Jules Not Jude-The Miracle Foundation

GENERE: indie/brit pop, psichedelico.

PROTAGONISTI: Simone Ferrari (voce, chitarra); Andrea Buffoli (chitarra); Mauro Parolini (basso); Daniel Pasotti (batteria). Con la partecipazione speciale di Enzo Moretto (A Toys Orchestra) in ‘Raise The Hood’.

SEGNI PARTICOLARI: nati nel 2008 da un’idea di Simone Ferrari e Mirza Sahman negli anni hanno conosciuto alcuni cambi di line up. Nel 2009 la formazione si allarga a quattro con Parolini e Pasotti. Quest’ultimo sempre nel 2009 ha sostituito la batterista Marzia Savoldi dopo un’esperienza di pochi mesi. L’arrivo di Buffoli per Sahman è successivo al primo album ‘All apples are red, except for those which are not red’. A fronte di tutto ciò, quello che stupisce è la coesione dei vari elementi e la maestria con cui ognuno nella band fornisce il supporto nei tempi e modi corretti.

INGREDIENTI: un album asciutto, composto da otto tracce. Il titolo ‘The Miracle Foundation’ è ispirato al nome di un’associazione statunitense che si occupa di orfani in India. Il titolo si presta a diverse chiavi di lettura che vanno dalle esperienze personali di questi ragazzi ai sentimenti più universali che può provare una persona che cresce orfana e abbandonata. Rispetto al precedente lavoro si avvertono minori echi di beatlesiana memoria. Questo non vuol dire che siano scomparsi. L’accostamento per assonanze al quartetto di Liverpool è ancora massiccio. Aumentano le sfumature in toni psichedelici e rock che impreziosiscono un lavoro importante svolto in fase di mastering da Jon Astley noto produttore britannico già  con Who, Eric Clapton e George Harrison.

DENSITA’ DI QUALITA’: il brano di apertura ‘Perfect Pop Song‘ è un pezzo semplice e orecchiabile. E’ la risposta ironica a chi pensa che scrivere una canzone di pop e avere successo sia facile. Potreste criticarla per il suo essere ruffiana, ma non potrete fare a meno di farla vostra e cantarla. ‘Raise The Hood (feat. Enzo Moretto – A Toys Orchestra)’ si colloca su ritmi più frenetici. E’ una provocazione verso chi fa dell’approccio clubbing del ballo di massa un’ossessione. ‘Orphan‘ riprende le tematiche del titolo dell’album: è un discorso ampio legato ai cosiddetti “orfani sociali”, quei bambini che vivono in istituto ma che non hanno per forza perso i genitori perchÀ deceduti. Infatti, sempre più spesso a tali genitori viene tolta la patria potestà  per via dell’alcolismo o delle droghe, della miseria, di una malattia o per trascuratezza, abuso, o per problemi con la legge. Occorre avere le spalle larghe per reggere queste situazioni. ‘Martha‘ si sposa molto bene con ‘Perfect Pop Song‘, il volume cresce poco alla volta con delicatezza. Si fa dolce e caldo il racconto di una storia che non ha un epilogo felice ma che rapisce per intensità  e bellezza melodica. E’ questa una dimensione in cui i JnJ appaiono convincenti.

Waiting For A Lover – When Your Lover Is Another‘ è un trattato sulla vita di coppia che sembra a prima vista autoreferenziale. In realtà  è talmente diretto il messaggio da sembrare il consiglio del nostro più caro amico che ci esorta a capire che si può stare bene senza necessariamente essere impegnati in una coppia. Se chi rapisce il nostro cuore non è una donna, ma una passione o una velleità , perchÀ non provare ad andare fino in fondo? ‘Hazel‘ merita una menzione a parte: al primo ascolto si ha la sensazione di un viaggio nel tempo all’epoca di ‘The Joshua Tree’ degli U2 per riportare ai giorni nostri quel periodo e renderlo attuale e comprensibile. Il taglio netto che ha questo pezzo rispetto agli altri presenti nel disco è dovuto al fatto che Pier Ballarin, in veste di produttore, ha trovato una soluzione e uno sbocco alla canzone che la band, nonostante un lungo periodo di prove in sala, non era riuscita a trovare. Forse non era questo l’intento, ma l’accostamento a grandi band internazionali ascoltando i ragazzi bresciani è immediato e legato alle esperienze e alle sensazioni su cui l’ascoltatore è lasciato piacevolmente sognare. Il viaggio prosegue e diviene un’onda leggera che culla e trasporta in ‘Loons‘. E’ il solo Ferrari con chitarra, voce e qualche effetto a regalare queste sensazioni. La chiusura è affidata a ‘The Past‘. Qui le musiche sembrano lasciare il vecchio continente per approdare negli States con l’iniziale piano e gli arpeggi di chitarra, mentre i cori rimandano ancora verso il british. E’ un pezzo di passaggio, il più datato di questo album, scritto inizialmente con Mirza Sahman è stato in seguito ripreso e rivisto. Non rinnegano il passato i JnJ. Voglio fare tesoro delle esperienze per crescere e migliorare in questo finale che lascia aperte le porte a varie soluzioni per il futuro.

VELOCITA’: album che scorre via velocemente e lascia un gradevole sapore british.

IL TESTO: “My skin is black but I come from east / just can you see this ugly ugly scar on my lower lip? / for me life is simple / I have nothing else to lose / “change”? I am the only one who can choose” da ‘Orphan

LA DICHIARAZIONE: “Per quanto la situazione in Italia sia pessima, noi vorremmo suonare, suonare tanto: la mentalità  è proprio quella di prendere il furgone, girare e suonare. E poi vorremmo che The Miracle Foundation venga ascoltato tanto e abbia un ritorno differente dal disco precedente. Qui da noi se canti in inglese e vuoi avere un ritorno devi fare sculettare: o la gente si innamora del tuo pezzo perchÀ ne capisce il significato oppure perchÀ ti fa ballare… In Italia abbiamo bisogno di sentire raccontare delle storie, ne sono la prova la nostra radicata tradizione cantautorale classica e quella attuale. Ma anche noi scriviamo testi ragionati e pensati per trasmettere qualcosa. Credo che il nostro paese musicalmente debba fare un passo avanti, a partire dalle stesse band, specialmente da quelle che dopo aver fatto tre date in Europa sembra che abbiano fatto chissà  che”¦” da un’intervista rilasciata a Indie-Roccia

UN ASSAGGIO: ‘Perfect Pop Song’

IL SITO: julesnotjude.com

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