Interview – Proia
Esce venerdì 28 aprile 2023 “Il controesodo”, il nuovo EP di proia, una raccolta in cinque tracce con cui con cui l’artista ci accompagna in un mondo di “musiche fragili come case antiche”. Un progetto art pop con influenze cantautorali da ascoltare senza pregiudizi, lasciando che l’orecchio si faccia testimone di una vita che altro non è che un “catalogo di storie”.
Ne abbiamo parlato con l’artista:
Come nasce la figura artistica di Proia e cosa contraddistingue la sua musica?
Nasce con la presa di coscienza di poter scrivere musica e parole. Prima non lo facevo, ero certo che non ne sarei stato capace e non ci ho mai provato. Poi ho suonato in varie band, ho scritto recensioni di dischi e conosciuto persone stimolanti. Tutto questo mi ha spinto a provare. Ora non saprei esprimermi in altro modo, scrittura a parte.
Raccontaci “Il Controesodo”: come è nato e come è stata la sua lavorazione?
La lavorazione dell’EP è stata molto veloce. Partivo da altre idee, avevo altri programmi. Volevo fare musica diversa da quella che è uscita. Poi mi sono reso conto che venivano fuori pezzi tutti più o meno della stessa tipologia, che parlavano quasi delle stesse cose. Quando succede questo non puoi fare molto, se non assecondare questa spinta che viene da non si sa dove. Quindi la scrittura delle canzoni è stata molto rapida, quasi di getto. Poi la produzione ha richiesto più tempo, ma i pezzi sono molto vicini alla loro forma iniziale, e li ho voluti lasciare così.
Come descriveresti il concetto di “art-pop” nella musica?
Credo che sia un’etichetta come tante, che può racchiudere musica di tutti i tipi, da Robert Wyatt a gli Stereolab. Tuttavia è un concetto abbastanza astratto che si può adattare a tutta quella musica popolare che ambisce a qualcosa di più, che riesce a sintetizzare in pochi minuti le cose alte e le cose basse.
Cosa ne pensi della scena musicale italiana e come pensi di poterla arricchire?
Io penso già di averla arricchita, seppur con un contributo minimo. Mi piacerebbe che le mie canzoni, soprattutto le prime, vengano ascoltate tra qualche anno e che qualcuno dica: “cavolo ma questa roba era avanti”. Ma comunque ho la sensazione di non aver ancora fatto abbastanza, che il solco lasciato sia ancora troppo stretto. Vorrei allargarlo. Della scena musicale italiana ascolto pochissimo, perché vorrei essere il più originale possibile, senza riferimenti o binari da seguire.


