Interview – Ghiaccio

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Ghiaccio, che ha pubblicato il suo singolo di debutto il 27 novembre dal titolo Penisola Spleen, di un elegante pop rock in cui scorrono vene cantautorali. Un nuovo modo per esorcizzare i momenti in cui il freddo, anche quello metaforico, ci pervade.

Ecco cosa ci ha raccontato!

  1. Esordire nel 2020. Come sta andando per te quest’anno?

Tutto sommato bene. Personalmente mi ritengo molto fortunato ad avere ancora un lavoro e a riuscire a dedicare il resto del mio tempo alla musica. Ci ho pensato molto prima di partire con questo nuovo progetto ma la necessità di comunicare attraverso le note ha avuto la meglio. Credo che della musica ci sia bisogno ora più che mai!

  1. In definitiva, di cosa parla Penisola Spleen?

Penisola Spleen parla di tutte quelle volte in cui decidiamo di rimandare ad un altro giorno scelte drastiche e difficili, tipo scappare altrove a cercare miglior fortuna, mollando quello che ci lega alla nostra quotidianità – e magari pure i nostri sogni –, in cui anche se con una dose di disagio ci sentiamo a casa. Una canzone per i testardi pigri in sostanza.

  1. Chi era Stefano prima di Ghiaccio?

Al netto della fase formativa in vari progetti di musica originale dai 18 ai 22, è dal 2013, quando con Mattia Quaglia e Marco Ferrante abbiamo formato la band Alcesti, che credo di aver iniziato a vivere questo mondo in maniera più seria, o per lo meno con più cognizione. Con loro ho avuto la possibilità di suonare su palchi molto importanti della nostra regione, il Veneto, (come l’Home Festival, lo Sherwood Festival e il New Age Club), di fare esperienza ma soprattutto di imparare cosa vuol dire fare musica con dedizione e sudore.

  1. Chi è Stefano, e chi è Ghiaccio?

Ghiaccio è la mia valvola di sfogo per quello che non riesco a comunicare nella vita come Stefano. Sono abbastanza timido e fare musica per me è il modo più semplice di liberarmi e dire cose che senza di essa mi porterei dietro nella vita di tutti i giorni.

  1. Quali sono le tue influenze musicali? Qualcosa che non ci aspetteremmo?

In questo periodo ascolto – e apprezzo – veramente di tutto. Dal rap alla musica classica. Però quando si parla di influenze musicali torno sempre a quella manciata di band/artisti che mi hanno lasciato, ognuna a suo modo, un’impronta indelebile. I primi sono sicuramente i Verdena: quando li ho scoperti all’epoca di Requiem mi hanno fatto saltare il cervello. Poi più recentemente anche i Foals mi hanno preso davvero moltissimo. Trovo che il loro modo di interpretare il rock sia molto moderno e intrigante. Poi vabbé, c’è Battisti, che i miei ascoltavano quando ancora esistevano le audiocassette in macchina e che 3-4 anni fa mi sono deciso a scoprire meglio. Sinceramente poi non so quanto di questo si senta nella mia musica, ma sicuramente non sta a me dirlo.

  1. La domanda che non ti ho fatto ma che avrei assolutamente dovuto?

No, non sono biondo naturale!

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