Interview – The Naked One
C’è qualcosa nei The Naked One che va oltre le semplici etichette. Forse è quel modo diretto con cui raccontano il mondo, o forse è l’energia viscerale che trasuda da in ogni nota. Di certo, è difficile restare indifferenti quando parte un loro pezzo. Abbiamo deciso di incontrare Eros Lapadula, cantante della band, in occasione dell’uscita del nuovo singolo “Nuova Tempesta”, un brano intenso e potente che segna una nuova fase del loro percorso artistico. Un titolo che non è scelto a caso: si parla di cambiamenti, di scosse interiori… “Da una nuova tempesta al montare della marea”.
In questa intervista cercheremo di andare un po’ più a fondo, partendo dalla storia della loro formazione per poi toccare curiosità e aneddoti divertenti. Pronti a entrare nel mondo dei The Naked One? Noi sì.
Come è nato il progetto The Naked One e qual è la cosa che più di ogni altra contraddistingue la vostra musica?
Innanzitutto, piacere, sono Eros, il cantante della band.
Allora, questa è sempre una domanda molto complessa a cui rispondere perché la nostra è una storia lunga, tortuosa e travagliata che con l’identità attuale di band di inediti ha inizio con me all’incirca nel marzo del 2009.
Io avevo circa quindici anni all’epoca quando mi fu proposto di cantare in questo progetto dai miei amici e compagni skater Manuel Bordon, Federico Vaiente e Stefano Lovato, rispettivamente l’attuale chitarrista ritmico e l’allora chitarrista solita e batterista di quello che all’epoca era un ex progetto di cover metal generiche “mutilato” dal recente abbandono del nostro amico Kenny Parise (l’allora bassista e cantante) che però stava appunto iniziando a metter su un repertorio originale orientato sul Groove Thrash Metal e che rispondeva al nome di Thirdroom.
Quando entrai in formazione ebbi quindi subito l’opportunità di scrivere cinque testi in inglese per dei pezzi strumentali che i ragazzi stavano già scrivendo e che ultimammo insieme di lì a poco, una volta aggiuntosi in formazione al basso il mio amico e compagno di scuola Mattia Ferrari.
La prima formazione TNO, quindi, fu Eros Lapadula alla voce, Manuel Bordon alla chitarra ritmica e cori, Federico Vaiente alla chitarra solista, Mattia Ferrari al basso e Stefano Lovato alla batteria e il resto fu storia per noi hahaha!
C’è da dire che negli anni, da un Ep all’altro il progetto ha subito le naturali mutilazioni ed evoluzioni della band inedita giovanissima che suona, scrive, si smazza, investe e si spende per cercare di farsi sentire e con tutte le gioie e delusioni del caso, quindi con la prima formazione pubblicammo il primo Ep “Endless Party” ed il primo singolo “The Same Thing” nel 2012, il nostro periodo Metal più proteso verso l’Hardcore, poi crescendo ci avvicinammo alle atmosfere più variopinte del Post Hardcore/Metalcore e nel 2014, con Matteo Bonollo alla batteria, pubblicammo il secondo Ep “Bitter Cold”.
E ora nel 2025 chi non muore si rivede perché, a quanto pare, mentre pubblichiamo qualche nuovo singolo per misurare la temperatura dell’acqua, torneremo sui palchi con un mini tour di festival estivi e stavolta con un nuovo repertorio in italiano e una nuovissima e ringiovanita formazione definitiva: Eros Lapadula alla voce, Manuel Bordon alla chitarra ritmica e cori, Alessandro Bazzacco alla chitarra solista, Stefano Pegoraro al basso e cori e Leonardo Dalla Verde alla batteria.
Questo è un po’ com’è nato il progetto ma soprattutto come siamo giunti alla formazione ed evoluzione stilistica di oggi.
Mentre per la cosa che più di ogni altra contraddistingue la nostra musica penso ce ne siano almeno tre: prima di tutto sicuramente la semplicità della sintesi del pop, il cercare di comunicare una suggestione col testo o con la musica in modo efficace e conciso, seppur spesso anche criptico e interpretabile.
In secondo luogo, direi l’impatto del nostro muro sonoro combinato con la nostra naturale propensione al groove e allo stesso tempo alle melodie, o almeno questo è quello che spesso ci viene riconosciuto.
