Umberto Maria Giardini: un Olimpo di mille facce diverse
Ancora una volta è come mettersi addosso vestiti nuovi, eterei, che trascendono il reale è l’immanente… da qui si parte verso idealità che, dentro le nostre convenzioni becere, suonano come allegorie ideali. Ma io dico che sarebbe un mondo migliore se la realtà delle cose funzionasse come nei ricami lirici che sempre elevano ogni esperienza di ascolto firmata da Umberto Maria Giardini. Si intitola “Olimpo Diverso”, ha mille facce, mille soluzioni, si avventura i nuove forme elettroniche e ritrova anche la strada antica del suono intimo. È sempre lui, lo riconosco senza alcuno sforzo… è Umberto Maria Giardini, da qualsiasi faccia vogliate ascoltarlo…
Questo povero tempo nostro per citare Gianmaria Testa. È un incipit che torna appena inizia a girare anche nuovo disco di Umberto Maria Giardini. In quale tempo lo hai fatto nascere? E per quale tempo nasce questo disco?
Il disco è stato concepito oltre un’anno fa, infatti come nella cinematografia, spesso nella discografia quello che si ascolta fa già parte del passato, poi con le modalità attuali lo è di fatto dopo pochi ascolti. Come tutti i miei lavori a firma UMG fin dal 2012 i miei album non hanno dettato un tempo. E’ stato sempre mio scopo lavorare ai suoni in modo tale da non rimanere intrappolati nella contestualità del loro ciclo storico, quindi sfidano e talvolta vincono il loro tempo. Hanno un sapore sempre attuale.
Ho come l’impressione che tutto il suono, a parte forse qualche momento sporadico come dentro “Topazia” o “Energia”, il suono che hai confezionato e la scrittura siano come fotografie apocalittiche di scenari nebulosi… c’è nebbia… tutto sembra fermo e sospeso… cosa ne pensi?
Non lo so, è giusto che ognuno durante e alla fine dell’ascolto di un disco, possa tradurre quello che prova immaginando scenari e suggestioni che sono e debbono essere personali.
È lì il segreto della riuscita di un’album; saper fare immaginare altro. Quando riascolto (raramente) quello che ho prodotto, addirittura la mia percezione cambia. Il tempo dilata e accorcia ogni momento della nostra vita, intercettare tutto questo significa anche saper cambiare assieme al tempo stesso.
Un lavoro certosino confezionato sulla lunga distanza prima di considerarlo “pubblicabile”. Un lavoro artigiano possiamo definirlo? Anche in questo dettaglio sembra cercare un contrasto dentro questi tempi fluidi…
Ho sempre lavorato in modo maniacale e molto molto artigianale, se non altro rispetto alle abitudini moderne di oggi. Fa parte del mio percorso, innegabilmente è esattamente quello che mi piace fare.
La sperimentazione e qui riprendo “Topazia” ma anche e soprattutto “Capire prima che accada”… tu che adori le chitarre come ti poni con l’elettronica per vestire le tue scritture?
Non ho una posizione o riflessione specifica verso l’esperienza che si può fare con strumenti non tradizionali. In tutta onestà mi affascinano poco, non tanto per il loro suono artificiale in se, quanto per l’applicazione che se ne fa. Pochissimi di coloro che usano synth intercettano quelli che possiamo definire i miei gusti personali. In Italia conosco solamente Silvia Cignoli che è davvero capace di emozionarmi, tuttavia non essendo incline a tali argomentazioni, quello che affermo lascia il tempo che trova. In Olimpo Diverso il mio produttore Michele Zanni mi ha dato più che una mano in quei specifici brani da te citati, tutto proviene da lui, non da me.
Bella la copertina: quante facce ha questo lavoro? Quante facce ha Umberto Maria Giardini?
Tutte quelle che chi ascolta desidera. Poche, molteplici, infinite.



