LaLadra: il futuro non è un posto migliore

Susie Regazzi alla voce e alla composizione. Federico Poggipollini a tutto il resto del suono e della forma. Il progetto LaLadra porta dentro questo eponimo esordio un concetto di critica sociale davvero aspro ma anche dalle tonalità del pop urbano che ci piace moltissimo. Non è scontato ma non rinuncia alla forma canzone. Non è banale mai… rimescola tutto in una soluzione finale di grande personalità. Encomio al suono che non copre le liriche ma anzi le valorizza: una penna decisamente fruibile da tutti, che fa male all’ego della pubblica piazza di queste immense storture futuristiche.

Sapete che il suono de LaLadra non riesco a catalogarlo? E penso che questo è un gran complimento. Partiamo da qui: che ricetta avete seguito?
Fede
: tutto nasce da un collettivo in cui sono stato coinvolto in precedenza; l’idea era basata su uno stile per me molto vicino: il post-punk e la new wave. Il progetto LALADRA è lo sviluppo di questa esperienza e parte dall’uso della batteria elettronica e di strumenti reali, trattati come se fossero suonati da un computer, insieme a una voce parlata e declamata.

Susie: da parte mia la magia quasi un po’ adolescenziale è stata di non conoscere:granché il genere che mi è stato proposto e di provare a farlo mio in poco tempo, come una sfida. Per fortuna questa mia “ingenuità” si è sommata all’esperienza di Federico ed è uscito qualcosa di molto originale.

Alla solitudine digitale che tanto emerge voi rispondete con la musica… l’arte che di suo dovrebbe voler dire condivisione e incontro. Sarà per questo motivo che la musica ha smesso di essere un centro per le persone? Come la vedete?

Susie: si è vero, oggi la musica fatica ad essere un punto di incontro. La tecnologia e il consumismo ci hanno divisi nel nome di una presunta libertà e di una scelta pressoché infinita di brani disponibili online. Ognuno può ascoltare qualsiasi cosa gratis nella sua cameretta, quindi è venuta meno la condivisione sia dell’ascolto che dello suonare insieme. Che peccato.

Domanda sociale visto che sono temi cari al disco: viviamo nella bellezza sovraesposta e nella perfezione di tutto. Il dolore dunque? L’uomo di oggi secondo voi come si rapporta al dolore?
Susie: grazie per la domanda profonda. Il dolore per la mia generazione è qualcosa che non si riesce più a nascondere come prima, un po’ perché il corpo ha tirato troppo la corda in questa società della vergogna e del ripudio della fragilità e non può più fingere che vada tutto bene o che sia un problema personale, un po’ perché si sta sviluppando in una parte di persone una coscienza più evoluta che ci vuole connessi con la nostra realtà emotiva più autentica, ne va del nostro futuro.

E più in generale: quanto conta, nel vostro progetto, l’idea di resistenza: è più una reazione istintiva o una scelta consapevole di stare dentro il conflitto?

Susie: per quanto riguarda me io mi sento arrivata a un capolinea fin da quando ero bambina: dove percepisco che la pressione di questa società è un inganno verso noi stessi cerco di portare istintivamente ciò che sento e gioco con le mie regole, dove possibile, per poter guardare sempre tutto un po’ da fuori ed essere consapevole di dove stiamo andando a finire. La resistenza a volte fa un gran baccano, altre volte è silenziosa e non per questo meno efficace, mi ritrovo di più in quest’ultima.

LaLadra cosa porta via alla gente? Metaforicamente parlando si intende… la sicurezza digitale del non doversi sforzare, ad esempio?

Susie: il mio idolo da bambina era Robin Hood, quindi mi immagino più LaLadra che prende dove c’è un eccesso e porta attenzione verso qualcosa che non viene normalmente considerato.

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