E in terzo luogo la contaminazione spudorata data dalla naturale combinazione della matrice Punk e Metal delle nostre radici con tutto quello che negli anni della nostra crescita, anche personale, ci ha più o meno influenzato come quintetto, senza paura di sperimentare e virare per acque più rapide o placide di quelle già navigate.
Come avete portato avanti la lavorazione di “Nuova Tempesta”?
Ricordo che questo pezzo in particolare nacque appena entrati in sala, facendo i volumi, se non ricordo male.
Il nostro nuovo chitarrista solita, Alessandro Bazzacco, mentre noi ci si preparava, lui per riscaldarsi partì a suonare quella che di fatto era la prima bozza di “Nuova Tempesta”, al che ci fermammo tutti ad ascoltarlo e quando gli chiedemmo di che cosa si trattasse, timidamente bofonchiò qualcosa circa un suo pezzo che dubitava potesse andar bene per il nostro progetto.
In realtà l’idea piacque a tutti e così lo convincemmo a portarla avanti tutti insieme: ricordo che all’inizio, quando mi trovai a dover jammarci sopra con la voce per iniziare a fare amicizia con le melodie, nel ritornello cantavo “allergici come noi”’hahaha!
Poi quando definimmo la prima struttura registrai una versione sulla quale poter cantare e scrivere in un secondo momento fino a quando poi, diverso tempo dopo, incisi la voce quando registrammo le pre-produzioni dei nuovi pezzi al Microwave Studio del nostro bassista Stefano Pegoraro.
Ma fu solo nel marzo del 2023 presso il Glotoneria Studio di Montichiari (BS) che fu ultimata la produzione artistica dei pezzi, a cura di Cesare Madrigali (Cara Calma), dove poi i brani furono anche incisi.
Per quanto riguarda la parte visiva invece, il progetto grafico per intero lo lasciammo nelle mani del nostro fidato Andrea Bettega, dandogli giusto qualche direttiva generale, qualche suggestione e qualche reference per la resa finale, mentre per il materiale video per i vari reel e canva dei singoli ci rivolgemmo agli amici Davide Faedo ed Eros Rossetto (di un noto studio fotografico arzignanese) con i quali in questo caso, con dei mezzi quasi di “circostanza” (ovvero delle piante da vaso, un fondale, dei fari, delle luci, un soffiatore, uno sgabello, un mazzo di foglie, cinque impermeabili, una bottiglia d’acqua e un cacciavite), riuscimmo egregiamente a realizzare la mia idea di nostri primi piani in slow motion a “over reactare” nel bel mezzo della tempesta, sotto i fulmini, sferzati dalla pioggia e dal vento.
Potete condividere qualche aneddoto interessante dallo studio di registrazione?
Beh, per quanto riguarda la mia esperienza in studio di registrazione mi è sicuramente rimasta impressa quella giornata di incisione delle voci in cui, mentre mi trovavo rinchiuso da solo al piano terra in sala riprese, nel bel mezzo della session dalle cuffie sparì la base e mi ritrovai la voce di Cesare Madrigali, il produttore, che mi disse: “Eros, ti fermo che è appena arrivato il battero”. Stavo per svenire.
Un altro nostro aneddoto poi riguarda l’aver scoperto la chitarra customizzata “Cara Calma” tempestata di led viola in piena tinta “Gossip” che, quasi come un rituale, accendevamo ogni giorno prima della sessione, uno strumento assurdo, a loro dire regalatogli da un fan durante il tour.
Altri aneddoti in fine che portiamo nel cuore sono sicuramente l’aver vissuto in studio tutta l’esperienza, chi dormendo nei letti e chi in dei sacchi a pelo ma soprattutto le serate alcoliche a pane e salame nella saletta fumatori del Glotoneria Studio con i ragazzi dei Cara Calma, fumando, suonando il piano e cantando tutti insieme, fino a quando una sera “qualcuno” rovinando la magia piantò con forza il coltello nel paniere e facendo quasi cadere le bottiglie dal tavolo, se ne uscì con: “E adesso ci accoltelliamo”. Hahaha!
E come è nata invece la collaborazione con Phonarchia?
