Interview – Jhonny Cannuccia

Fuori in occasione della festa della donna “8 Marzo 1998”, il nuovo singolo di Jhonny Cannuccia. Un pezzo che mescola una melodia pop a un cantato più hip hop. “8 Marzo 1998” è una canzone in cui Jhonny, nel suo stile, racconta la propria giovinezza e allo stesso tempo prende spunto dal passato per una riflessione sull’amore, le donne e le relazioni nel presente.

“8 Marzo 1998” è una dedica all’amore, alla leggerezza e a prendere la vita con più leggerezza e rispetto nei confronti degli altri. Jhonny Cannuccia si reinventa a ogni canzone e in questo brano sa farci ballare e riflettere insieme.

Lo abbiamo intervistato!

Ciao Jhonny, bentrovato! Dopo l’alba dei quarantenni, parlaci del tuo nuovo brano. Perché proprio l’8 marzo del 98? E’ stata un anno particolare?
Ciao a tutti e grazie per l’invito. Il 1998 è l’anno che ha segnato l’inizio della mia adolescenza. Le superiori, i primi viaggi dalla periferia a Roma, eravamo il mitico 1 g dell’ itis Enrico Fermi, giá dai primi giorni do scuola si capiva l’andazzo che avremmo preso negl’anni successivi. L’8 marzo invece a Roma succedeva una cosa meravigliosa, tutti i ragazzi si riversavano all’uneur storico parco giochi dell’eur. era una giornata epica che mi ha lasciato bellissimi ricordi

Nel pezzo sui quarant’anni parlavi di sentirti ancora ventenne: in “8 Marzo 1998” torni proprio a quell’età. È stato un modo per riconnetterti con quella versione di te?
Diciamo che sto facendo una cosa che potrebbe sembrare strana agli occhi di molti, continuo a coltivare un sogno. Quest’anno faccio 42 anni, ho una famiglia, una moglie, 3 bellissime figlie, un lavoro, ma nonostante questo continuo a fare musica. Io mentalmente mi sento vent’anni. 

Nei tuoi ultimi brani c’è un filo conduttore generazionale molto forte. Ti senti un “narratore” della tua generazione?
Credo che arrivato a quest’età qualcosa da raccontare ce l’ho. Sono entrato in cantiere che avevo 12 anni. L’inverno a scuola e l’estate a lavoro, a 14 anni riuscivo tranquillamente a mettere benzina al motorino senza chiedere soldi a nessuno e stando a contatto con persone più grandi di me e soprattutto differenti anche tra di loro ho visto e sentito cose che oggi un pischello se le sogna e quindi provo a portare un pó di tutto questo nella musica

Nella scorsa intervista raccontavi che molte idee sono nate in momenti casuali, anche di notte. Com’è nata invece questa canzone: di getto o con più lavoro di costruzione?
Tranne il ritornello anche questa è nata di notte e di getto. Intro e strofe sono andate lisce ma col ritornello mi sono intoppato. Considera che ho cominciato a scriverla nel 2023 per poi accantonarla fino a quando il mitico Andrea Pronzati mi ha mandato un audio col giro di chitarra di quello che adesso è il ritornello da li tempo 2 settimane e il master era pronto. 

Dopo anni tra band e progetti diversi, oggi ti senti arrivato a un tuo suono definitivo oppure sei ancora in evoluzione?
Non mi posso fermare nella ricerca, vorrei fare sempre di più per superare ogni mio limite. Per spiegare meglio quello che ho in testa posso dire che è entrato in pianta stabile Paolo Minciotti (coautore di fuori tutto e buon compleanno) nella composizione quindi con Andrea siamo in 3 tutti con un bagaglio musicale diverso ed è inevitabile contaminare, mescolare, stravolgere. Andrea e Paolo non si conoscono di persona li ho messi in contatto io, grazie a whatsapp ho fatto un gruppo e adesso ogni tanto arriva un’idea di uno piuttosto che dell’altro. Loro sono i musicisti con cui ho piú affinità e questo è l’immenso potere della musica, fondere 3 persone in qualcosa che si speri piaccia alla gente

Se potessi parlare al ragazzo che descrivi nella prima strofa, cosa gli diresti oggi?
Di stare attento alla donna. Ahha scherzo ovviamente. Gli direi di non smettere mai di sognare perchè fa rimanere giovani nella mente e nel cuore.

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