Repubblica Indipendente di Lu @ Parco Comunale, Lu Monferrato (AL)

Che le colline del Monferrato facciano godere a chi le visita un paesaggio di grande fascino non devo certo essere io a dirlo. La stessa cosa vale per la qualità dell’offerta enogastronomica che può vantare questo territorio. Probabilmente il fatto che ci siano anche diversi birrifici eccellenti è un po’ meno noto, quindi sappiate che chi va a passare un weekend da quelle parti ha anche l’opzione di bere birra di altissimo livello, come se non bastasse il resto. Nella Repubblica Indipendente di Lu, tutte queste cose sono raccolte in pochi metri quadri e a esse si aggiunge un’intensa e valida lineup di gruppi musicali e una fortissima sensazione di calore umano che pervade per tutto il tempo della permanenza chi decide di varcare la soglia della location posta nel parco comunale. Tutto questo a soli 5 euro di ingresso.

paese

Si entra e si gode subito di una veduta collinare bellissima. La venue stessa è su una collinetta e prima di camminare per i pochi metri di salita che separano l’ingresso dall’area principale, è possibile curiosare e acquistare tra i banchetti che vendono magliette e quadri, tutti ben fatti. Si sale e ci si trova il palco al centro e ai lati ci sono il bere e il mangiare. Vini provenienti dalla cantina sociale del paese, birre di uno dei suddetti birrifici artigianali della zona e cibo semplicemente buonissimo. Agnolotti, hamburger di fassona, arrosticini, panini gourmet, pizza e dolci alla nocciola rappresentano il paradiso dei sensi. Ho provato quasi tutto il menu in queste due serate e la qualità è sempre stata buona o ottima e soprattutto si aveva sempre la sensazione di mangiare e bere qualcosa fatta con il cuore. Lo stesso cuore che hanno gli organizzatori nel mettere insieme tanti gruppi musicali diversi tra loro, sia come popolarità che come stile, ma accomunati da un atteggiamento ruspante, genuino, autentico.

Tutti i 15 gruppi che hanno suonato qui lo fanno perché ce l’hanno dentro, è evidente. Poi c’è quello più bravo e quello meno bravo, c’è quel cantante che deve migliorare, quegli altri che devono cercare un po’ più di varietà tra una canzone e l’altra, quelli che bravi sì ma proprio quel genere non mi piace. Il fatto è che nessuna di queste 15 band si è tenuta sotto un livello soddisfacente e soprattutto, come dicevo, ha lasciato trasparire grande passione nel fare quello che stava facendo. Non è facile dover contenere i costi e tenere un livello qualitativo così alto, ci si riesce perché evidentemente c’è passione nell’ascoltare musica e c’è anche la capacità di chiamare non solo dei bravi musicisti, ma anche delle belle persone.

Così come non dirò cosa mi è piaciuto di più o di meno del menù, farò la stessa cosa con le band, tanto mi sono piaciuti tutti, e per quelli che non mi sono piaciuti era un problema di gusto musicale mio, non certo di abilità loro. Descriverò, quindi, molto brevemente i singoli gruppi: venerdì siamo partiti con l’indie pop-rock degli Yellow Traffic Light, abbiamo proseguito con le contaminazioni elettroniche dei Nova Lumen, siamo passati al rock cupo, denso e rabbioso dei Gluts, abbiamo ascoltato il crossover tra pop e black music dei Flo(o)r, ci siamo fatti avvolgere dalla proposta strumentale tra melodie e improvvisazioni dei Mamasuya e prima dei Thegiornalisti ci siamo goduti lo spensierato pop-rock dei Sadside Project. Sabato abbiamo iniziato con il rock potente e corale degli Anno Senza Estate, abbiamo ballato sull’indie-pop ritmato dei Castillos che a me hanno ricordato i primi Trabant, siamo tornati alla rabbia rock con gli Iceberg, abbiamo mantenuto il suono elettrico ma con più rotondità e varietà grazie agli Albedo, ci siamo immersi nella martellante elettronica strumentale dei Fabulous Beard, ci siamo fatti trasportare dalla proposta impossibile da catalogare dei Le Capre A Sonagli e lo show finale dei Fast Animals And Slow Kids è stato perfettamente introdotto dallo stoner-rock dei Sula Ventrebianco.

thegiornalisti

Probabilmente chi legge è curioso di sapere come se la sono cavata i due headliner. I Thegiornalisti non sono mai stati una macchina da live, né probabilmente mai lo saranno, però il miglioramento dall’inizio di questo tour è evidente e ora il set è molto più suonato e tecnicamente interessante, poi ovviamente le canzoni sono talmente belle che ci si diverte comunque. I FASK invece si esprimono sempre al meglio sul palco e anche se suonano tantissimo hanno ancora una voglia da ragazzini, cosa che fa sì che tutto il pubblico li adori incondizionatamente.

In Italia ci sono tanti problemi, sia nel campo musicale che in quelli ben più importanti, ma abbiamo delle risorse per le quali possiamo continuare a essere orgogliosi. A Lu Monferrato, in questo primo weekend di settembre, erano tutte lì, a portata di mano. Mi sembra un motivo sufficiente per non saltare mai più un’edizione di questo evento fantastico.

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