Interview – Salvo Lupo
Peppino Impastato, Felicia Bartolotta, Pippo Fava, Rita Atria e le sorelle Pilliu: cinque nomi, cinque vicende, cinque modi differenti di opporsi a qualcosa. È questo il filo che tiene insieme “Cu avi lingua passa u mari”, un EP che non si limita a parlare di mafia, ma allarga il racconto alla denuncia dello strapotere, alla fedeltà ai propri ideali e al coraggio di chi decide di non piegarsi. Salvo Lupo ha scelto di trasformare queste storie in canzoni. Ne viene fuori un disco che mette in relazione persone e generazioni diverse, accomunate dalla scelta di reagire.
Quando hai iniziato a pensare a queste cinque storie come a un unico percorso e non più come a singoli episodi?
Ho iniziato a pensarle come un unico percorso quando studiandole, ed appassionandomi, mi sono reso conto che avevo voglia di raccontarle e che, sebbene in anni diversi, esisteva un filo che le legava.
Che cosa hanno in comune, secondo te, persone così diverse come Peppino e Felicia Impastato, Pippo Fava, Rita Atria e le sorelle Pilliu?
Credo che a legarli sia la ‘devozione’ verso i propri valori ed ideali.
Cosa ti interessava raccontare di queste figure che non fosse già contenuto nella loro dimensione pubblica?
Non so se dalla dimensione pubblica fosse già percepibile, ma sicuramente mi sono concentrato molto sul voler umanizzare queste figure. Provare a parlare delle emozioni che potevano provare. In un certo modo renderle più accessibili a tutte e tutti e non idealizzarle come delle eroine o degli eroi.
Hai parlato di una “potenza degli ideali” che ti ha spinto a scrivere. Quale delle cinque storie ti ha fatto sentire più forte questa sensazione?
In generale non ho una storia ‘preferita’. Sicuramente quella che fina da giovane mi ha appassionato è la storia di Peppino Impastato. Tuttavia, approfondendo le loro vite, ho avuto modo di entrare a contatto con la luce che queste figure emanano
Se dovessi spiegare il filo che unisce i cinque brani senza utilizzare la parola “mafia”, quale parola sceglieresti?
Penso che il filo che le unisce sia legato alla necessità di una società libera dalle ingiustizie, una società più equa.



