Lucio Corsi – Altalena Boy/ Vetulonia Dakar

GENERE: cantautorato italiano

PROTAGONISTI: Lucio Corsi, giovanissimo cantautore di Vetulonia, e tutto il suo immaginario fantasticamente reale. A produrre il suo debutto c’è Federico Dragogna dei Ministri.

SEGNI PARTICOLARI: Se Thomas Jerome Newton, l’uomo che cadde sulla terra, avesse scelto la Maremma invece del Kentucky, ora non avremmo dubbi sulle origini di Lucio Corsi. Taglio alla Napoleone, smalto sulle unghie, il giovane cantautore esordisce sulla lunga durata mettendo insieme i due EP pubblicati in precedenza, Altalena Boy e Vetulonia/Dakar, quest’ultimo scritto non ancora ventenne.

INGREDIENTI: Astronavi, Bob Dylan, dinosauri, Lombardia, pantaloni a zampa, David Bowie, asfalto, alberi, paillettes, matite colorate, chitarre, Maremma, armoniche, Lucio Dalla, mare.

DENSITÀ DI QUALITÀ: Milano e la Maremma, sembrerebbe non possano esistere due luoghi così distanti. Una metropoli che sale, veloce, sempre correndo, cercando di rubare qualche secondo al futuro che incombe imperterrito; una terra ancora selvaggia, tra il mare e l’etruria, in cui è la natura a vincere ancora. Due dimensioni opposte, a fare da sfondo e da ispirazione alle canzoni di un cantautore che riesce ancora a guardare il mondo con gli occhi innamorati. Lucio Corsi è giovane, ma non è per niente incazzato. Alla rabbia giovanile, alla “teenage angst”, preferisce le favole –non le fiabe– con le quali aprire nuove percezioni e nuovi squarci sulla realtà. Gli basta una chitarra, ma, soprattutto, gli bastano le parole. E all’ascoltatore basta chiudere gli occhi per capire che oltre la superficie, quella che farebbe facilmente additare il musicista come “il menestrello dall’accento toscano”, c’è in realtà un erede della migliore scuola cantautorale, soprattutto italiana, disimpegnato quanto basta da risultare credibile e irresistibilmente contemporaneo, senza (troppi) giovanilismi né ideologie, ma con un messaggio universale capace di trasparire solo da canzoni in cui chiunque può trovare un pezzo della propria storia.

VELOCITÀ: quella di un’astronave che parte dal letto, sfonda il soffitto, tocca il naso del cielo e dà il suo saluto alla mura di Grosseto, per arrivare a Milano.

IL TESTO: “Canzone per noi due che non ci tocchiamo/ Le nostre mani si sono posate troppo lontano/ Le mie su una chitarra/ Le tue sui tasti di un piano” da Canzone per me.

LA DICHIARAZIONE: “Scrivere una canzone per me vuol dire raccontare una storia, descrivere situazioni o emozioni di precisi momenti, mischiando fatti reali a cose fantastiche per rendere tutto più bello o più brutto.” – da un’intervista al blog di Pasquale Rinaldis su ilfattoquotidiano.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *