Giorgieness @ Q_Hub, Milano, 19/10/2025
Da qualche tempo, si dice che i progetti musicali siano tornati, come succedeva molti decenni fa, a pubblicare singoli a cadenza regolare invece che tenersi per sé le canzoni e farle ascoltare al pubblico tutte assieme con l’uscita degli album. Si dice anche che ciò succeda per mere questioni di marketing, dovute al fatto che, per le piattaforme di streaming, le canzoni sono solo dei contenuti, e i contenuti vanno prodotti periodicamente per mantenere alta l’attenzione degli ascoltatori. Per fortuna, ci sono anche esempi nei quali il passaggio da una canzone all’altra rappresenta, invece, un vero e proprio percorso artistico, con un’evoluzione in termini stilistici e di priorità sui suoni da mettere in primo piano. Giorgieness è uno di questi esempi, e chi ha assistito al live milanese dello scorso 19 ottobre ha potuto rendersene pienamente conto.

Già il passaggio da Mostri a Cuori Infranti ha messo in mostra un percorso chiaro e un’idea precisa, ovvero quella di ammorbidire l’intensità sonora ma mantenere, se non addirittura aumentare, l’energia a livello emotivo, grazie, anche se non soprattutto, a un’attenzione ai dettagli molto più accurata, con un messaggio che era più o meno il seguente: se faccio meno rumore ma propongo arrangiamenti più freschi e dinamici, dò ancora più risalto alle sensazioni e agli stati d’animo che sto raccontando. Da lì sono arrivati il singolo con Jack Out e l’omaggio a Sally Cruz nei live acustici, insomma, ci si poteva immaginare un’artista sempre meno legata al rock dei suoi primi album e sempre più contaminata dal punto di vista del genere musicale. Ma ecco che, invece, ora è uscita Sogni Lucidi con le chitarre in primissimo piano, e, due giorni dopo, c’è stato questo concerto dall’impronta chiaramente rock. Insomma, sono solo due singoli, ma sono anche due passaggi importanti, che, di solito, gli artisti lasciano a album interi invece che a due canzoni da sole.
I meno attenti potrebbero parlare di incoerenza e di idee confuse, ma attenzione, non è affatto così, perché, in realtà, questo ritorno alle chitarre non significa che ora esse vengono usate come avveniva in La Giusta Distanza e Siamo Tutti Stanchi. La stessa Giorgia, dopo il concerto, mi ha detto chiaramente che per le canzoni dell’ultimo album è stato mantenuto tutto com’era rispetto alle versioni in studio a livello di arrangiamento, quindi il fatto che suonasse tutto molto più grintoso e adrenalinico non ha rappresentato una snaturamento dei brani, e nemmeno un abbandono del percorso intrapreso in questi ultimi anni, ma semplicemente è cambiata la forza con cui sono stati suonati gli strumenti e quelle che all’inizio dell’articolo ho chiamato priorità a livello sonoro. Giorgia si è resa conto che il suono forte delle chitarre è tornato a piacerle e fa benissimo a metterlo in primo piano, anche perché, con l’esperienza che ha acquisito, anche come produttrice, sa come usarle certamente meglio di come sono state usate in quei primi due album.

Lei stessa, inoltre, ci ha tenuto in più occasioni, e lo ha fatto anche dal palco, a ribadire l’importanza di aver stabilito un forte sodalizio artistico con il chitarrista Domiziano e il batterista Nick, e che, dopo molto tempo, sta lavorando al nuovo album con gli stessi musicisti con cui suona dal vivo. Giustamente, se ti trovi in studio a suonare e esce fuori qualcosa riconducibile al rock e suona bene, non devi far altro che cavalcare l’onda, soprattutto se i risultati sono così validi come l’ultimo singolo e questo live, che dovrebbe essere l’oggetto di questo mio scritto, ma che si sta rivelando solo uno spunto per un’analisi in termini più ampi.
Aver lasciato da parte il rock non è stato oltraggioso, e nemmeno lo è averlo ripreso in mano, perché conta molto di più come si fanno le cose, non tanto cosa si fa. Perché poi, con una consapevolezza artistica forte, ci si può anche sbizzarrire, e il trio, coadiuvato da Alessandro al basso, non si è fatto mancare certo l’occasione, stravolgendo Il Giardino Del Torto, ad esempio, oppure rileggendo Misery Business dei Paramore dandole un tono più muscolare, o ancora ospitando la giovane cantautrice Andera per proporre Successo con un’ulteriore dose di grinta. Per lo stesso principio, anche le escursioni in territori musicali diversi praticate durante i 65 minuti di live hanno arricchito la serata e non sono mai sembrare dispersive o fuori luogo. Parlo del groove di basso in stile disco music di Mamma, della martellata dance di Dicono Di Me e dei due intermezzi acustici, uno con Domiziano e uno con Giorgia da sola, che canta il finale di Non Ballerò in mezzo al pubblico senza amplificazione.
Un anno, due canzoni e una manciata di date dal vivo sono bastati per dare al percorso artistico di Giorgia D’Eraclea un’impronta e una credibilità che, normalmente, si acquisiscono in molto più tempo e con molte più canzoni pubblicate e concerti suonati. Se si ha davvero qualcosa da dire, se si sta ciò che si sta facendo e se si trovano i compagni di viaggio giusti, bastano pochi colpi ben assestati per risultare autenticamente rilevanti. Qui, è successo e sta succedendo esattamente questo.




