Live Report : Motta @Studio Foce Lugano(CH)

Preceduto dai Campos, gruppo pisano dai bei suoni elettro-acustici dal sapore dark, Francesco Motta entra saltando sul palco dello studio Foce quasi completamente gremito.

Come per me che è la prima volta che vedo l’artista pisano dal vivo, molti non vedono l’ora di vedere eseguiti dal vivo i brani dell’osannato La fine dei vent’anni uscito ormai un anno fa. Rodatissimo anche il gruppo che lo accompagna(alla batteria Cesare Petulicchio del BSBE, al basso Federico Camici, alle tastiere Leonardo Milani e alla chitarra Giorgio Condemi) che riesce a dare vita ad un suono coeso e potente mentre Motta si destreggia tra chitarra e doppio rullante (nei Criminal Jokers era il batterista).

Quando passa ai tamburi, Francesco dà ancora più potenza ai brani che sfilano tutti: l’inizio è con Se continuiamo a correreDel tempo che passa la felicità e Prima o poi ci passerà che però evidenziano un tuning non troppo azzeccato, cosa che si risolve con la successiva Mio padre era comunista dedicata ai genitori. Francesco salta, scherza e racconta qualche aneddoto come quello che ha portato alla realizzazione dell’album :”mi ci sono voluti cinque anni per comporre nove canzoni, la decima, non mi piaceva ma Riccardo Sinigallia mi ha convinto ad inciderla minacciandomi” ci dice prima de La fine dei vent’anni, oppure quando dal pubblico arriva un “sorridi” quasi si offende, mostrando con una punta di orgoglio il suo sorriso.

C’è spazio anche per un paio di brani dei Criminal Jokers: Fango e Cambio Faccia prima della prima pausa, ricordando che il cantante dei Campos era con lui in quel gruppo che faceva dieci persone a sera e che meriterebbe molto di più.

Una picchiata Roma stasera (che tanto deve ai Pan del Diavolo) e l’elettro-acustica Abbiamo vinto un’altra guerra raccontando che le amicizie servono, magari non per vincere la guerre ma almeno per le battaglie.

Il vero finale arriva con Prenditi quello che vuoi, nichilista, autodistruttiva e distruttiva visto che Francesco salta dappertutto urtando i divertiti musicisti e le attrezzature.

Un’ora abbondantissima di spettacolo con un frontman cresciuto dal basso e un gruppo ricco di tecnica e personalità che lo segue e lo aiuta a migliorare dei brani che già erano un ottimo esempio di commistione tra cantautorato e indie-rock. Motta va visto dal vivo.

 

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