Suez – Illusion Of Growth
GENERE: rock-psichedelico/new wave/ post-punk
PROTAGONISTI: Gg Battaglia (synth e voce), Ivan Braghittoni ( chitarra,synth e voce), Manuel Valeriani (basso e voci), Marcello Nori ( batteria e voce)
SEGNI PARTICOLARI: secondo lavoro per la band di Cesena che a distanza di 3 anni dal full-length ‘Many people don’t realize’ torna con ‘Illusion Of Growth’, disco che può essere descritto con due parole chiave: irrequietudine e illusione. L’albummixato e masterizzato da Andrea Scardovi presenta una intensità di suoni (dal violino, al piano fino ai synth più aggressivi) che in parte si devono al contributo della violinista Elisa Semprini, il pianista Alex Grilli, il polistrumentista Chris Yan nonchè la band Stratten, Nicola Bagnoli e Alessandra Reggiani.
INGREDIENTI: i Suez sanno mescolare con abilità le sonorità più dissonanti, fatte di synth e chitarre stridenti ad suono più dolce, quasi lounge (come nell’ultima traccia, la più rillassata, ‘Anything‘) il tutto accompaganto da testi che danno forma a quello che già le melodie anticipano. Una voce irrequieta (che a tratti ricorda Serj Tankian) canta ,infatti, di sconfitte, delusioni e dell’incompiutezza della vita.
L’album parte piano con ‘10.000 years‘, una canzone distesa e rassegnata, un mix riuscito di atmosfere jazz e post rock. La capacità creativa dei Suez si mostra già dalla seconda traccia ‘Boop‘ dove la band é capace di sperimentare un nuovo tono, dalla voce calma e intensa si passa ad una più acida e urlata, e un nuovo ritmo che ricorda molto di più le atmosfere post punk e new wave alla Pere Ubu o XTC, per intenderci. Si arriva fino alla psichedelia con ‘Lighthouse‘ che irrompe con un’intensità emotiva, quasi teatrale, che coinvolge fino alle ultime parole, urlate fino allo sfinimento: “that’s what I am, that’s what I am“. Sonorità noise fanno capolino nella settima traccia ‘Things don’t change‘ dove digitalismi, folk e tormento si fondono alla perfezione. L’album però rimane coerente fino alla fine non cadendo mai nell’eccessivo. Come una parabola raggiunge il massimo della disperazione, fatto da suoni più distorti e acidi, nel mezzo per poi chiudersi (simetricamente alla prima traccia) con un ritmo più lento, scandito dal piano ed dala delicata voce femminile. ‘Anything‘ testimonia dunque la cura e l’attenzione dei Suez nel voler creare un album sperimentale, giocato su melodie oblique, ma equilibrato.
DENSITà€ DI QUALITà€: sicuramente c’è un grande lavoro dietro a questo album che riesce a coinvolgere a livello emotivo fin dalla prima canzone ‘10.000 years‘. Il bisogno comunicativo dei Suez si esprime in nove tracce che lamentano una generazione, la nostra, e le illusioni a cui siamo portati a credere (come appunto “l’illusione della crescita”). I testi tra ossessione e disperazione (angoscia folle in ‘Head Bang‘) rivelano la realtà , per quanto triste sia. Non c’è una meta per nessuno e “le cose non cambiano”. La terza traccia ‘Boys must cry‘ cambia il paradigma dei Cure per testimoniare ancora una volta quello che siamo veramente oggi: “ragazzi costretti a piangere”.
VELOCITà€: anche se diversa per ogni pezzo, il nodo di fondo è sempre un viaggio. Un accompagnamento verso qualcosa, forse un viaggio interiore, forse una presa di coscienza.
IL TESTO: “I have no time, I don’t want more time” da ‘10.000 years‘, racchiude perfettamente il senso di frustrazione e rassegnazione che fa da sfondo a tutto l’album.
UN ASSAGGIO: ‘Boop’
IL SITO: facebook.com/suezband

