Roccia Ruvida: i Bob Balera
Onestamente non so bene cosa si riporta a casa dopo queste risposte. E la verità non sta comodamente nel puntare il dito alle domande. C’è sempre un modo da scegliere per dare le risposte… e forse, sempre se non è la mia limitata capacità di comprensione, la scelta di quali risposte dare non è stata delle migliori. “Pianeti” è il ritorno del duo veneto di Romeo Campagnolo e Matteo Marenduzzo dei Dischi Soviet Studio. È il ritorno dei Bob Balera che immortalano questo disco anche dentro un bel SongBook che possiamo raggiungere on line (LINK: https://read.bookcreator.com/jeChYYXztaSYKyrnkBBwryNCBQn2/LTsUTPwoSeqryNs344mUgA)
Però è anche vero che “Pianeti”, lavoro che mette al centro donna e sensualità romantica, non è che smuove chissà quale melodia ficcante, come direbbe il saggio… ma è anche vero che saper rispolverare quel sapore di balera anni ’70 – ’80, di disco dance e di un’Italia alla conquista del futuro americano, certamente non è facile. E loro ci sono riusciti a pieno… regalandoci anche delle belle visioni di futuro vero e proprio, dal suono ficcante, come direbbe lo stesso saggio di prima.
Battisti come se non ci fosse un domani. La voce non si impegna neanche a cercare altro. Vi piace vincere facile?
(R. Campagnolo) – Non ci piace vincere facile. Ci piacerebbe. O almeno: perdere dignitosamente.
E se vi chiedessi della ricerca? Sinceramente non ne sento… ma non è un obbligo… ma se vi chiedessi in cosa siete diversi da mille altri “battistiani” che scrivono inediti?
(R. Campagnolo) – Non lo so se ci siano differenze. Comunque meglio “battistiani”che “antonacciani”.
Troppo spesso le canzoni non dicono niente. Ok torna l’amore… ma l’argomento è sempre quello. In più non ha una forma particolare, un’estetica rivoluzionaria o che so io… quindi il senso di un disco come “Pianeti”?
(R. Campagnolo) – Il senso di “Pianeti” sta nel non avere senso. Un po’ come l’estetica rivoluzionaria.
E poi l’elettronica: anche qui citate fortemente il passato. Il futuro proprio non vi piace?
(M. Marenduzzo) – Il futuro che ci piace è quello distopico, abbiamo in progetto un terzo album di pura sperimentazione sonora con strumenti elettronici autocostruiti emulatori di musica concreta, mentre i testi cantati da Romeo saranno opera di una intelligenza artificiale “nutrita” di scritti di Pasquale Panella.

E chiudiamo abbassando l’ascia di guerra anzi grazie di cuore di essere stati al gioco. Però davvero “Pianeti” cerca ampiamente ancora e appigli verso il passato. E di certo quello di Battisti e Mogol è tutt’altro che facile. Che legame musicale, spirituale e di vissuto avete con quel tempo? E tutto questo che responsabilità e che peso porta in un disco come questo? Perché in fondo, rispetto al vostro passato, questo lavoro lo fa in modo maggiore… secondo me…
(M. Marenduzzo) – Abbiamo voluto rendere omaggio (con una punta di romanticismo) in primis al nostro vissuto: ai viaggi in macchina direzione Jesolo o Lignano Sabbiadoro, sullo sfondo “Si, viaggiare”, “Splendida Giornata”, “Stella Stai” di Tozzi, “Stop Bajon” di Tullio De Piscopo, Lucio Dalla e gli Stadio di “Acqua e Sapone”. Si apriva così per noi l’estate, dopo aver salutato la scuola per tre mesi di libertà, pronti a qualsiasi avventura, perfettamente a fuoco sul vivere ogni attimo di quel presente.
Questo permea “Pianeti”, e se ci siamo confrontati con i giganti della musica italiana, lo abbiamo fatto con totale genuinità, direi con una sfacciata incoscienza, senza sentire alcuna responsabilità particolare, perché abbiamo fatto musica che ci ha emozionato.



