Interview – COLLA

I COLLA continuano a muoversi in quella zona sospesa tra rabbia, ironia e disillusione, raccontando una provincia che sa essere bellissima e feroce allo stesso tempo. FINIREMOTUTTIAFARCIMALE! è un disco che non cerca compromessi: otto brani registrati in pochi giorni, nati da viaggi, chiacchierate, notti al bar e da tutto quello che si accumula vivendo ai margini di una ricchezza che spesso lascia indietro chi non vuole stare alle regole. In questa intervista la band parla del nuovo album, dell’urgenza del suono, della provincia italiana, del punk e di cosa significhi oggi restare volutamente scomodi.

Il titolo “FINIREMOTUTTIAFARCIMALE!” sembra evocare una sensazione collettiva di rabbia e disillusione: quanto c’è di autobiografico in questo disco e quanto invece nasce dall’osservazione di ciò che vi circonda?

Il disco è molto autobiografico, i testi nascono da lunghe chiacchierate tra noi, durante i tour e i lunghi viaggi o spesso al bar. Ci affidiamo alla nostra sensibilità e alle nostre emozioni quotidiane. Viviamo in un posto bellissimo e ricco ma molto crudele se non stai alle regole e noi non vogliamo essere schiavi.

Rispetto ai lavori precedenti, questo nuovo album sembra ancora più diretto, compatto e privo di compromessi: avete sentito il bisogno di “togliere” qualcosa al vostro suono per arrivare più dritti al punto?

Sì, abbiamo tolto il superfluo. Sembra assurdo e poco credibile ma è vero tutto: siamo entrati in studio con le otto canzoni appena abbozzate e lì abbiamo sparato i colpi giusti in cinque giorni di registrazioni infuocate.

Brani come “Fottetevi” e “Asteroide” raccontano vite ai margini, sacrifici e disagio quotidiano: pensate che oggi la provincia italiana sia ancora uno dei luoghi più fertili per raccontare certe tensioni?

La provincia è una bella bestia da domare, ci sono storie, situazioni e personaggi da raccontare. Si possono vedere la ricchezza e la povertà in modo chiaro, limpido e crudele. La provincia è un libro aperto e noi cerchiamo di raccontarla.

Il disco è stato registrato in pochissimi giorni, quasi per catturare l’urgenza e l’energia del live: quanto conta per voi mantenere una componente “grezza” e istintiva anche in studio?

Conta moltissimo, soprattutto in questo periodo storico dove l’intelligenza artificiale confonde tutto o forse si prenderà tutto. Per lo meno essere grezzi è un segno che è tutto vero.

In un panorama dove molte band cercano di smussare gli angoli per arrivare a un pubblico più ampio, voi sembrate voler restare volutamente scomodi: è una forma di resistenza o semplicemente l’unico modo che conoscete per fare musica?

Bella domanda. Sì, siamo scomodi nelle tematiche e nei contenuti ma molto gentili nei modi con le persone che ci circondano. Il nostro piccolo compito è quello di provocare e in qualche modo far pensare, nel bene e nel male. Non conosciamo altro modo.

Quali sono le vostre influenze musicali? C’è qualcosa che, ascoltandovi, non potremmo mai immaginare?

Qui si apre un mondo. Tutti non possiamo dirli ma ci sono e c’entrano poco con quello che produciamo: Interpol, MC5, Lucio Dalla.

E quale domanda avremmo assolutamente dovuto farvi, ma non vi abbiamo fatto? Quale invece la risposta?

Che cos’è il punk per voi.

Il punk non è posa, non è immagine definita, non è un suono definito, non è una canzone con le solite tematiche. Il punk è un’attitudine, è un modo per sputare fuori tutto. È fratellanza, solidarietà e unione tra noi e tra i popoli. Il punk è vita vera, è la sottocultura che si rigenera sempre.

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