Intervista: Davide Sammarchi
Abbiamo sentito Dvide Sammarchi, un artista che tra neo classica e sperimentazioni sonore che ci ha accompagnato alla scoperta del suo nuovo album La Risata dei Gabbiani, un lavoro intriso di mare, legami umani e ricerca di leggerezza parlandoci di ispirazione, collaborazione e visione artistica.
foto: Alessia Iacovozzi
IR: Il tuo nuovo disco si intitola La Risata dei Gabbiani. Come nasce questo titolo e cosa rappresenta per te questo suono così particolare?
DS: Il titolo nasce da piccoli stormi di gabbiani che passano spesso, alle porte dell’alba, davanti alla finestra della mia camera. Ridono molto tra di loro e proprio dal suono della loro risata, inizialmente responsabile della mia insonnia di quei giorni, che è nata l’idea del concept dietro il disco. Il significato di quel suono è per me il senso di comunità, i legami umani e la ricerca della leggerezza insieme a loro.
IR: Hai pubblicato cinque album in soli quattro anni: come riesci a mantenere una produzione così costante, senza sacrificare la qualità e l’ispirazione?
DS: In generale vivendo l’arte in tutte le sue forme, dalla letteratura al cinema, passando per la fotografia. Mantenere questo sguardo artistico sul mondo ti permette di mantenere ‘il fuoco creativo’ dentro di te. Almeno per me funziona così. Ma in generale credo si vada a periodi, se sono in una fase creativa la lascio fluire, ma se dovesse arrivare un periodo di minore urgenza lo accoglierei allo stesso modo.

IR: Nel tuo nuovo lavoro emergono forti richiami al mare, ai porti, alle leggende. In che modo questi elementi hanno influenzato la scrittura e la composizione del disco?
DS: Nella prima fase di scrittura, tendenzialmente, i brani nascono da processi istintivi, da improvvisazioni sonore senza necessariamente cercare di rappresentare un concetto chiaro. È nella fase successiva che cerco di trovare un filo conduttore tra di essi. Da lì aggiungo tutti quei piccoli dettagli, quelle sfumature che rendono delle storie singole un racconto. Il mare ce l’ho sempre accanto e mi influenza anche inconsciamente, le leggende appartengono invece alla fase di ricerca concettuale per il disco.
IR: Hai collaborato con artisti internazionali come Fazikat Mubarak, Chiara Dubey e Daniele Mammarella. Come sono nate queste collaborazioni e cosa hanno portato al progetto?
DS: Daniele e Fazikat sono amici ed artisti fantastici che conosco da tempo, fanno parte di quei legami umani che questa città mi ha permesso di costruire. È stato molto naturale il ritrovarci a suonare assieme ed è nato semplicemente con l’intento di divertirci e vedere poi cosa sarebbe uscito, senza alcuna pressione. Chiara è un’artista che conosco da tempo e di cui sono un grande fan, ci siamo conosciuti ascoltando i nostri lavori a vicenda e ho sempre sentito una connessione artistica tra le nostre due visioni. È stato un onore ospitarla in questo progetto. Tutti hanno portato la propria libertà, hanno segnato rotte nuove a cui nella mia navigazione solitaria non avrei mai pensato.
IR: “La Risata dei Gabbiani” sembra quasi un invito alla leggerezza, al gioco, al non prendersi troppo sul serio. Quanto è importante per te questo messaggio, anche nella tua vita personale oltre che artistica?
DS: In questo periodo sto leggendo ‘Luce d’estate ed è subito notte’ di Jón Kalman Stefánsson, lui definisce così la risata ‘Fa bene ridere, una sonora risata è un miscuglio misterioso di beatitudine e oblio, ci sciogliamo nel riso, ci liberiamo al di sopra della nostra personalità, diventiamo esseri umani più che persone’. Direi che riscoprire la leggerezza può essere salvifico in un periodo storico dominato dalla frenesia, dalla iper-produttività.
IR: Come trovi l’equilibrio tra le influenze classiche e quelle contemporanee nella tua musica?
DS: Semplicemente cerco di non pensare molto ai generi, perchè credo che rinchiudersi in una scatola sia solo un limite alla creatività.
IR: Il tuo esordio è avvenuto nel 2021 con And In Silence I Found My Voice. Guardando indietro, come senti di essere cresciuto come artista da quel primo lavoro ad oggi?
DS: Sicuramente con meno paura di sbagliare. Ho accettato l’idea che le cose sono imperfette che non devi necessariamente ambire alla perfezione per raccontarti.

IR: Come porterai questo disco dal vivo? Saranno dei solo show?
DS: Lo strumento principale per il live di questo disco è la Roli Seaboard e saranno principalmente solo show. Le versioni live dei pezzi saranno piuttosto diverse da quelle del disco, ma ho sempre vissuto così la musica dal vivo, come un divenire costante.
I brani crescono sempre insieme a te. Il disco è una fotografia, un punto di passaggio, ma è giusto che dal vivo la strada continui.

