diverse su un arrangiamento o su un testo, come risolvete il conflitto? Siete più istintivi o più razionali nelle decisioni finali?

Siamo assolutamente più istintivi.

6. Guardandovi oggi, pensate che il vostro legame sia più musicale o più umano? E quanto conta l’amicizia (o la sua assenza) nel far funzionare davvero un progetto come gli Aura Q?

Il valore dell’amicizia è sempre prezioso, di sicuro è una marcia in più e crea un circolo virtuoso tra l’aspetto lavorativo e quello umano.

7. Quale domanda avremmo assolutamente dovuto farvi e non vi abbiamo fatto? E quale invece la risposta?

Bastano queste per ora.

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