Asianoia – Carneplastica

Tra il bisogno di stare bene e quello di farsi male, la distanza si riduce fino a diventare impercettibile. Nella ripetizione quotidiana dei gesti, anche ciò che dovrebbe salvarci finisce per consumarci. In un presente che anestetizza e sovraespone allo stesso tempo, restare dentro la contraddizione diventa l’unica forma possibile di lucidità. “Carneplastica”, primo LP degli Asianoia, si muove esattamente in questo spazio: un disco che non cerca soluzioni, ma mantiene attiva una tensione che attraversa ogni brano. L’apertura con “Sangue x4” imposta subito il tono: una batteria essenziale, quasi organica, scandisce un battito che diventa ninnananna amara, mentre il mantra “ogni malattia ha una cura” suggerisce una promessa che non trova mai compimento. Da lì in poi, il disco costruisce un percorso che non procede per sviluppo lineare, ma per accumulo e ritorni, lasciando emergere uno stato costante di instabilità. Brani come “Raskolnikov” – il cui titolo richiama il protagonista di “Delitto e Castigo” – e “Per un’idea” mettono in scena due tensioni complementari: da una parte il bisogno di dare un senso alla propria esistenza, dall’altra l’incapacità di trovarlo. Nel primo, incalzante e nervoso, il desiderio di scegliere il proprio castigo diventa una forma di libertà paradossale; nel secondo, più raccolto, la scrittura si muove tra anestesia emotiva e necessità di credere, in un paesaggio fatto di provincia, farmaci e assenza di conflitto. Questa dialettica attraversa l’intero lavoro e si declina in forme diverse: l’intimità sospesa di “Caterina”, dove la perdita di emozione diventa protezione; la tensione collettiva di “Un Impostore” e “Nuova Fabbrica”, che spostano lo sguardo su dinamiche di potere, esposizione e adattamento; la dimensione relazionale di “Irene cura l’informale”, in cui l’amore si consuma lentamente nell’abitudine, lasciando come unica alternativa la possibilità di “bruciare”. Ne “Il punto preciso dove ti hanno accoltellato” il dolore viene reso concreto, localizzato, sottratto a ogni retorica, mentre “Pomeriggio Banale” mostra con particolare evidenza la capacità della band di costruire ambienti narrativi densi, restituendo il presente nella sua complessità senza semplificarlo. A chiudere, “Nascosto dalla luce” riporta tutto a una dimensione raccolta, dove la stanza diventa un rifugio ambiguo: uno spazio in cui il dolore resta fuori campo e il rimando al “domani” si trasforma in una forma minima di resistenza. Sul piano sonoro, gli Asianoia si muovono tra post-punk e canzone italiana, lavorando su strutture riconoscibili che vengono progressivamente messe sotto pressione. Le chitarre insistono più che aprire, le ritmiche trattengono più che accompagnare, contribuendo a mantenere i brani in una condizione di equilibrio precario. In sintesi, “Carneplastica” è un disco che tiene insieme opposti senza cercare di risolverli, costruendo una rappresentazione lucida e disturbante del presente. Un lavoro che non offre vie d’uscita, ma invita a restare dentro ciò che non funziona, osservandolo da vicino, fino a riconoscerlo come parte integrante di ciò che siamo.

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