Talking Bugs – Viewofanonsense
GENERE: indie folk
PROTAGONISTI: Alessandro Di Furio (voce, chitarra classica, sequencer), Fausto Ghini (chitarra classica, voce), Paolo Andrini (Contrabbasso), Youssef Ait Bouazza (Batteria, Percussioni).
SEGNI PARTICOLARI: band di formazione bolognese, i Talking Bugs arrivano all’album d’esordio sotto l’etichetta Lobster Art Collective. Uscito il 18 Novembre, ‘Viewofanonsense’ é stato anticipato dall’uscita, il 14 Ottobre, di un EP intitolato ‘Deep’, in free download.
INGREDIENTI: quello dei Talking Bugs é un progetto che racchiude nel folk numerose influenze di ampio respiro etnico, passando per spunti calibrati di elettronica minimale relativi alla parte ritmica. Il canto flebile e pacato, unito a melodie mai impetuose, si accosta benissimo a gruppi come Kings of Convenience ed Iron & Wine, ma é inserito in un insieme che conferisce al tutto un taglio più “mediterraneo”. Innegabili, ad esempio, gli spunti ispanici delle chitarre, che si destreggiano di tanto in tanto tra tango e flamenco, in un andamento latino che potrebbe benissimo ricordare il Sun Kil Moon di Admiral Fell Promises. I testi, cantati in lingua Inglese e affidati alla flebile voce di Alessandro Di Furio,in bilico tra i Balcani e il Medioriente, s’immergono in un mondo delicato e intimista.
DENSITA’ DI QUALITA’: l’intenzione di questi ragazzi é lodevole. Il lavoro é costruito bene, regge brano per brano il progetto, é interessante nelle sue molteplici influenze e regala viaggi in atmosfere lontane rendendole incredibilmente familiari. E così sembra a tratti di percorrere i vicoli assolati di qualche paesaggio del Sud, come accade nella riuscita ‘I don’t know why‘. La parte musicale non é mai trascurata e riesce a dare il meglio di sé quando l’andamento dei pezzi subisce variazioni, come accade in ‘Laika‘, forse l’episodio più riuscito dell’album. Quest’ultimo, insieme ai primi due brani, ‘The lovers‘ e ‘Consequences of your sound‘ rimane più impresso dei successivi ad un primo ascolto. Da un lato questo é da imputare ai testi intimisti ed alle caratteristiche musicali che contribuiscono a rendere i pezzi buoni singoli. Dall’altro lato é dovuto a quello che forse é un leggero difetto dell’intero lavoro e cioé la mancanza di significativi cambi di ritmo. Questo fattore non é trascurabile nella misura in cui può essere motivo di stanchezza per l’ascoltatore e mettere poco in risalto pezzi decisamente molto interessanti come il conclusivo e intenso ‘Broken Sword‘. La domanda é se un difetto come questo possa pregiudicare la riuscita dell’intero progetto. La risposta che si fornisce in questa sede é negativa. Se ci si lascia trasportare pezzo dopo pezzo, infatti, si può solo apprezzare il tutto, tenendo presente la maestria che il gruppo dimostra nel costruire arrangiamenti, cosa non così scontata per un album d’esordio.
VELOCITA’: 8 brani scorrono pacatamente in 40 minuti.
IL TESTO: “Every kind of new destiny and tear/ time after time / becomes like worms/ sometimes I walk alone/ and time is now” da ‘My wounds‘
LA DICHIARAZIONE: “ ci piacerebbe che fossero visibili e percepibili le sensazioni che cerchiamo di trasmettere consapevoli che chi ascolta avrà percezioni tutte sue. Se chi ascolta il disco riuscisse a sentirsi rapito anche solo per pochi istanti, noi saremmo già molto contenti ” da un’intervista a ilfattoquotidiano.it
UN ASSAGGIO: Laika
IL SITO: facebook.com/thetalkingbugs

