Interview – Frida Martini

Dopo aver firmato brani per alcuni dei nomi più importanti della musica italiana, Frida Martini decide di spostare il fuoco su di sé e sulla propria voce. “Platonico”, uscito lo scorso 6 febbraio, è il quarto singolo che anticipa il suo primo lavoro album e racconta una storia che non esplode, non si consuma, ma rimane sospesa. Un brano che parla di due visioni della vita che non coincidono, di desideri che non trovano forma. Con una scrittura matura e una produzione elegante firmata da Vincenzo Leone, Frida esplora il confine sottile dell’amore non vissuto. Un passo importante verso un debutto discografico molto atteso.

“Platonico” racconta una storia che non è mai iniziata davvero. Da dove nasce l’esigenza di dare voce a qualcosa che di solito resta nel territorio del non detto?

Perché il non detto è un altro mondo, dove convivono ombre, desideri, segreti.

Raccontarlo è stimolante, cerco di entrare in quei posti mentali che nessuno osa sfiorare.

La canzone mi permette di fare tutto ciò, oltrepassare il confine tra ciò che esiste e ciò che potrebbe essere.

Nel brano convivono due modi opposti di stare al mondo: movimento e radici. Quale senti più vicino a te?

Entrambi e nessuno dei due. Credo che proprio in questo contrasto ci sia la mia verità: la voglia di libertà che convive con la paura di perdermi. Non riesco a collocarmi fortemente in un modo netto, trovo questo atteggiamento necessario per sopravvivere alla noia.

Hai voglia di raccontarci come è stato lavorare al fianco di Vincenzo Leone?

Lavorare con Vincenzo è come trovarsi davanti a uno specchio: non ti dice cosa fare, ti obbliga a guardare ciò che sei, a fare i conti con la tua voce, con le tue imperfezioni. È una guida silenziosa, quasi mistica, è un compagno di viaggio leale.

Arrivi a questo singolo dopo una lunga esperienza come autore per altri artisti. Cosa cambia quando sei tu a metterci la faccia?

Quando scrivi per altri puoi creare mondi sicuri, quando sei tu, ogni frase è un rituale, anche un rischio, perchè ti esponi, ti assumi ogni responsabilità, è un atto di sopravvivenza: o ti travolge o ti trasforma. Io voglio trasformazione.

Che tipo di viaggio emotivo dobbiamo aspettarci dal tuo primo disco?

È un viaggio nell’amore in tutte le sue forme: gioia, vulnerabilità, disperazione. Ogni canzone è un tassello. Voglio che chi ascolta senta il brivido di amare e perdere, di cercare e ritrovarsi, come se stesse camminando su un filo sospeso tra piacere e dolore.  Vorrei che il disco lasciasse un vuoto all’ascoltatore, per dargli la forza di colmarlo con la vita reale, con la fame di vivere.

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