The Sleeping Tree – Painless

GENERE: folk

PROTAGONISTI: la chitarra, il cembalo e la voce di Giulio Frausin, le tastiere di Filippo Buresta.

SEGNI PARTICOLARI: ‘Painless’ è il terzo lavoro firmato The Sleeping Tree, progetto solista di Giulio Frausin. Il poliedrico musicista friulano, già bassista nei Mellow Mood, sviluppa e perfeziona la linea propriamente folk/cantuautoriale di ‘Stories’ portando con sé anche la spiritualità che aveva caratterizzato alcuni testi dell’esordio ‘Leaves and Roots’. The Sleeping Tree è anche l’ultima new entry nel sempre più ricco e interessante roster de La Tempesta International che può vantare artisti come Green Like July, Aucan, Iori’s Eyes.

INGREDIENTI: chitarra acustica suonata volentieri in fingerpicking, percussioni mai aggressive. La formula sembra semplice. Ma la peculiarità di Giulio, se prima potevano essere le influenze di altri generi, in ‘Painless’ è la voce, più matura rispetto ai lavori precedenti. Attraverso una voce pulita arrivano meglio anche le immagini evocate dai testi, come l’immobilità delle ‘Southern Hills‘ o i dubbi aerei espressi in ‘Wings‘: due piccoli aiuti per rendere meno doloroso quel che ci circonda.

DENSITA’ DI QUALITA’: le canzoni più convincenti dell’album sono la dichiarazione spirituale ‘Jah Takes My Soul‘, piacevole nella parte strumentale nonostante il netto cambio tra strofa e ritornello, e la bella ‘Heart As a Ghost‘ coerente nel suo sviluppo e altrettanto efficace in quanto a ritmo. Preziosissima è anche la terza traccia: una versione del brano ‘Going Nowhere‘ di Elliott Smith, registrata per il Collettivo Vulcanophono nella compilation tributo all’artista statunitense, dal titolo ‘Everybody Cares Everybody Understands’ cui partecipano anche altri artisti della scena musicale italiana. La tastiera accompagna il dolce ricordo della Finlandia in ‘Sweet Of Helsinki‘ mentre sembra una lunga cartolina ‘Writing Back Home‘. L’atmosfera si fa più introspettiva e Giulio alias The Sleeping Tree non perde l’occasione per porsi qualche domanda esistenziale, nella già citata ‘Wings‘ tanto quanto in ‘His Father‘: there’s only one answer I’d love to know / are we running away? / will we make it through the gate? / will we run, run, run away?. Il finale, ‘Jah Guide‘, propone nella sua serena decisione una chiarissima risposta a tutte le suggestioni riportate fino a quel momento nel disco: and I say Jah is I guide.
‘Painless’ arriva come una calma riflessione sul male di vivere, un invito a trovare razionalmente alternative valide. Molto lucida come riflessione, forse eccessivamente calma.

VELOCITA’: dodici pezzi acustici che cullano per cinquanta minuti.

IL TESTO: ‘am I waiting or wasting my time? / am I wasting my time?‘ da ‘Wings

LA DICHIARAZIONE: ‘C’è tanta malinconia, ovvio, ma mi piace immaginarla più come una positività ragionata, mai frivola, che ci permette di trasformare le piccole avventure del quotidiano in stati di grazia interiore.‘ dal comunicato stampa dell’album

UN ASSAGGIO ‘Heart As a Ghost’

IL SITO: thesleepingtree.com

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