Leea Clem: quando il pop guarda al futuro

Certamente, futuro e classicismo dialogano. E non sono poche le penne giovanissime che sanno dare in pasto alla critica progetti dal suono potente, fermo, monolitico… strutturato con una maturità importante, con l’ingenuità che devono avere perché non sono robot e delle macchine si servono solo per colorare il suono. Leea Clem ovvero Giulia Clemente, barese, appena ventenne, sforna un disco interessante dal titolo “Sweet Revenge” con il contributo di NUOVOIMAIE: niente banalità trap o barre “istituzionali” di un rap ordinario. Il pop mutuato dentro suoni losangelini, tra R’n’B e industrial urbano… cocktail niente male. Ed è solo l’inizio…

Ricomporre parti di se… dopo una rottura immagino… questo disco alla fine che forma prende? Che tipo di Giulia ne è venuta fuori?
Questo disco vuole essere una presa di posizione all’interno della mia vita. Dopo tanti anni passati a buttarmi giù e a farmi buttare giù dagli altri, con questo disco traccio un confine fra la me di prima e la me di adesso. Nel disco affronto la sensazione di lasciare andare, il saper mettere dei paletti e il riconoscimento del proprio valore, la “dolce vendetta” di cui para il titolo è una vera e propria rinascita.

Bellissimo il suono… in che modo hai scelto gli arrangiamenti e la pasta sonora da dare a tutto?
Con questo progetto ci tenevo davvero tanto a trovare un suono che fosse nuovo per me e soprattutto che sentissi del tutto mio. Ho lavorato attivamente su tutte le mie canzoni, per poter rendere chiara la mia vision e per poter creare il sound perfetto per ogni brano rispetto all’idea che avevo in testa. Abbiamo sperimentato con diversi sound, infatti ogni brano, se pur legato da un filo narrativo e stilistico, ha delle caratteristiche proprie, perché volevo darmi la possibilità di esplorare al massimo chi sono ora e capire cosa mi rappresenta di più.

E il lavoro con Daniele Diana e Robbikek, dove ti ha portato che da sola non sapevi raggiungere?
Innanzitutto, da loro ho imparato e sto imparando tantissimo. Lavorare con loro è stupendo perché riescono a capirmi istantaneamente e riescono a rendere reale al cento per cento l’idea che ho per ogni brano. Dani e Robbi non sono solo i miei producer, ma sono anche due persone che mi vivono nel quotidiano e con cui condivido la mia vita da oltre un anno ormai e questo credo faccia davvero la differenza. C’é un clima di condivisione, supporto e motivazione che non cambierei con nient’altro.

Quanta provocazione esiste dentro questo lavoro?
Direi non troppa in realtà. Credo che ‘fare la brava’ sia il brano più provocatorio di tutti, perché parla della società, dei suoi schemi tossici e di come dovremmo liberarcene. Per il resto è un EP molto introspettivo, affronta le parti più fragili di me e le mie emozioni più autentiche e credo che questo permetta a chi mi ascolta di capirmi un po’ di più e di entrare nel mio mondo.

E l’ultima traccia… interessante… l’accettazione finale, il kintsugi è finito… perché questo taglio assai distante dal resto del disco? Forse il vero momento americano, posso dirtelo?
Beh si, fixed her è un brano molto diverso dal resto dell’album perché è il momento più acustico più intimo, che comunque lascia un po’ di spazio all’elettronico nella production. Questo brano è un po’ un resoconto di tutte le emozioni che affronto durante il disco: dopo la rabbia, la tristezza, la ribellione e l’accettazione, rimane solo la voglia di poter dire ‘okay, è successo tutto ciò, ma ora vorrei solo poter dire di essermi aggiustata, di essermi curata’. È un brano a cui tengo davvero tanto e penso che sia davvero la chiusura perfetta per questo lavoro.

Un video nuovo?
Ecco questa sarebbe una cosa che mi piacerebbe davvero tanto! Al momento però non è in programma, ma appena sarà possibile sicuramente qualcosa uscirà. Ho però creato dei piccoli video visual per alcune canzoni dell’EP che sto man mano pubblicando sui social, quindi può essere un ottimo assaggio 😉

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