Interview – Giorgia Risso
Con “Zuccheri”, Giorgia Risso ci regala un brano elettropop che trasforma il fastidio quotidiano in qualcosa di lucido, ironico e perfino liberatorio. Il pezzo nasce da quella sensazione difficile da spiegare: il sentirsi mentalmente saturi, circondati da parole che riempiono l’aria senza lasciare davvero nulla. L’artista piemontese mette a fuoco una generazione che convive con il rumore costante delle opinioni, dei consigli non richiesti e delle persone convinte di avere sempre una risposta pronta. Ma dentro “Zuccheri” non c’è rabbia cieca, c’è anche osservazione, sarcasmo, autocontrollo.
Abbiamo parlato con lei del confine tra sensibilità e insofferenza, del bisogno di alleggerire il peso emotivo attraverso la scrittura e di come sia giunta alla definizione della sua particolare veste sonora.
“Zuccheri” sembra nascere da un accumulo emotivo molto preciso. Ricordi il momento in cui hai capito che quel fastidio doveva diventare una canzone?
Non credo ci sia stato un momento preciso. È stato un accumulo graduale di situazioni, conversazioni e sensazioni che tornavano continuamente; quando una sensazione continua a ripresentarsi nella stessa forma, per me finisce inevitabilmente per diventare musica.
Nel brano c’è un’ironia molto evidente, ma sotto si percepisce anche una certa stanchezza mentale. Quanto è stato importante trovare un equilibrio tra leggerezza e tensione?
Fondamentale. L’ironia è la mia chiave per raccontare qualcosa di pesante senza renderlo un lamento. Mi piace quando un brano riesce contemporaneamente a suscitare un sorriso e a lasciarti addosso una domanda. Credo che la leggerezza funzioni davvero quando sotto c’è una tensione autentica.
Musicalmente il singolo ha un’anima elettropop molto netta. È stato il vestito naturale del brano oppure hai sperimentato anche altre direzioni sonore?
Il brano è nato al pianoforte, come tutti i miei brani. L’ho presentato live in versione piano voce e credevo sarebbe stata la versione definitiva, fino al mio incontro con Federico (Mcallister) che ne è il produttore. Sono molto soddisfatta perché, dalla sua intuizione, “Zuccheri” ora ha un abito che non avevo mai preso in considerazione e che mi piace da impazzire.
C’è una frase di “Zuccheri” che senti particolarmente tua, quasi come se riassumesse il periodo che stai vivendo?
“Dimmi tu come si fa a respirare un repertorio di banalità”.
È probabilmente il verso chiave. Non perché pensi di avere grandi verità da raccontare, semplicemente a volte ho la sensazione di essere circondata da retorica e opinioni pre-confezionate.
Ultimamente hai iniziato a collaborare anche come co-autrice per altri progetti. Come cambia il tuo approccio alla scrittura quando scrivi per altri?
Quando scrivo per me, lascio che il flusso di pensieri mi trascini senza dare troppa importanza a forma e struttura. Quando scrivo per altri accade quasi l’opposto: ho imparato a partire proprio da queste ultime per poi dirigermi verso la sostanza. È un esercizio di immedesimazione molto interessante e formativo. Me l’ha insegnato Federico.
Se dovessi descrivere “Zuccheri” con un’immagine cinematografica, quale sarebbe?
Una sala gremita di gente che vorrebbe essere altrove ma che, per qualche motivo, deve far credere di essere felice del posto in cui si trova.
BIO:
Giorgia Risso ha 27 anni ed è nata e cresciuta nella provincia di Cuneo. Il suo approccio alla musica ha come protagonista il pianoforte, che suona dall’età di 8 anni. Solo successivamente arriva il canto, che contribuisce a forgiarla caratterialmente tramite numerose esibizioni su palchi di vari concorsi nazionali e internazionali. Fin da piccolissima coltiva anche la passione per il teatro e la scrittura.
Nel 2022 si trasferisce a Milano per studiare canto Pop-Rock al Conservatorio Giuseppe Verdi. La sua prima esperienza rilevante da cantautrice, però, è nel 2019, quando scrive il brano “Oasi Bugiarda”, classificandosi tra i semifinalisti di Area Sanremo. L’anno successivo, nel 2020, collabora alla colonna sonora del film “Codice Karim” per Lime Film e Rai Cinema. Nel 2021 contribuisce alla realizzazione dell’EP “Black Canvas”, i cui brani sono stati colonna sonora del film indipendente “Baby Doll”, di genere horror. Nel dicembre del 2022 partecipa all’Audiovisual Live Performance per la commemorazione di Pino Daniele alla Galleria Umberto I di Napoli, organizzato dalla Fondazione Pino Daniele insieme al Conservatorio G. Verdi di Milano. Nei primi mesi del 2023 lavora alle colonne sonore della puntata pilota della serie “La Fragilità Delle Membra”.
Nel 2024 pubblica il suo primo singolo “Tu Guardi”. Recentemente inizia a collaborare come co-autrice a progetti musicali per terzi.



