Caron Dimonio @Freakout, Bologna

Prosegue il tour di presentazione di Solaris (Atavic Records, 2016), che ha visto i Caron Dimonio in giro per l’Italia e all’estero. Oggi il duo si esibisce al Freakout di Bologna, la loro città. Ma la serata si prospetta interessante anche per la presenza di altri due gruppi, Nevica Noise e European Ghost.

Sono da poco passate le 23 ed il primo a salire sul palco è Nevica Noise, nuovo progetto di Gianluca Lo Presti, già Nevica su Quattropuntozero, nonché produttore degli stessi Caron Dimonio (oltre che di diverse band della scena alternativa italiana). Stasera presenta in anteprima tre pezzi del suo nuovo disco, la cui uscita è prevista per il prossimo autunno. Ad accompagnarlo alla batteria eccezionalmente c’è Alessandro Antolini. L’elettronica di Nevica è estremamente coinvolgente, una sordida anestesia che scatena un piacere danzereccio e malato; movimenti fluidi e scivolosi e al contempo viaggi introspettivi infiniti. Un labirinto sonoro tortuoso in cui perdersi e non ritrovarsi.

Pochi minuti di pausa ed è il turno di European Ghost, gruppo formato da Cristiano Biondo (voce), Mario d’Anelli (già Black Veils alla chitarra e synth) e Giuseppe Taibi (già Two Moons alla drum machine, synth, basso). La band suona in anteprima il loro debut album, che uscirà a maggio per la Unknown pleasures Records, etichetta francese. Intrigante e seducente è il sound di European Ghost, un’ottima formula musicale tra post punk, dark wave ed elettronica, capace di creare atmosfere lugubri e opprimenti a tinte scurissime, merito anche della particolare voce di Cristiano che dona un’enfasi melodrammatica al tutto.

A questo punto il locale è davvero pieno. E’ arrivato il turno dei Caron Dimonio.

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Un palco spoglio e grezzo con le sole luci fa da cornice a quella che sarà una performance estremamente penetrante ed energica.

Si parte con Siamo sassi. Il suo ritmo è quasi onirico; chitarra graffiante, basso pulsante rimangono sullo sfondo per lasciare maggior spazio alla voce, che giunge come in bilico tra dolore e tristezza. Con questo primo pezzo il pubblico viene trascinato in uno stato di trance elettronico. Seguono Salto nel Blu e E’ un mare.

Veniamo così trascinati nell’universo musicale dei Caron Dimonio, in cui regna il piacere della ricerca e dell’invenzione, dell’amarezza e della disillusione. Si, perché dietro l’estetica minimalista (marchio di fabbrica del duo bolognese), Giuseppe Lo Bue, mente dei Caron, ha saputo unire la poesia del songwriter più introspettivo alla nevrosi della musica elettronica, riuscendo a creare uno stile del tutto personale ed individuale. “Architetto” di suoni “artificiali”, riesce ad esprime dal vivo come su disco il suo cinismo ed ironia nei confronti della vita. Il tutto è impreziosito dal magnifico basso di Filippo Scalzo, che conferisce venature nervose all’acido suono elettrico di Giuseppe.

Dal vivo, i Caron sono carichissimi, pura energia assolutamente contagiosa. Anzi, quello a cui si assiste è uno scambio, un dare – avere reciproco tra il duo e gli spettatori: Filippo al basso è adrenalinico e non riesce a star fermo, Giuseppe appare sarcastico ed irriverente. Questo è ciò che ci restituiscono i Caron Dimonio: stile, disinvoltura, ironia. Davvero una grande presenza scenica.

Il live prosegue con Monolito e La morte è il mercoledì, brani tratti dal primo disco Gestalt.

Un piccolo problema tecnico impedisce Nuit sans fin, pezzo cantato da Chris Rainer: “E’ il bello della diretta!” scherza Giuseppe e si recupera alla grande.

Le atmosfere wave ed elettroniche della prima parte del live si dissolvono pian piano per lasciare spazio ad orizzonti più indie e punkeggianti, con La noia che abbiamo di noi, Nell’ora triste, Dentro il buco, in cui i Caron si avvalgono della batteria di Emilio Pugliese (così come avvenuto nel disco). Con i suoni elettrici e martellanti di Imago Mortis i Caron Dimonio salutano i presenti, ma solo per pochi istanti. E’ il momento del bis e del ritorno al passato con I ricordi, Nel tempo fuori tempo, La cura preferita.

Nel tempo fuori tempo” cantano i Caron Dimonio, e in effetti la sensazione è quella di aver vissuto in un’altra dimensione. Del resto, è proprio quello che la musica dovrebbe fare: condurci in luoghi lontani, fuori dal tempo e dallo spazio; proprio ciò che è successo questa sera così musicalmente lunga ed intensa.

 

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