Roccia Ruvida: Lara Letizia
Vedi che a chiedere prima di giudicare ci si salva la vita? E io che ascoltando un brano come “Io sola sarò” avevo subito pensato male, ecco che con dolcezza e serietà vengo messo spalle al muro da una ragione più che valida. Punto per Lara Letizia e palla al centro. Tira fuori dal cilindro 8 canzoni scritte dal padre (il noto autore Umberto Raffaelli) e ne fa un disco dal titolo “Odòs” che richiama tanto di generazioni passate, di anni di grande boom, di novità del pop main stream. Certo non mi passa dalla mente che il suono poteva esser meglio lavorato e sinceramente non so bene che ragione possa avere un disco simile… però ecco: forse una ragione ce l’ha e sono io a non capirla.
Devo dire che un disco simile mette a dura prova l’abitudine che viviamo oggi. Nessuna novità, nessuna particolarità, nessuna ricerca. Dunque se ti chiedessi il vero senso del disco?
Bah… non so! Direi che era semplicemente fare musica. Ci siamo detti: in questo momento dove la musica italiana sta creando orribili mostri degni degli abissi in cui è finita e, vedendo che anche quella europea non se la sta cavando meglio, ci siamo detti proviamo a riportare la semplicità del passato, senza arzigogoli melodici o di testo (e senza autotune, tranne l’ultima canzone, ma poi vi spiegherò) e vediamo che succede: sicuramente non faremo ed andremo peggio di ciò che abbiamo intorno! Ed, in effetti, sembra che non abbiamo sbagliato di troppo il tiro!
Capisco che i computer spianano la strada gratuitamente a tutti ma ti chiedo: non credi che un brano come “Io sola sarò” andasse lavorato meglio invece di lasciarlo come uno di quei brani da karaoke di paese?
È un tributo alla famosissima trasmissione che negli anni ‘90 ha portato il karaoke nelle piazze italiane, in quanto, ho sentito voci che la vogliano riproporre in alcuni palinsesti TV: così facendo ho la possibilità che una delle mie canzoni possa essere cantata in qualche puntata! In realtà, sembrerà un paradosso, ma è la canzone che sta ottenendo i risultati migliori di ascolto e diffusione nelle radio. È una canzone semplice, senza grandi pretese, ma è forse la sua semplicità ed immediatezza che la rendono così apprezzata. Che sia forse questo quello che la gente è tornata a cercare nelle canzoni, ovvero, canzoni che siano semplicemente canzoni e non pseudo manifesti o fantomatici inni ai più disparati ed improbabili temi?
E la voce e il finto jazz finale? Che scelta è stata? Avete perso l’ispirazione e la voglia? Davvero cose azzardate direi…
Avevamo bisogno di una canzone di chiusura, allora abbiamo optato per una canzone che ci portasse in un Mood diverso, dove poter sperimentare… e visto che dovevamo sperimentare abbiamo osato! Siamo in un periodo dove artisti vengono osannati come dei e vincono importanti competizioni canore usando solo l’Autotune, perchè, tolto quello, hanno voci intonate come le più stonante campane. Quindi abbiamo detto: proviamo anche noi, chissà che figata! Se partiamo da una voce che ha realizzato tutto un album senza autotune e ne aggiungiamo, come si dice da noi “un cicinino”, avremo davanti l’opera magna, il Deus ex machina… Il risultato, ahimè, invece non ci ha proprio convinto! Ma ho voluto lasciarlo, proprio perché è vero che voglio riportare la semplicità delle canzoni , ma qualche sassolino voglio togliermelo e dimostrare che l’Autotune se sai cantare è un abbruttimento e una spinta verso il basso. Lasciamo l’autotune ai Cantantoni… e qui chiudo…
Spotify: domanda che faccio a tutti. Per te che significa e come ci spieghi il controsenso di lavorare per la musica e poi regalare a tutti il frutto del proprio mestiere? Non lo trovi un controsenso?
Purtroppo questo è una delle brutture dei nostri tempi: questa cosa del dover regalare inizialmente, per poi, se ingrana, poter cominciare a guadagnare. La cosa che mi consola è che in gran parte delle arti è così: mio fratello è un attore e Regista, anche lui ha dovuto lavorare e “regalare” tempo e prodotti alla rete. Spotify, YouTube, Apple Music, Amazon Music, da un lato ti danno una visibilità che prima faticavi ad avere, ma in cambio ti danno solo le briciole. Un tempo, magari, facevi fatica ad emergere e a farti notare, ma se ci riuscivi era fatta; ora, invece, basta un niente per uscire, magari anche avere un buon seguito, ma rimani uno tra i milioni che escono e quindi ti devi adattare a questa corsa al ribasso, che riempie le loro pance,ma lascia te alla fame.
E come sempre chiudiamo tornando seri e ti ringrazio per esserti messa a disposizione di domande provocatorie. In chiusa: questo disco davvero segna un cammino, un divenire di vita… secondo te questo lavoro per te ha significato altro oltre al “mero” lavoro artistico?
Grazie mille a Voi, mi sono molto divertita perché con le vostre domande provocatorie lasciate lo spazio a noi artisti di dire cose anche un po’ scorrette, che nei salotti “Buoni” non puoi dire e devi censurare.
Questo lavoro per me è il disegno della mia vita: dalla ragazza appena ventenne che si affaccia al mondo della musica piena di speranza , di fiducia e di buone intenzioni; alla donna, che sono ora, che ha capito che questo mondo è pieno di spazzatura, false promesse e approfittatori… ma questa Donna non vuole abbandonare questo mondo che, nonostante tutto, è quello che la fa innamorare e le fa battere ancora forte il cuore quando inizia ad esibirsi. Fortunatamente con la forza della famiglia, che mi è sempre stata vicina, la caparbietà e la testardaggine di alcuni personaggi che mi hanno aiutato in questo cammino, riesco ancora a vederci del buono e questo, insieme agli occhi lucidi di mio Papà quando sente le “nostre” canzoni passare in radio, ma dà la forza di andare avanti e continuare a cantare…



