Umberto Maria Giardini – Futuro Proximo
GENERE: rock, songwriting.
PROTAGONISTI: Umberto Maria Giardini: chitarra elettrica, percussioni, voce; Michele Zanni: piano, moog, vibrafono, basso elettrico; Marco Marzo Maracas: chitarre elettriche; Giulio Martinelli: batteria; Stefano Radaelli: sax baritono. Sezione di archi scritti e diretti dal Maestro Carlo Carcano.
SEGNI PARTICOLARI: questo è l’ottavo album per Giardini, il terzo a proprio nome dopo i cinque legati al progetto Moltheni. Di queste 10 canzoni, i testi sono tutti suoi ma in quattro di esse la parte musicale è scritta da Michele Zanni.
INGREDIENTI: da ormai diversi dischi, Giardini ha intrapreso una strada ben definita, e questo nuovo lavoro conferma le coordinate stilistiche già tracciate. Il suono è cupo, elettrico ma non strettamente legato al cosiddetto triangolo rock, pieno, basato su trame sonore fitte che conferiscono un forte equilibrio tra dinamismo e compattezza; il timbro vocale per la maggior parte del tempo è tagliente e abrasivo, ma ci sono alcuni momenti di maggior morbidezza; le melodie sono rotonde e di facile ascolto ma non sono fatte per essere ricordate immediatamente, e servono più passaggi per assimilarle; i testi, infine, si basano nuovamente su metafore che danno all’ascoltatore immagini molto chiare, il cui significato, però, necessita senz’altro di un maggior lavoro di interpretazione. Tutto questo, però non deve far pensare a un calco di qualcosa già fatta dall’autore o al classico misto di cose presenti in differenti momenti della carriera: ci sono un tocco, una fluidità, un senso di compiutezza nuovi rispetto al passato. La prima causa è la presenza di alcune soluzioni inedite, come il moog in evidenza nel singolo Alba Boreale, il sax acido altrettanto in primo piano nella strumentale Ieri Nel Futuro Proximo, l’arrangiamento della conclusiva Mea Culpa in cui appaiono solo piano e archi e c’è un lieve ma visibile effetto eco. Poi va dato merito di un’attitudine generale ancor più concentrata sia sui particolari in sé, che sul far sì che essi siano solo un mezzo per riflettere, narrare, veicolare le emozioni.
DENSITÀ DI QUALITÀ: grazie alle caratteristiche di cui sopra e a un’ispirazione mai così efficace, questo lavoro appare come la sublimazione definitiva di un percorso artistico lungo quasi vent’anni e che qui tocca il punto più alto in termini di qualità melodica, bellezza sonora, forza poetica e capacità di impattare emotivamente l’ascoltatore. L’ampia varietà di soluzioni è sfruttata al meglio anche grazie a una tracklist orchestrata con sapienza, così che l’ascoltatore possa immergersi nei diversi mondi, sia sonori che narrativi, con la sensazione che essi siano diverse tappe di un unico viaggio. Delicato, graffiante o prorompente dal punto di vista musicale, disilluso, arrabbiato o speranzoso da quello dei testi, nel futuro proximo di Giardini c’è solo il meglio di ciò che l’artista ha saputo fare finora, utilizzato per migliorare ulteriormente e lasciarsi alle spalle i momenti meno riusciti.
VELOCITÀ: medio bassa.
IL TESTO: “Acqua, freddo e gelo ridono con me, aprono la bocca sotto alla mia fonte, levatoio è il ponte del mio cuore albino, del mio avere fretta nella fretta che non ho” da Graziaplena.
LA DICHIARAZIONE: “Un reticolato in cui la mente si perde per poi ritrovarsi rinnovata”.


