Interview: Martino Adriani
Lo scorso 2 dicembre è uscito Occhi, il terzo album di Martino Adriani. Il disco parla di storie di amori e di mostri, di occhi e di posti, con una scrittura diretta alle emozioni e una sensibilità pop sfumata qua e là da colori vintage, dissonanti e psichedelici. Il cantautore ci ha mandato un serie di approfondimenti su diversi aspetti della sua musica, e noi volentieri li pubblichiamo.
COME NASCE OCCHI
Diverse canzoni del disco son state scritte fra il 2018 e il 2019, periodo in cui ero di casa a Roma. Il resto è nato dalle ceneri del Covid, nei due anni successivi (ad eccezione dell’ultimo singolo, “Lampadina”, che ho scritto ed inciso in tempi recentissimi), in Cilento. In questo album mi son lasciato ispirare dalla potenza e dall’elettricità di certi sguardi…magnetici, intriganti, teneri , dolci, cupi, bugiardi. Ci sono gli occhi di tante persone nelle undici tracce: occhi che mi hanno commosso, che mi hanno fatto innamorare, che mi hanno ferito, che mi hanno dato quiete.
LA PRODUZIONE
L’album è stato registrato allo storico Natural Quarthead di Ferarra; la produzione artistica è firmata Manuele Fusaroli (negli anni producer di The Zen Circus, Bugo, Nada, Luca Carboni, Nobraino, Tre Allegri ragazzi morti, Mezzosangue) e Michele Guberti. Ho sempre avuto grande ammirazione per Manuele Fusaroli, guru della musica indipendente degli anni 2000, e speravo di arrivare prima o poi a lui. Grazie a una conoscenza in comune ci siamo sentiti telefonicamente, gli ho girato i provini voce e chitarra dei miei brani, gli son piaciuti e…dopo un paio di mesi ero a Ferrara a registrare l’album! Lì ho conosciuto anche Michele Guberti, pilastro dello studio, anche lui produttore super e persona stupenda. E’ stata una grande esperienza!
INFLUENZE E ASCOLTI
Non so quanto e se mi abbiano influenzato, ma il periodo in cui l’album è stato registrato i miei ascolti quotidiani erano Deerhunter, Yo la tengo, Devendra Banhart, Grinderman, Swans, Jhon Cage, Paolo Conte, Andrea Laszlo De Simone.
Rock, new wave, noise, garage, industrial sono invece i generi con cui son cresciuto e che tutt’ora prediligo; i Beatles e John Lennon mi hanno aperto un mondo; Nick Cave è l’artista di riferimento; gli Swans (scoperti tardi), i Beitur, Yo la tengo le band che riescono sempre a catturarmi l’anima. Del panorama italiano amo i mostri sacri del cantautorato (Paolo Conte, Giorgio Gaber, Fabrizio De Andrè, Lucio Dalla su tutti), e sono legato visceralmente a tutto ciò che è stato CCCP/CSI/PGR.
PERCHE “OCCHI”
Mi sono accorto, solo dopo aver ultimato il disco, che gli occhi fossero un elemento ricorrente e, spesso, predominante. In ogni canzone c’è un’ispirazione generata dalla potenza di sguardi che trasmettono sensazioni e stati d’animo differenti e contrapposti: sono teneri o cupi, dolci o bugiardi, arrabbiati o incompresi. Ci sono occhi pieni di bombe di un amico incompreso, occhi che si incontrano, si innamorano e poi si allontanano. Occhi sinceri di una madre, occhi che sorridono ma nascondono affanni. Occhi di un viaggio che passa per Mumbai e per l’Inghilterra, che attraversa l’Italia, da Napoli a Venezia, ma non scorda i paesi di provincia, quelli delle radici. Un viaggio che si conclude nello sguardo della persona amata, la Venere che riesce a regalarci quiete.
PERCHE DEFINISCI IL TUO GENERE POST-CANTAUTORATO?
Faccio un po’ fatica a definire il mio genere, non riesco a classificarlo. Mi sento un ibrido. Il mio è un pop “imbastardito” da una moltitudine di influenze e colori. E non mi sento un cantautore “classico”. Ecco, data questa poca chiarezza mi sono autodefinito “post-cantautore”.
