Wildmen – Wildmen
SEGNI PARTICOLARI: ‘Wildmen‘ il primo Long Playing del duo romano, uscito il 14 marzo per l’etichetta Shit Music For Shit Peolpe. Questi ragazzacci con i baffi (si definiscono l’unione tra “Evil and Ugly”) dopo aver girato mezza Europa con un tour partito nel 2012, catturano l’attenzione con i singoli’I Spit On Your Graves’, ‘20.000$’ e con lo split ‘Drunkula’ realizzato in collaborazione con i Capputini “I Lignu”. L’album d’esordio è anticipato dal singolo ‘Haters Gonna Hate’, una vera bomba che impenna le aspettative per questo esordio.
INGREDIENTI: c’è il blues, gli occhiali da sole, il garage e le risse a Trastevere. Ma sopratutto c’è la sfacciataggine e la voglia di travolgere il pubblico. I Black Fag, tra i padri fondatori dell’ hardocore punk, se ne andavano in giro a disegnare il loro logo sui muri di L.A, con quello spirito ribelle e maleducato che si scontrava con un’America ricca e benpensante. Ritroviamo la stessa verve e la vena punk nei Wildmen, ai quali non manca neanche quella fragorosa voglia di sperimentazione. Lo scontro questa volta sembra spostarsi sul terreno di un’Italia chiusa al rock (“il rock è morto in Italia!” cit.) dove gli artisti, a differenza di altri Paesi, non hanno alcun genere di protezione o status privilegiato ma, al contrario, mille barriere da superare.
Torniamo qualche riga indietro per ribadire: poi c’è il blues. Quel blues che soffia da lontano, dalle rive del Missisipi fino ad arrivare al Tevere, dove incontra l’eco lontano dei The Kinks, il garage di Ty Segall fino al più moderno blues rock dei Black Keys. Il duo, imbevuto di questo ritmo e della tradizione garage ’60, lo risputa in un sound grezzo colorato di pop, alternative rock e una buona dose di psichedelia.
DENSITA’ DI QUALITA’: 11 canzoni che premono, sgomitano per liberarsi dal fisico ed essere suonate, e sudate, live. Il sound ’60 si risveglia con aggressione e violenza. ‘Haters Gonna Hate sa di sabbia texana e acidi. Scelta come singolo, è una canzone dirompente e selvaggia, con un sound che ricorda quello dei Black Rebel Motorcycle Club e i più scanzonati Black Lips. Poi arriva ‘D.R.U.N.K‘, pronta per essere cantata a squarciagola, con la testa che si agita: uno sguardo al soffitto e uno ai piedi. Riff veloce, testo ripetitivo e la bottiglia ancora in mano. Il manifesto di una serata sbronza. La quarta traccia ‘Zero Generation‘ sembra invece voler colmare quel vuoto lasciato dalla ‘Blank generation’ di Richard Hell. Il bianco si sporca di garage rock distorto, psichedelia e furore punk. Il disco prosegue rapido in questo viaggio allucinogeno e country, disseminato da brani potenti ad alti effetti collaterali. Prendiamo ad esempio ‘Crazy‘ e ‘Uh Uh‘, piccole pillole che ti obbligano a ballare tra surf’n’roll e garage-pop, mentre ‘Goin Away‘ e ‘20.000 $‘ riposano su una base più folk. Il rock’n’roll si sposa con il suono southern. La voce graffia su un terreno fatto di batteria, chitarra impeccabile e distorsioni improvvise. Un disco, in generale, dove tutto suona al posto giusto, con quell’atteggiamento sfacciato che risulta dannatamente attraente.
VELOCITA’: Un album incalzante, fatto di undici potenziali singoli. Ogni canzone tuttavia non si esaurisce da sé ma lascia il desiderio, quasi bisogno, di ascoltare la successiva e così, in una trentina di minuti, il disco brucia.
IL TESTO: ‘We are tigers in a cage, going nowhere…Just waiting to turn the page‘ da ‘Zero Generation‘.
LA DICHIARAZIONE: “Se la vostra musica fosse un film, quale film sarebbe?” Wildmen: “Sicuramente un porno amatoriale.” Intervista a Satellite Voice, 2012.
UN ASSAGGIO: ‘20.000$’
IL SITO: wildmenband.tumblr.com

