Interview: The Afterglow
Il 20 febbraio è uscito Strong Words Softly Spoken, il nuovo album dei torinesi The Afterglow. Ho scritto ai ragazzi chiedendo di poter ascoltare il disco per scriverne poi una recensione e loro gentilmente me lo hanno mandato. Non sapevo certo quanto sarei rimasto sorpreso fin dai primissimi passaggi. Eleganza, molto spesso acustica e impreziosita dal piano, che trova completamento in magnifici arrangiamenti d’archi, attenzione, non solo in qualche brano, ma per tutte le canzoni presenti. Azzardo? Rischio calcolato? Sorpresa? Lo scopriremo in questa chiacchierata via mail fatta con Dave Timson, leader della band. Nel frattempo vi invito caldamente a scoprire questo “nuovo” volto dei ragazzi torinesi. A dire il vero la sostanza resta quella di una band che guarda al mondo musicale “made in Uk”, ma questa volta lo fa con una forma che mi pare richiamare addirittura un band come Ben & Jason, duo londinese che seppe smarcarsi con raffinatezza e stile dall’effimero calderone del New Acoustic Movement nei primi anni 2000 proprio grazie alla forza del songwriting e agli arrangiamenti molto curati. Tra i contemporanei trovo accostamenti con il buon gusto dei parmensi Winter Dies In June. Impossibile non rimanere colpiti dal piglio brioso di Going All Out, così come dall’andamento più avvolgente di Samel: in ogni brano le melodie non risultano mai in difetto e per fortuna il tutto, così ricco di suoni e particolari, non risulta mai troppo barocco o artificioso a tal punto da risultare pesante. Mi accorgo di aver scritto assai. Lasciamo che sia Dave a parlare…
Ciao ragazzi, come state? Da dove ci scrivete?
Ciao ricky, da Torino dove stiamo provando (nello stesso studio di registrazione nel quale abbiamo registrato il nuovo album) lo spettacolo live con cui debuttiamo sabato 5 marzo.
Sono ai primi ascolti dell’album e ammetto di essere senza parole. Avevate annunciato che sarebbe stato un disco diverso dai precedenti, ma…mi avete spiazzato. Da dov’è partita questa “voglia” o “necessità” di cambiare, sopratutto negli arrangiamenti?
Beh, siamo contenti di averti disorientato! Questa non è mai una brutta cosa nella musica no? In effetti volevamo un album molto diverso nelle atmosfere dai precedenti, e tu ci confermi che abbiamo centrato l’obiettivo…! In realtà, per venire alla tua domanda, non abbiamo sentito una voglia o una necessità di questo tipo di suoni e arrangiamenti in un momento preciso né tantomeno in tempi recenti. In realtà, appunto, noi abbiamo desiderato di arrivare a fare questo album, con questi suoni e queste orchestrazioni ti direi fin da quando abbiamo iniziato a suonare insieme, quasi vent’anni fa. Perché amiamo la commistione tra rock e strumenti classici, che tanti grandi artisti hanno sperimentato in tanti anni di Musica pop, e perché pensiamo sia la “veste” che meglio sottolinea e valorizza la qualità nel songwriting, che riteniamo essere un nostro punto di forza.
Sai, in passato tante volte questo ci è stato detto da produttori, giornalisti, addetti ai lavori autorevolissimi, e abbiamo finito per crederci e, a fronte di tanti altri difetti, di farne un vanto della nostra band. Siamo bravi songwriters, bando alle false modestie. E se così è, allora adesso siamo pronti e maturi per dare alle nostre canzoni il vestito da sera, quello che non è certo all’ultima moda, non è la produzione strafiga, non è attuale, vincente, innovativo, perché queste sono cose che, ahinoi, non ci sono mai appartenute. Ma è il cazzo di vestito da sera, quello lungo, nero, che non passa mai e che mette le curve dei nostri pezzi in risalto alla grande…! Siccome il vestito da sera è impegnativo da portare abbiamo aspettato, con pazienza, di sentirci pronti. Di essere in grado, ad esempio, di suonare accanto a orchestrali pazzeschi senza fare la figura dei cretini e di meritare il lavoro di un arrangiatore e musicista clamoroso come Marco Cimino, che ha cucito il vestito.
