Interview: Revangels

Abbiamo intervistato i REVANGELS un mix di rock’n’roll ed euforia che vi spettinerà i capelli. Il loro ultimo disco raccontato, descritto ed altro ancora nelle risposte sotto. Buona lettura.

Ciao ragazzi, benvenuti, per chi ancora non vi conoscesse, raccontateci brevemente chi siete e da dove venite?

Siamo i The Revangels, una rock band nata tra Pavia-Monza e dintorni dall’incontro di quattro personalità diverse ma complementari.

Il progetto prende forma attorno a Enni (voce) e Ivan (chitarra), che rappresentano l’anima più melodica e viscerale della band. In un secondo momento si uniscono Dallas (basso) e Janky (batteria), portando un’identità più diretta, potente e legata all’hard rock.

Nel tempo siamo diventati molto più di una band: siamo un equilibrio tra caratteri opposti, tra istinto ed energia, tra ricerca emotiva e impatto sonoro. È proprio questa dualità a definire il nostro sound.

Negli anni abbiamo costruito il nostro percorso soprattutto dal vivo, suonando in contesti molto diversi: dai club ai festival, fino a palchi importanti come il Pistoia Blues Festival e il Rugby Sound Festival, passando per realtà come il Legend Club, Spaziomusica, il Bubble Fest di Pavia e numerosi eventi tra festival e circuiti live italiani.

Quali sono le influenze musicali che più hanno plasamato il vostro sound ed il vostro modo d’intendere la musica?

Le nostre influenze riflettono perfettamente la natura della band: due anime diverse che convivono.

Enni e Ivan hanno una forte matrice melodica ed emotiva, influenzata da realtà come U2, Bruce Springsteen e pop rock in generale. Il loro approccio è molto legato alla capacità della musica di creare connessione, trasporto e condivisione.

Dallas e Janky invece portano una componente più ruvida e diretta, che affonda le radici nel rock classico e si sviluppa fino all’alternative moderno, soprattutto per Dallas che, oltre al classic rock, raccoglie notevoli influenze da gruppi come Muse, Placebo, Nothing But Thieves.

Janky, per l’appunto, si ispira fortemente al classic rock anni ’70 — Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Deep Purple, Black Sabbath, The Doors — con una naturale evoluzione verso il grunge anni ’90, che ha influenzato in modo evidente il nostro ultimo lavoro.

Il risultato è un sound che unisce melodia ed energia: rock emotivo, ma anche potente, diretto e senza filtri.

Come nasce il vostro nuovo album “Here come the stars”?

“Here Come the Stars” nasce da un’esigenza di spingersi oltre: oltre i nostri limiti musicali, ma soprattutto oltre quelli umani.

È un lavoro che si interroga sulla natura dell’uomo, sulla sua connessione con qualcosa di più grande. Viviamo in una dimensione governata dalla dualità, ma all’origine — per come la percepiamo — esisteva un’unica coscienza.

L’album nasce proprio da questa tensione: il richiamo verso quell’unità perduta.

Siamo da sempre attratti dalle stelle in modo quasi ancestrale. Rappresentano una meta, ma anche una memoria. Il nostro percorso, anche sulla Terra, è fatto di esperienze che ci avvicinano a qualcosa di più grande.

La musica diventa quindi un mezzo di ricerca, oltre che espressivo.

Dal punto di vista sonoro, il disco segna un’evoluzione importante: più diretto, più crudo, con influenze grunge più evidenti rispetto al passato, ma sempre con una forte componente melodica che resta nel nostro DNA.

Com’è nata la vostra collaborazione con Pietro Foresti?

La collaborazione con Pietro Foresti nasce dalla volontà di crescere.

Sentivamo il bisogno di un confronto esterno, di qualcuno che potesse aiutarci a mettere a fuoco il nostro potenziale senza snaturarlo.

Pietro ha avuto un ruolo fondamentale: ha lavorato sul suono, sugli arrangiamenti e sulla direzione artistica, aiutandoci a rendere più efficace quello che già eravamo.

Siamo rimasti colpiti dal vostro brano registrato presso gli studi di Abbey Roads. Che esperienza è stata?

Registrare agli Abbey Road Studios è stato uno dei momenti più significativi del nostro percorso.

È un luogo che non ha bisogno di presentazioni: lì dentro senti la storia della musica. Per noi è stato un mix di emozione, responsabilità e consapevolezza.

Un altro momento che ci ha segnato è stato vivere l’esperienza di suonare con gli U2 alla O2 Arena: quegli attimi hanno rafforzato la nostra visione del live, non solo come concerto ma come connessione totale con il pubblico.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Il nostro obiettivo è semplice: continuare a suonare e portare la nostra musica il più possibile dal vivo.

Negli anni abbiamo costruito tanto sul palco, ed è lì che vogliamo continuare a crescere. Dai grandi eventi ai contesti più raccolti, ogni live per noi è un’esperienza reale di scambio.

Abbiamo avuto anche esperienze importanti fuori dal live: passaggi su RAI, partecipazioni a compilation come Hit Mania e collaborazioni con brand come Honda.

Ma il futuro resta legato alla musica suonata, al contatto diretto con le persone, alla possibilità di raggiungere un pubblico sempre più ampio e, soprattutto, sempre più coinvolto.

Perché alla fine, tutto quello che siamo… succede davvero solo lì: sul palco.

Foto band Sara Albegiani IG @liberadiluce

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