Movimento Artistico Pesante – Movimento Artistico Pesante

GENERE: post-rock, instrumental noise-rock.PROTAGONISTI: Gianmaria Gobbetti (sintetizzatore e chitarra), Thomas Cordioli (batteria), Valentino Torresendi (chitarra e synth).

SEGNI PARTICOLARI: l’inizio dell’attività  musicale del Movimento Artistico Pesante risale al 2009, molteplici e svariate sono state le collaborazioni da parte di ognuno dei componenti della band in progetti antecedenti grazie alle quali hanno incominciato a fare della musica più che una semplice passione. Ci troviamo dinanzi al primo Ep effettivo del trio veronese (dopo un demo di otto brani dal titolo Ahml del 2011 registrato presso la LordWinni Records), uno di quei casi in cui, come si dice, chi ben comincia è a metà  dell’opera.

INGREDIENTI: è una chitarra ad aprire le danze, una di quelle che dalle proprie corde lascia trapelare quello che aspetta a chi si addentra nel mondo del Movimento Artistico Pesante. Di tale brano che dà  il benvenuto, “˜Bardolino‘, ci si innamora con facilità , cinque minuti di post-rock tiratissimo e dalla potenza strabiliante in cui le distorsioni e gli improvvisi rallentamenti ne rappresentano le caratteristiche predominanti in egual misura. “˜Baikonur‘, invece, placa gli animi infuocati di chi ha gustato per bene l’intro del disco, la melodiosità  della chitarra d’apertura fa emergere tutta la bellezza del genere in questione; è uno tra i diversi brani che richiama l’allusione stilistica più evidente, quella con i Mogwai più recenti. Man mano che si prosegue all’ascolto, ci si rende conto del fatto che si tratta di un album che non annoia, anzi, non smette di stupire. “˜Disco Baldo‘ è il pezzo che colpisce in modo maggiore, è una piccola parentesi in cui si predilige più il sound sintetizzato che quello strumentale da cui ne viene fuori una simpatica canzone-da-intrattenimento (e di cui il riff di fondo viene riproposto nel minuto che compone “˜II‘, brano che segue, con un assolo di chitarra dalle forti venature melanconiche).

DENSITA’ DI QUALITA’: quando nasce una band è davvero difficile capire chi si ha di fronte, più che altro risulta complicato riuscire a definire se si tratta di uno di quei casi in cui se ne sentirà  parlare a lungo. Tantissimi sono gli esempi, non solo in Italia ovviamente, di gruppi che presentano quelle peculiarità  che fanno da chiave per accedere nei circuiti più rinomati e per sfondare nei suddetti. Come negare che nel caso del MAP sia esattamente questa la traiettoria, ogni cosa sembra essere al posto giusto nel trio veronese. Le oscillazioni continue tra la rumorosità  e l’eleganza e la tenacia con cui si approcciano e riproducono uno degli stili musicali più influenti e suggestivi degli ultimi anni, rappresentano la formula vincente di un album valido su ogni versante. Anche qui, come in ogni disco in salsa post-rock che si rispetti, non c’è possibilità  di “distrarsi” con i testi, l’obiettivo è quello di valorizzare all’inverosimile quello che due chitarre, una batteria e la stravaganza del sintetizzatore sono capaci di fare. E qui tale obiettivo riesce, eccome.

VELOCITA’: variegata, apprezzabile in ogni sua forma.

IL TESTO: i brani sono tutti strumentali.

LA DICHIARAZIONE: “ Io ho sempre ascoltato musica strumentale o che fa un uso “non tradizionale” della voce, per cui non riscontro una tendenza in questo senso. Forse si può avere quest’impressione perché in Italia è un approccio che si è sviluppato più di recente, mentre nel resto del mondo (in particolare U.S.A.) era presente già  da molto tempo. Per quanto riguarda il nostro progetto è stata una scelta programmata sin dall’inizio che si è confermata nel tempo; ogni tentativo di accostare una linea vocale alla nostra musica non ci ha mai soddisfatto pienamente. Per il futuro non ci sentiamo di escludere niente.” da musictraks.com

UN ASSAGGIO ‘Baikonur’

IL SITO: Facebook – Movimento Artistico Pesante

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