Per quanto riguarda Phonarchia Dischi mi sembra che al tempo ce ne avesse parlato molto bene il nostro caro Gianluca Molinari, l’ex cantante degli Upon This Dawning ed ex bassista degli amici Cara Calma, e noi da bravi uomini della strada con calma ci siamo preparati tutto il progetto per bene fino poi a proporci con la fatidica e-mail giusta.
La cosa divertente è che a conti fatti, l’aver chiesto consiglio a Gianluca Molinari determinò anche la nostra scelta di produrre la nostra musica a Montichiari (BS) con Cesare Madrigali dei Cara Calma, presso il suo Glotoneria Studio.
Quanto è importante la figura di un’etichetta in un’epoca come la nostra in cui l’autopubblicazione è alla portata di tutti?
L’autopubblicazione è un tema molto caldo per noi “avanzi di metal” veneti, in effetti tutto quello che facemmo dal 2009 al 2014 fu sempre e solamente prodotto e pubblicato in modo del tutto autonomo. Decisioni, devo dire, un po’ figlie del loro tempo e un po’ del contesto che ci circondava all’epoca, dove nell’underground Metal (già prettamente anglofono e spesso pure wanna be) per lo più nessuno ci capiva ancora un cazzo di discografia, dove Spotify non era ancora così diffuso e impattante come ora, dove si suonava dappertutto anche senza le agenzie, dove i social erano Facebook e al massimo Instagram, dove gli algoritmi ci premiavano e i videoclip su You Tube con un po’ di tam tam e l’idea giusta sul pezzo giusto facevamo facilmente svariate migliaia di visualizzazioni.
Ecco che quindi per noi che questa è la prima uscita “ufficiale” sotto un’etichetta discografica e per giunta italiana, ne sta diventando lampante l’importanza ogni giorno che passa.
È difficile da spiegare perché allo stesso tempo si può avere la sensazione a volte che non sia cambiato niente da prima, ed in parte è anche vero in quanto tutti noi conduciamo le nostre vite come prima, forse solo con qualche pensiero in più, ma dall’altra parte trovo sia come implementare un’ulteriore figura esterna nella squadra, una figura professionale di supporto che ti appoggia, ti spalleggia e ti consiglia sempre circa ogni mossa da fare o non fare, specie nel mondo della pubblicazione e della promozione musicale, una figura esterna che crede in te e alla quale rendere comunque conto e credo che la forma mentis che genera questo tipo di condizione o anche soltanto l’iniziare a scrivere musica con l’obbiettivo di proporsi ad un’etichetta discografica con successo, sia impagabile e difficile da raggiungere altrimenti.
Poi noi, uomini della strada che per la prima volta affrontiamo un percorso del genere in modo serio, grazie a Saiara Pedrazzi stiamo piano piano imparando a comprendere il circuito della discografia nel quale stiamo cercando di inserirci e fare rumore!
In definitiva, senza annoiare troppo, stiamo scoprendo l’importanza della figura dell’etichetta discografica giusta, che con i giusti contatti e un po’ di pazienza, fortuna e lungimiranza ci aiuta a conseguire tutti i piccoli obbiettivi comuni che si siamo prefissati.
C’è un artista con cui sognate di poter avviare una collaborazione?
Per quanto mi riguarda ce ne sono così tanti che dirne uno mi sembra impossibile.
Realisticamente direi le band e i progetti musicali che mi piacciono e sento affini, come i Cara Calma, i Dufresne, i Rookie, i Derozer o le Trust The Mask… ma se proprio dovessi volare con la fantasia direi sicuramente Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, Achille Lauro, Aimone Romizi dei Fast Animals and Slow Kids, Damiano David dei Måneskin, Gaia, Theø e Plant de La Sad e Noyz Narcos e segretamente mi piacerebbe avere l’onore di scrivere o riadattare un pezzo per Francesca Michielin ahahah!
Ecco, le ho sparate grosse!
Anticipazioni sui vostri progetti?
I nostri sono progetti a medio/breve termine al momento e si “limitano” al lancio via via dei singoli e dell’album nel migliore dei modi, farci sentire da quante più persone possibile per ampliare il nostro pubblico, portare sui palchi uno show di qualità e chiudere più festival estivi possibile.