Un paio di anni fa, appena uscito Pills, parents & pigs, il nostro ep bello rock che ben conosci, dopo le ennesime lodi, manifestazioni di stima, singoli in radio giganti nonostante siamo figli di nessuno, ci siamo detti “Ok, ci siamo. Vestito da sera!”.
Sono canzoni che sono nate in forma acustica? Sento tanto la presenza della chitarra acustica in questo disco e c’è proprio l’idea di una partenza molto semmplice e lineare che poi è stata elaborata. Questi arrangiamenti sono nati con i pezzi?
Le nostre canzoni nascono tutte così. O alla chitarra acustica o al pianoforte. Poi certo, in passato, le abbiamo sempre portate in sala prove, con tutta la band, e le abbiamo trasformate in rock’n’roll. Stavolta no, stavolta nude come erano le abbiamo proposte a Marco, e lui ci ha aiutato a vestirle in questo modo stupendo.
Il titolo però pare essere in qualche modo un po’ un piccolo indizio: Parole forti, che a dire il vero non vi sono mai mancate, ma con una “pronuncia” piena di grazia e dolcezza, che è proprio quella che emerge in molti di questi brani…sbaglio?
Era una espressione che a mio parere esprimeva bene l’essenza del disco. I contenuti restano secondo noi densi, le canzoni sono ricche, sono colorate e piene. Ma sono, rispetto ai nostri standard, come sussurrate, a fior di labbra.
In ogni brano c’è uno strepitoso arrangiamento d’archi (ma non solo archi!), è stato difficile per voi, in studio, gestire la cosa?
Gli archi sono bellissimi, sono contento che lo condividi. E grazie al lavoro di Marco Cimino e di Dave Turbino (il sound engineer che ha curato tutta la parte tecnica del disco) le non poche, inevitabili, difficoltà del lavoro in studio si sono superate alla grande.
Non so se li avete mai ascoltati, ma vi confesso che questi intrecci acustici e di preziosissimi archi mi riportano alla mente un gruppo pop inglese degli anni ’90, ovvero Ben & Jason. In ogni caso ci sento tanta “Inghilterra”, della più classica, in questo disco…
E’ vero, e in realtà se ci pensi è il naturale prodotto dell’incrocio del nostro songwriting, che qualcuno ha definito di “britannica inglesità” per sottolineare che è proprio figlio di quella musica e di quelle influenze culturali, con gli strumenti classici che l’hanno arricchita e nobilitata.
Qualcuno vi potrebbe “accusare” (passatemi il termine) di aver soffocato la vena rock di brani come Everything tanto per non andare troppo inditero nel tempo. Che ne pensate?
Che Everything sta benissimo! Non è soffocata affatto, anzi è lì che guarda le sue nuove sorelline e se la mena perché lei tanto suona più forte!! 😉
C’è un brano che vi ha particolarmente emozionato, risentendolo a lavoro finito?
Ti rispondo in piena sincerità, tutti. Ognuno è stato un colpo al cuore. Perché suonano meravigliosi. E perché aspettavamo di realizzare questo da “una vita”, aspettavamo di poterci permettere questo, di esserne degni. Da quando piccoli e brufolosi abbiamo iniziato a “fare la band”. Attraverso tutte le cose, anche incredibili a ripensarci, che ci sono successe tra il debutto in un piazzale orrendo a Settimo Torinese e i concerti, i festival, le radio, gli studi blasonati in UK. E quando abbiamo sentito il risultato, e abbiamo potuto guardarci in faccia e dirci “Si cazzo, ne siamo stati degni!” è stato bellissimo. Come laurearsi, vogliamo metterla così?
Il 5 marzo ci sarà una serata di presentazione del disco a Torino, cosa devo aspettarmi?
Di essere invitato, ovvio! Perché non puoi perdertela…!
Dopo la data “zero”, chiamiamola così, come sarà portare in tour questo disco?
Complesso, perché significa muovere la band più almeno cinque orchestrali, con tutte le conseguenze che immagini. Ma ci stiamo lavorando sodo, vorremmo replicare la data del 5 marzo più volte possibile, almeno in Italia.
Con quale traccia potremmo chiudere la nostra chiacchierata? Vostra o di un altro gruppo, fate voi…
Con Everything, così ti facciamo contento!



