I Cani – Glamour
GENERE: electro-pop cantautorale
PROTAGONISTI: Niccolò Contessa é la mente e l’autore dietro al progetto. La produzione é stata curata da Enrico Fontanelli degli Offlaga Disco Pax e dagli stessi Cani, mixato da Giacomo Fiorenza e masterizzato da Andrea Suriani all’Alpha Dept.
SEGNI PARTICOLARI: nel 2011 ‘Il Sorprendente Album D’Esordio Dei Cani’ fu davvero..sorprendente. Uno sconosciuto cantautore romano che si era fatto largo – soprattutto via web – grazie alle proprie istantanee registrate in cameretta. Sul disco si scatenarono discussioni infinite, caratterizzate da prese di posizione piuttosto nette: odio o amore, bianco o nero, nuovo fenomeno della musica italiana o cazzata immane. ‘Glamour’ si porta dietro il peso di quell’ esordio e la necessità di dover per forza “dimostrare qualcosa”, specialmente che dietro l’hype e l’immaginario hip c’era e c’é tuttora la giusta sostanza compositiva.
INGREDIENTI: non ci si lasci ingannare dal brano che ha anticipato l’uscita di questo disco (‘Non c’é niente di twee’): il cambiamento c’é tutto, sia per quel che riguarda l’aspetto prettamente musicale, sia sotto l’aspetto dei testi. Fondamentalmente ‘Non c’é niente di twee’‘ rappresenta un ponte con ‘Il Sorprendente…’, con il suo ritornello appiccicoso, dal retrogusto amaro e l’approccio lo-fi. Attitudine questa messa quasi totalmente da parte nel nuovo lavoro e ‘Introduzione‘ chiarisce le cose sin dal principio: canzone costruita al piano, voce e melodie decisamente più pulite e prima frase chiave: “io voglio raccontare e che mi si racconti“. Perché quel che riesce meglio ai Cani, fin dal principio, é di raccontare storie e/o situazioni; ‘Glamour’ in quest’ottica segna la svolta dal punto di vista della prospettiva: si passa dalle fotografie all’uso cosciente della prima persona singolare, dal distacco al coinvolgimento. Un’opera quasi di autoanalisi in certi frangenti, dalle autocitazioni (“di contare i dieci euro in cambio dei Long Island“ in ‘Storia di un impiegato‘), al rapportarsi con le dinamiche che l’improvviso e sempre relativo successo ha portato (‘Lexotan‘). E’ presente anche una specie di resa dei conti con il proprio passato adolescenziale in una inquieta ‘Corso Trieste‘ supportata dalle incisive chitarre dei Gazebo Penguins.
Synth sghembi ci introducono al cinismo di ‘Storia di un’artista‘, non rivolto alla storia di Piero Manzoni, ampiamente sviscerata nel testo, o al contesto civile dell’Italia benpensante in cui viveva, ma sfruttato per permettere, in due passaggi, una (auto?)critica all’ostentata e spesso solo apparente “superiorità intellettuale” di chi, pur mantenendo i benefici del nostro tempo, si identifica nostalgicamente in epoche mai vissute: “Ti festeggiamo ogni anno con mostre borghesi, con le foto profilo, con le tesi di laurea. Perché a noi piacciono i dischi, le foto, i registi, i marchingegni alla moda, le muse, gli artisti, Piero Ciampi, Bianciardi, Notorius B.I.G, Pasolini e Jay-Z“ // “e sentirci diversi, creativi, speciali, tutto tranne normali. Tutto, tranne normali“.
Non mancano però elementi di continuità , dati da soluzioni elettroniche che fanno parte ormai della grammatica dei Cani e servono a rendere dichiarazioni d’amore pure (‘come Vera Nabokov‘) meno stantie e più moderne. Il momento strumentale centrale – ‘Roma Sud/ Theme from Koh Samui‘ entrambe con la partecipazione di Cris X – é dilatato e offre uno stacco cinematografico che rallenta, forse eccessivamente, il ritmo del disco. Il ventaglio musicale di ‘Glamour’ é però decisamente più ampio e lambisce anche il cantautorato italiano classico (‘San Lorenzo‘) o la tradizione popolare (‘2033‘, ghost-track finale ft. Matteo Bordone).
DENSITA’ DI QUALITA’: il ragazzo sa scrivere: se l’esordio lo lasciava intuire con quegli scatti neorealisti, questo secondo album ce lo conferma pienamente. Sono pochi i cantautori che riescono ad associare testi di spessore a melodie che ti restano addosso così facilmente (viene in mente il Raina degli ultimi Amor Fou). Contessa sfrutta alcuni espedienti narrativi per fissare al meglio particolari momenti, primo fra tutti la ripetizione martellante dei versi (cosa che fa, in un contesto totalmente diverso, anche Emidio Clementi con i Massimo Volume). Nel suo personale percorso introspettivo, il citazionismo letterario-artistico- musicale dilagante viene utilizzato bene per rendere alcuni omaggi, De André e Federico Fiumani in ‘Storia di un impiegato‘ o l’esplicito riferimento ai Fine Before You Came nella sferzata electro-punk ‘FBYC (sfortuna)‘.
Non siamo qui a dirvi che ogni canzone é un capolavoro, dal punto di vista musicale non c’é niente di particolarmente nuovo sotto il sole e qualche passaggio meno incisivo non manca: però in generale i brani funzionano egregiamente nella loro accezione pop, ovvero come veicolo per assicurarsi che le liriche, il reale punto di forza, restino ben impresse in testa.
Esauritosi il fenomeno, scemato l’hype, dei Cani é rimasto in primo piano l’autore: di grande rilievo, su questo non c’é dubbio.
VELOCITA’: c’é più tempo per pensare rispetto all’esordio.
IL TESTO: “Ricorda che mi hai promesso di andare in giro con la pistola per difendermi, e di tagliarmi la carne da mangiare nel piatto, come Vera Nabokov da ‘come Vera Nabokov‘.
LA DICHIARAZIONE: “Volevo iniziare con un brano in cui si percepisse molto chiaramente che qualcosa é cambiato: nel linguaggio, nella batteria acustica, nella produzione con Enrico Fontanelli, nel rapporto con la canzone italiana, che ora é molto più pacificato“ dalla rubrica Disco Raccontato di dlso.it
UN ASSAGGIO Storia di un’artista
IL SITO: ICani La Band – Facebook

