Rassegna della canzone d’autore @ Sanremo (IM)
Chiunque segua le sorti della musica italiana sa che il Club Tenco è un’istituzione importante, le cui scelte nell’assegnazione dei Premi e nel regolare i meccanismi del funzionamento della giuria delle Targhe generano spesso discussioni e, in qualche caso, polemiche. Purtroppo, questi aspetti rischiano di far dimenticare ciò che il Club fa per mantenere viva e omaggiare in modo consono la canzone d’autore, e ovviamente la Rassegna che si svolge annualmente è il momento clou degli sforzi compiuti in tal senso. Prima o poi, quindi, avrei dovuto andarci e quest’anno l’onore di essere stato incluso nella Commissione delle Targhe mi ha definitivamente spinto a passare il weekend nella città dei fiori a toccare con mano cosa si vive partecipando a questo evento. Purtroppo non ho potuto esserci per tutti e tre i giorni ma mi sono goduto solamente la serata di venerdì più tutta la giornata del sabato.
Negli ultimi anni, in qualche caso c’era stato uno scollamento tra la Rassegna della canzone d’autore e le consegne delle Targhe, ma stavolta è avvenuto tutto insieme, come tradizione vuole e per di più nella cornice storica di Sanremo. Durante la Rassegna, sono previsti incontri a mezzogiorno e nel pomeriggio e uno spettacolo musicale con diversi ospiti la sera a teatro. Gli incontri sono guidati da un tema scelto dal Club e chi si esibisce la sera deve suonare almeno una canzone legata al tema. Quest’anno il tema era molto semplice e aveva un nome e un cognome: Francesco Guccini.
Il mio primo contatto con la voglia del Club di omaggiare il Maestrone è avvenuto, come detto sopra, il venerdì sera al Teatro Ariston. Delle due serate posso dire che intanto la location è davvero stupenda e soprattutto ha un’acustica straordinaria: potrebbe sembrare un’ovvietà dire una cosa del genere per la sede storica di questa e altre manifestazioni musicali importanti, però andare lì e ascoltare con le proprie orecchie quanto si senta bene tutto quello che arriva dal palco è un’esperienza che va oltre quello che ci si possa immaginare. Poi dirò che il livello qualitativo dei set è stato sempre al massimo secondo quello che ci si può aspettare da ognuno dei protagonisti leggendone i nomi: è ovvio che da questo punto di vista ci siano state alcune cose migliori di altre, ma davvero tutti hanno dato quello che legittimamente ci si potesse aspettare da loro e questo è importante.
La considerazione principe su quanto visto e sentito all’Ariston, però, è una sola: la canzoni di Guccini possono essere interpretate in qualunque modo e rimarranno sempre capolavori. Questo avviene per una cosa che si tende a sottovalutare nelle opere sue e degli altri nomi leggendari della canzone d’autore italiana, ovvero la parte strettamente musicale. L’immaginario collettivo premia molto di più i testi e il timbro vocale, ma ascoltando le mille maniere con cui le canzoni di Guccini sono state rilette, è facile capire che senza una parte musicale forte non sarebbe semplicemente stato possibile farle venire così bene. Abbiamo ascoltato riletture basate ogni volta su qualcosa di diverso a seconda di chi le metteva in atto: i diversi modi di intendere l’essenzialità di Leonardo Pieraccioni (sì, proprio lui), Bobo Rondelli e Giovanni Truppi; la morbidezza ricca di elementi ma a suo modo asciutta di Pacifico e quella più rilucente e varia del gruppo di musicisti storici di Guccini; la calda passionalità di Carmen Consoli; la rotonda asprezza di Cesare Basile; l’emotività cameristica dei Tetes De Bois, la vellutata eleganza con tocco stravagante di Mauro Ermanno Giovanardi; l’equilibrio tra grazie e epica dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo con Vanessa Tagliabue Yorke; l’energico eclettismo folk del canadese Bocephus King che ha tradotto il proprio brano in inglese e la versione strumentale acustica di Armando Corsi. Immancabilmente, queste riletture sono state una gioia per le orecchie, quindi bravissimi gli artisti coinvolti a svolgere al meglio un compito non facile, ma senza una base di partenza buona tutto ciò sarebbero state impossibile e se l’opera di un autore può essere resa benissimo in tutte queste forme diverse, evidentemente c’è una qualità alta anche in un aspetto che si tende a sottovalutare.
Il resto dei set si è mosso sulle stesse coordinate specificate sopra, alle quali va aggiunta la classe senza tempo di Jacqui McShee, voce storica dei Pentangle, l’unica a non aver omaggiato il Maestrone. Il continuo rimbalzo tra tutte queste diverse declinazioni della canzone d’autore ha rappresentato un’esperienza intensa e emozionante. A ravvivare il tutto, la frizzante conduzione di Antonio Silva e i divertenti sketch di Paolo Migone durante i cambi palco.
Molto interessanti sono stati gli incontri tenutisi nella nuova sede del Club, dalla presentazione del nuovo canale web di Radio Rai dedicato interamente alla musica dal vivo (unico appunto: sarebbe stato bello sentire i dirigenti Rai parlare di spazi per la musica indipendente all’interno di questo canale, ma dalla presentazione non mi è sembrato che essa possa essere considerata, spero di sbagliarmi), agli interventi di diversi tra i musicisti impegnati la sera, all’attività gucciniana di scrittore presentataci dall’autore stesso con dovizia di particolari. L’atmosfera era sempre informale al punto giusto, perché tutte le persone coinvolte si sono rivelate anche abili comunicatori: sono stati tutti bravi a non prendersi mai troppo sul serio e a spiegare le cose con il livello di approfondimento giusto per catturare sempre l’attenzione del pubblico senza essere banali o superficiali. Bella, infine, l’idea di ulteriori momenti musicali nella zona storica di Sanremo all’ora dell’aperitivo, con tanto di piatti e vino a prezzi modici: la piazza scelta è molto suggestiva e l’atmosfera era piena di vibrazioni positive.
Il Club Tenco, in definitiva, ha fatto le cose per bene e i tanti artisti coinvolti hanno risposto al meglio per un weekend semplicemente trionfale. L’anno prossimo farò di tutto per esserci dall’inizio e chiunque sia appassionato di canzone d’autore dovrebbe fare lo stesso.