CAMBIAMENTI RISPETTO AGLI ESORDI
Son cambiato molto! Il mio percorso ha avuto negli anni notevoli mutamenti, che hanno riguardato sia la musica che i testi. Le canzoni degli esordi sono caratterizzate da una vena molto ironica, a tratti comica, scudo per ribellarmi alle convenzioni culturali e per raccontare quelle che erano le mie turbe. Già con l’ultimo album, E’ in arrivo la tempesta, ho deciso di mettermi a nudo scrivendo canzoni più dirette, molto intime e personali. Con Occhi ho fatto lo stesso, dedicando ai testi ancor più tempo, cura e dedizione. In più, grazie alle esperienze, alle conoscenze, alle competenze messe in bagaglio in questi anni, il mio approccio è cambiato, durante ogni fase, da quella primordiale della scrittura a quella delle registrazioni a quella del mix. Mi sento cresciuto molto, più consapevole e so cosa voglio o cosa non voglio dalle mie canzoni.

PERCHE I CARATTERI CINESI PER SCIVERE OCCHI IN COPERTINA
L’idea di usare un ideogramma nasce dalla necessità di sottolineare il valore grafico più che fonetico della parola “occhi”. L’ideogramma stilizzato non è altro che un modo per arrivare visivamente e simbolicamente al succo stesso del titolo del disco che diventa così afferrabile e identificabile immediatamente, nella nostra memoria fotografica. Il suono “Occhi” diventa un simbolo, dunque diventa informazione solida che l’occhio stesso percepisce con maggiore immediatezza, maggiore automatismo.
TEMA RICORRENTE NELL’ALBUM L’AMORE. SPECIE QUELLO CHE FINISCE.
E’ difficile “sopravvivere” all’“’amore che muore”, a certe improvvise distanze, all’amara nostalgia di un incanto svanito. Ancor più dolorosa è la perdita di fiducia nell’amore, che però paradossalmente può trasformarsi in una liberazione.
IL BRANO CHE TI RAPPRESENTA DI PIU
Ci sono posti del cuore e posti dell’anima da cui è difficile allontanarsi. E ci sono mostri difficili da domare. “Mostri” è il brano che mi sento più cucito addosso.
IL TOUR
La data zero sarà a Parma, città in cui vivo, al Borgo Santa Brigida, sabato 28 gennaio. A seguire: 8/2 Secret Showcase – BOLZANO; 17/2 Draft – VALLO DELLA LUCANIA (SA); 18/2 35 Live – CAVA DE’ TIRRENI ; 19/2 Papel – MONTEROTONDO (RM). Il calendario è in continuo aggiornamento.
PENSIERO SUI CANTAUTORI ITALIANI CONTEMPORANEI
Attualmente sto ascoltando davvero poca musica italiana. Posso dirti però gli album di cantautori nostrani che ho più apprezzato e ascoltato, negli ultimi anni: “Uomo donna” di Andrea Laszlo De Simone, “Cosa faremo da grandi” di Lucio Corsi, “La violenza della luce” di Gianluca De Rubertis, “Poesia e civiltà” di Giovanni Truppi.
PROGETTI FUTURI
Ora tocca pensare ai Live! Lo showcase di presentazione si terrà a Parma, città in cui vivo, al Borgo Santa Brigida. A seguire: 8/2 Secret Showcase – BOLZANO; 17/2 Draft – VALLO DELLA LUCANIA (SA); 18/2 35 Live – CAVA DE’ TIRRENI ; 19/2 Papel – MONTEROTONDO (RM). Per questo primo blocco di date proporrò un set acustico: ad accompagnarmi ci saranno le mie chitarre e il violino di Giulia Chiapponi. La primavera, poi, potrebbe riservare qualche sorpresa.
