Interview – Angelica del Nibbio

Con “Il confine della notte”, il nuovo singolo pubblicato da Angelica Del Nibbio, la cantautrice torna alle proprie radici per raccontare il rapporto con i luoghi, la famiglia e le tracce che il tempo lascia sulle persone e sui paesaggi. Al centro del brano c’è Il Casone, in Maremma, un luogo concreto e profondamente personale che diventa anche lo spazio in cui confrontarsi con la memoria e con quelle forme di appartenenza da cui non è sempre semplice prendere le distanze. Scritto in momenti diversi e completato a distanza di tempo, “Il confine della notte” nasce così dall’esigenza di dare forma a qualcosa che, forse, aveva bisogno proprio di essere attraversato e messo in parole. Abbiamo parlato con Angelica del suo percorso musicale, del rapporto con la scrittura e del significato che assumono oggi quei luoghi da cui tutto è partito.

  1. “Il confine della notte” nasce da un luogo molto concreto, Il Casone, ma nel brano quel luogo finisce per diventare quasi un paesaggio mentale. Quando hai iniziato a scriverlo, avevi già chiaro che stavi raccontando anche qualcosa che andava oltre la Maremma e la tua storia familiare, oppure è stato il significato del brano a emergere mentre lo scrivevi?

Ciao e Grazie per le domande!!

Volevo raccontare del legame con le mie radici, la mia famiglia e le forme pensiero comuni da cui è difficile staccarsi.

Chiaramente quel luogo ha avuto un ruolo cruciale ed è uno dei miei posti del cuore.

  1. Quali sono le tue influenze musicali? E quali in particolare ti hanno portato qui? C’è qualcosa che, ascoltandoti, non immagineremmo mai?

Sono cresciuta ascoltando Pop e cantautorato; negli ultimi anni mi sono avvicinata al Jazz e al Rock.

Non saprei, qualcosa che non immaginereste?

Adoro Missy Elliott

  1. Hai scritto il brano circa due anni fa, mentre la seconda strofa è arrivata solo dopo un intervallo di almeno un anno. Che cosa è cambiato, nel frattempo, nel tuo modo di guardare quella storia? E quanto è importante per te lasciare che una canzone rimanga incompleta finché non trovi le parole che senti davvero necessarie?

Si

Se non raccontano niente allora meglio non scriverle.

Ci sono già tante parole nel mondo.

  1. Nel raccontare Il Casone parli di un luogo che ti è sembrato per molto tempo “sospeso, perenne” e che improvvisamente hai visto trasformarsi, con le persone che se ne sono andate e la natura che ha ripreso spazio. Ti ha colpito di più la scomparsa di qualcosa o il fatto che anche un luogo che sembrava immutabile continui comunque a trasformarsi?

Direi la seconda opzione.

Quest’anno ho visto il luogo in cui mi ritrovavo con la mia comitiva ricoperto da frasche e edere; è stato molto impattante.

  1. Nella tua presentazione dici di scrivere spesso di getto, senza partire necessariamente da un messaggio preciso, e di accorgerti solo dopo che quello che hai scritto ha un senso. È successo così anche con “Il confine della notte”? Riascoltandolo oggi, c’è qualcosa che hai capito della tua relazione con la memoria o con quei luoghi proprio grazie alla canzone?

Mi è sicuramente servito per fare pace con alcuni aspetti della mia storia, alla fine scrivere e concludere dei progetti è anche terapeutico.

  1. Quale domanda avremmo assolutamente dovuto farti e invece non ti abbiamo fatto? Quale invece la risposta?

Ma dovremmo andare al Casone o Pitigliano?

Si, dormite al Casone e visitate Pitigliano!

Ciao!

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Testo e linea melodica: Angelica Del Nibbio 
Musica: Bernardo Dori e Antonio Nesi 
Mix: Antonio Nesi 

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