Interview – Daria Huber
Con “da quassù la vista è favolosa”, Daria Huber inaugura un progetto ambizioso che va oltre il formato del singolo. Il brano, uscito il 2 gennaio, è la title track del suo primo album e il punto di partenza di un racconto più ampio, fatto di musica, immagini e domande aperte. Un concept album sul diventare adulti, raccontato anche attraverso un film in atti che accompagna l’intero disco. In questo primo capitolo, Daria si muove tra inquietudine, desiderio e la necessità di fermarsi a osservare il proprio percorso.
L’abbiamo intervistata per farci raccontare da dove nasce questa nuova fase del suo viaggio.
“Da quassù la vista è favolosa” sembra parlare di un momento di sospensione. Quando hai capito che era il brano giusto per aprire questo progetto?
Ho capito fin da subito che “da quassù la vista è favolosa” sarebbe stato il punto di partenza del progetto. Dal momento in cui ho buttato giù l’idea al piano, mi ha dato la sensazione di essere l’inizio di qualcosa di più grande, di una storia che avevo bisogno di raccontare. Per questo è diventata naturalmente la title track del mio primo disco, in uscita quest’anno.
Quanto c’è di autobiografico nel senso di insoddisfazione e di desiderio costante che attraversa il pezzo?
Il brano è completamente autobiografico. Racconta sentimenti molto personali, di cui spesso faccio fatica a parlare. Sono una persona estremamente critica e raramente soddisfatta dei miei traguardi, ma scrivere questa canzone mi ha aiutata anche a fermarmi e ad apprezzare di più il percorso, non solo l’obiettivo finale.
Questo singolo è anche la title track del tuo primo album. Che ruolo avrà all’interno del disco?
Avrà un ruolo prettamente introduttivo. È il primo brano della tracklist proprio perché apre il racconto: non dà risposte, ma pone le basi di tutto quello che verrà dopo. È l’inizio di una storia che sentivo il bisogno di raccontare per intero.
Il progetto visivo nasce in parallelo alla musica. La scrittura dei brani è stata influenzata dalle immagini o viceversa?
La scrittura dei brani nasce principalmente dalle mie esperienze personali, da immagini e situazioni vissute. Nel progetto visivo di “da quassù la vista è favolosa: il film” abbiamo poi preso spunto da queste esperienze, cercando di tradurle in immagini in modo più leggero, a tratti anche ironico.
Nel testo e nel video emerge il tema delle aspettative sociali. Quanto senti il peso di queste pressioni oggi?
Credo sia difficile, oggi, non farsi travolgere dalle aspettative sociali, anche a causa dei social che ci spingono continuamente a confrontarci con gli altri. Ogni tanto devo ricordare prima di tutto a me stessa che nessun percorso è uguale a un altro e che tutto arriva nel momento giusto, anche quando facciamo fatica a crederlo.
Questo progetto segna un nuovo inizio. In cosa senti di essere diversa rispetto alla Daria degli esordi?
Mi sento molto diversa, ma allo stesso tempo la stessa ragazza che sognava di raccontarsi attraverso le canzoni. A volte ho la sensazione che non sia cambiato nulla, ma in realtà ho maturato molta esperienza, sia musicalmente, cosa che mi ha concesso di scrivere e produrre interamente questo disco, sia soprattutto a livello personale. Sono nata molto timida, ma la musica mi sta aiutando, giorno dopo giorno, ad essere sempre più me stessa.