APERTURE, COLLABORAZIONI
Ho avuto la fortuna di avere a che fare, in ambiti e contesti differenti, con artisti di spicco del panorama italiano. Ho aperto una serie di show-case a Cristiano Godano, qualche anno fa, in giro per l’Italia. L’ho conosciuto nel 2013 al Giovivendo, Festival che organizzo in Cilento, e c’è stata subito una bella empatia fra di noi. Lo stesso è capitato con Giorgio Canali, con Lorenzo Kruger (quest’ultimo ha anche curato la regia del videoclip di Bottiglie di Chianti, brano tratto dal mio secondo disco “E’ in arrivo la tempesta”). Ho un gran bel ricordo anche delle aperture a Bugo e a Lo Stato Sociale.
GLI EFFETTI DELLA PANDEMIA SULLA MUSICA
La pandemia ha messo a nudo dei problemi strutturali e culturali atavici e mai risolti in Italia, dando vita a una crisi che ha colpito soltanto gli artisti piccoli e medi, lasciando indenni i colossi del mainstream. Dunque andrebbe sostenuto quello che è un “sotto-settore”, visto che, chi sta “in alto”, di problemi non ne ha. I discografici sono costretti a dedicare il loro tempo e le loro energie esclusivamente alla ricerca di nuovi artisti che siano garanzia di attrazione per i giovanissimi e, ovviamente, ai soliti mostri sacri. In mezzo c’è un mondo messo sempre più all’angolo. La pandemia ha di certo amplificato tutto ciò, generando anche una crisi dei concerti, che colpisce le piccole categorie citate sopra, in lizza per una manciata di luoghi. Mi chiedevi cosa manca? Un approccio alla musica, da parte delle autorità, ma anche da parte del pubblico “che conta”, diverso, simile a quello dell’Inghilterra, a cui siamo indietro anni luce. C’è un problema culturale: né più né meno.
COME NASCE LA PASSIONE PER LA MUSICA
Ricordo i primissimi approcci con la musica: all’età di 8-9 anni, davanti al televisore, mi ritrovai a guardare con gli occhi curiosi di un bambino l’esibizione dei Quintorigo a Sanremo col brano “Rospo”, e me ne innamorai follemente (forse per “riconoscenza”, più di venti anni dopo, ho voluto dare lo stesso titolo a una mia canzone); qualche tempo dopo recuperai in un vecchio scatolone in soffitta una musicassetta di mio padre: “Mio fratello è figlio unico” di Rino Gaetano, e la divorai per mesi e mesi; in età pre-adolescenziale, ricevetti come regalo dai miei la VHS del Magical Mistery Tour dei Beatles e da mio nonno una chitarra, con cui ho composto la mia prima canzone (che non dedicai alla mia fidanzatina -mi sono riscoperto romantico in tarda età- ma alla mia vicina di casa che non sopportavo). Credo che queste siano state le prima piccole scintille d’amore verso la musica!
I SINGOLI
“L’amore che finisce” è il tema trattato nei due singoli che hanno anticipato “Occhi”, ovvero “Rospo” e “Tanqueray”. Anche “Lampadina”, ultimo singolo estratto, parla di turbolenze amorose. Ma diversi sono i vissuti di ogni brano e diverse sono le reazioni di fronte alla fine. “Rospo” descrive la malinconia di una relazione perduta. L’assenza della “lei amata” si trasforma in tormento, in solitudine, in smarrimento. Il tentativo di recuperare il rapporto e le false speranze regalano angoscia. Non rimane che il rancore verso chi prometteva “l’America” ma poi si è presentata con un improvviso addio. “Tanqueray” racconta le varie fasi di una relazione senza lieto fine, da quella estasiante dell’innamoramento al gelo del distacco Quando la perfezione e l’idillio dell’incontro più appassionato e puro finiscono per risolversi in improvvise distanze, a cui segue l’amara nostalgia di un incanto passato e, ormai, evanescente. E’ una canzone rassegnata e disillusa. “Lampadina”, invece, è canzone incazzata e beffarda, ed esprime un sentimento di rancore ma nello stesso tempo di rivalsa nei confronti di “lei che pareva essere la ragazza dei sogni ma poi si è rivelata un grande abbaglio. Quando a posteriori ci rendiamo conto che la perdita di un amore può trasformarsi in una grande liberazione.
DOVE SEGUIRE MARTINO ADRIANI
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