Lantern -Diavoleria
GENERE: post-hardcore, screamo.
PROTAGONISTI: sparsi tra vari comuni della Romagna ma ufficialmente based-in Rimini, i Lantern sono Daniele Castellano, Sergio Savini, Luca Sorbini, Marco Ricciotti e Michael Barletta.
SEGNI PARTICOLARI: formatisi a Rimini nel 2009, ‘Diavoleria’ è il debutto sulla lunga distanza dei Lantern. Un primo assaggio di questa giovane band l’avevamo giÀ avuto due anni fa, nel 2012, con l’EP ‘Noicomete’, uscito in estate con la Twotwocats Bad Tapes. Questo debut album è uscito agli inizi di gennaio in 300 copie in vinile e in free download per tre etichette: V4V, Flying Kids Records e Fallo Dischi.
INGREDIENTI: ‘Diavoleria’ incarna in meno di mezz’ora di durata la violenza dei La Quiete, la rapiditÀ degli Altro e la tensione dei Raein, dei quali è onnipresente lo spirito evocativo di ‘Nirvana’. Ma parlare di questo album, e dei Lantern in generale, come di una semplice ma perfetta sintesi di una scena musicale locale è alquanto riduttivo. In ‘Diavoleria’ c’è molto di più. C’è una venatura rock’n’roll fatta (anche) di assoli che non può passare inosservata, così come non passa inosservata la dimestichezza con cui si passa da una poetica dei testi che ricorda i Massimo Volume (‘L’invincibile S50’ e ‘Profeta’) all’apparente non-sense dei Verdena. Apparente sì, perchÀ© in fondo, in quelle parole e in quelle musiche , un senso ce lo troviamo. Mettiamoci pure intermezzi estratti da ‘Crimini e Misfatti’ di Woody Allen, menzioni a Paul Auster e Tony Wolf, interpretazioni del mondo femminile (‘Il segreto delle ragazze, il sangue’) e titoli con riferimenti al fumetto Blek Macigno e alla BMW S50, che lasciano intendere uno spiccato acume dei testi ma anche una certa intimitÀ che non guastano mai.
DENSITÀ DI QUALITÀ : ci sono alcuni dischi che quando le cose ti vanno male, una volta ascoltati, ti fanno sentire peggio. Nonostante ciò capisci anche che, in qualche modo, ti hanno compreso. Àˆ quello che capita ascoltando ‘Diavoleria’, una quasi mezz’ora di sogni infranti, prospettive non mantenute, delusioni e sfuggevolezza di un futuro intrappolato nel passato. ‘Diavoleria’ è un invito a riflettere nel presente con la consapevolezza di aver vissuto guardando sempre indietro. Il muro che si rompe in ‘Siberia’, meraviglia di atmosfera e di intensitÀ , è la somatizzazione del dolore provocato da questa consapevolezza (‘ Qualche giorno dopo cominciò a scrivere una raccolta di poesie, ora perdute, basate sulle tele della mostra: ciascun componimento prendeva il titolo da un quadro di Van Gogh. Furono le prime vere poesie che scrisse; più che un sistema per entrare nei quadri, erano un tentativo di riappropriarsi del ricordo di quel giorno. Ma prima che lo capisse dovevano passare molti anni’), mentre in ‘Mucchio D’ossa Copperpot’ lo sguardo tende a un futuro che non può fare a meno di dipendere dal presente (‘ Ti prego, Credimi ancora. Che resta sennò? Che resta di noi se falliamo? Se non inventiamo più il mondo, che resta? Dimmi, che resta?’). Ci sono anche temi religiosi e temi sull’amore, riportati dagli estratti di ‘Crimini e Misfatti’, che allargano ancora di più il campo di riflessione. La finale ‘Profeta’ rievoca atmosfere black À la Deafheaven, salvo poi soffermarsi in uno spoken word conclusivo: ‘ Non ci sarebbe mai stato bisogno di lavare via il sangue dalle ginocchia e le macchie verdi dai jeans. C’erano crepe nell’asfalto, squarciato dagli alberi piantati dentro la strada: profezie di terremoti futuri, che non sapevamo ancora interpretare. Ti ritrovo qualche anno dopo, per quattro anni pieni di storie, poi in un letto d’ospedale e poi mai più’. ‘Diavoleria’ è un disco che fa male, capace di farci ragionare e di risvegliare i sensi. Uno spaccato della realtÀ , una diavoleria, dalla quale cerchiamo di fuggire ma con la quale siamo costretti a fare i conti prima o poi.
VELOCITÀ : 8 brani sparati in poco più di 20 minuti.
IL TESTO: “Ti prego, Credimi ancora. Che resta sennò? Che resta di noi se falliamo? Se non inventiamo più il mondo, che resta? Dimmi, che resta?’, da ‘Mucchio D’ossa Copperpot”
LA DICHIARAZIONE: la band spiega il concept di ‘Diavoleria’ in un’intervista su RockIt: “Un giorno abbiamo pensato che diavoleria era una bellissima parola. In quel periodo io leggevo cose come Bergson, Heidegger, Freud, cose che mi hanno fatto riflettere sul concetto di memoria, di passato. Diavoleria come parola descrive sempre un marchingegno, qualcosa di inarrestabile, fuori dal tuo controllo, e si lega bene al concetto di coda, che poi è quello finito in copertina. La coda è una metafora del passato, come elemento anatomico è qualcosa che lascia sempre traccia dietro di te.”
UN ASSAGGIO: ‘Siberia’
IL SITO: Lantern – Bandcamp

