Nebüla: le circolarità di altri pianeti sonori

Un titolo evocativo per la salentina Nebüla ovvero Azzurra Buccolerio: esce “Urobori” e cosa significa di preciso ce lo dirà lei tra poco in questa intervista che non potevo lasciarmi scappare visto che sin dal primo ascolto di queste 6 tracce ho avuto la sensazione di star dentro le trame di progetti internazionali davvero distanti dalla banalità del pop commerciale a cui siamo abituati (o co vogliono abituare). Ennesima bandiera di rivoluzione per un disco che coniuga la forma canzone alla ricerca strumentale, al suono, alla scoperta di nuove forme… in bilico a richiamare le evanescenze di Björk e tantissimo altro… mi abbandono e mi lascio trasportare. Come se questo flusso di coscienza che a volte si aggrappa a forme di “pop-rock”, sembri provenire da lunghe sequenze raccolte da improvvisazioni… e per certi versi, non sono andato molto lontano…

Decisamente derive e ciclicità di futuro… e di passato… questo EP è denso di chiavi di lettura e di ispirazioni. Partiamo dal titolo: cosa significa Urobori?
Gli Urobori rappresentano due serpenti che si mangiano l’un l’altro. Nel singolo ad esempio questa immagine può rappresentare la ciclicità inquietante di un musicista in una settimana fra mille lavori, all’alba del giovedì inizia a respirare, a pensare che potrà riappropriarsi del lavoro che vorrebbe fare unicamente, SUONARE. Se questo simbolo lo allargo ad altri concetti più “Universali” posso scorgere il ciclo infinito che è la Vita di noi esseri mortali sulla Terra. Io spero di rinascere Albero dalle mie ceneri.

Come a provocazione: la ricerca di suoni altri e di forme altre… poi comunque sempre diamo un appiglio alla forma canzone. Secondo te perché? Una totale rottura è possibile?
In verità ho comunque modificato il mio modo di cantare canonico saranno i 40′, ma mi sono stancata di “gridare”. I pezzi hanno una voce più sfumata nei suoni del contesto. Vorrei nelle produzioni future non mettere affatto la voce e creare pezzi totalmente strumentali. Sfatiamo il mito italiano che un progetto solista deve essere cantautorale. Fortunatamente esiste Daniela Pes.

Sono splendidi le soluzioni digitali. Come le avete studiate e ricercate?
Sono suoni ibridi, ho utilizzato il DeepMind 6, più altri giochi analogici del mio produttore in questo Ep, Giovanni Calella. Di base sono “spippolamenti miei notturni”.

E splendide sono quando si innestano con il sax e le chitarre e altro di “vero”… in qualche modo chi va incontro a chi? Il suono reale al digitale o viceversa? Se ha senso chiederlo…
Gli incastri con il mio chitarrista Antonio Marinelli e nascono da lunghe sessioni di prove che piano piano hanno portato tutti e tre a un maggiore interplay sonoro.

E del tuo sax? Hai cercato forme di suono nuovo per uno strumento così iconico e riconoscibile? Dentro “Derive” ha un fascino straordinario…
Per il sax vorrei creare nuovi pezzi in cui diventa protagonista e crea un riff di varie armonizzazioni da poter riprodurre anche live. Sono ancora in ricerca e studio di suoni processati dal sax ai pedalini vari. Non finiremo mai di imparare…

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