Interview – Freak Show
Dal 18 marzo 2022 è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming “Stand Up”, il nuovo singolo dei Freak Show. Il brano nasce sull’onda emotiva delle manifestazioni di piazza diffuse in tutto il mondo tra il 2018 e 2019 per la salvaguardia del pianeta. E’ un pezzo arrabbiato, amaramente ironico e, purtroppo, molto realista. Spiega l’artista a proposito del brano: “Stand Up è il nostro manifesto ecologista: il pianeta sta soffrendo e l’invito ad alzarsi (“stand up”) è rivolto soprattutto ai più giovani perché prendano coscienza, si ribellino e indichino con chiarezza i responsabili del disastro ambientale e climatico. Perché se una speranza esiste non può che sorgere intorno alle nuove generazioni.“
Il videoclip si apre con una chitarra funk, un ritmo incalzante ed un nero scenico che fanno da cornice ad una voce decisa, scaraventando sull’ascoltatore tutto il peso di ogni singola parola del testo. La telecamera fluttua e rimbalza tra i musicisti che si confondono con lo sfondo. È il senso di urgenza a regnare sovrano, scandito dall’incessante ritmo e incarnato dai movimenti di camera rapidi, a tratti nevrotici, con effetti che proiettano su tutto il sinistro sentore di un pericolo ormai imminente. Il messaggio: reagire, prima che sia troppo tardi.
Noi abbiamo deciso di scambiare quattro chiacchiere con loro
- Quali sono le vostre influenze musicali? C’è qualcosa che proprio non ci aspetteremmo?
Le nostre influenze musicali affondano nel funk e nella sua evoluzione, la disco, degli anni ’70 e ‘80. Gli anni ’80 sono molto sottovalutati, c’era in giro ottima musica che forse veniva messa in ombra dai nuovi suoni emergenti che lasciavano, forse, spiazzati gli ascoltatori meno attenti. Il vestito nascondeva troppo la modella, potremmo dire. Invece, scavando, si trovano alcune chicche a cui noi, indubbiamente, ci ispiriamo, soprattutto per ciò che riguarda la parte ritmica. E’ da qui che nascono i nostri pezzi; prima sistemiamo la parte groovosa del brano poi pensiamo al resto.
In musica è già stato detto tanto, si è esplorato parecchio. Diventa sempre più difficile, per tutti, creare qualcosa di assolutamente originale. E’ un pezzo che non vediamo niente del genere. L’ultima fiammata del rock sono stati probabilmente i Nirvana e si parla dei primi anni ’90; in ambito funk soul ci furono Incognito e Jamiroquai (che comunque attingevano a piene mani dagli anni ’70) ma anche in questo caso sono passati almeno 25 anni. Quindi, no, non abbiamo nuovi groove, nuovi suoni, nuovi generi musicali, sarebbe palesemente falso asserire il contrario. Però abbiamo nuove canzoni, divertenti da eseguire e da ascoltare, nelle quali abbiamo messo tanto cuore e qualche tentativo di crossover tra ritmi funk, chitarre sature e voci pop. Speriamo che basti a chi ci ascolta…!
- Qual è la connessione tra il vostro ultimo singolo “Stand Up” e la copertina? E, in definitiva, di cosa parla “Stand up”?
Stand Up parla del declino ambientale a livello planetario, in particolare del surriscaldamento globale che, a causa degli sconvolgimenti pandemici e geo-politici di questi anni, è passato in secondo piano sulla comunicazione mainstream e social. E’ come uno che si preoccupa della perdita del lavandino mentre gli sta crollando il soffitto in testa.
Stand Up è un urlo, un appello ad alzarsi e a dire basta. Certo, è solo una canzone e chi dà retta agli artisti? Ma se bastasse a sensibilizzare anche solo una persona, bè, allora ne sarebbe valsa la pena.
Il collegamento tra la copertina e la canzone, quindi, è evidente: c’è la Terra che brucia, immagine che rispecchia la realtà dei fatti, purtroppo.
- In che modo il Covid ha influito sul vostro percorso artistico?
A parte il fatto che l’abbiamo preso quasi tutti, dici? A parte questo, ne abbiamo approfittato per scrivere e finalizzare i pezzi rimasti a metà. Ma capiamo cosa sottintendi: moltissimi artisti sono rimasti senza i live e le scelte dei nostri governi di chiudere i teatri, intesi genericamente come luoghi di spettacolo, ma non altri centri di aggregazione sono state quantomeno criticabili e discriminatorie.
Tuttavia, a noi in particolare il Covid non ha fatto troppo danno poiché il gruppo era in piena trasformazione della line-up e, come detto, stava finalizzando il repertorio.
Abbiamo scritto diverse canzoni nel 2020 e abbiamo consolidato la formazione. Insomma, non siamo stati certo con le mani in mano e infatti oggi siamo pronti per i live che, fortunatamente, cominciano a riapparire.
- Quale domanda avrei assolutamente dovuto farvi e invece non vi ho fatto? Quale invece la risposta?
Una domanda su una domanda. Non ce l’aspettavamo. Vediamo; avresti potuto chiederci cosa ne pensiamo di Sanremo, ad esempio, ma ci avresti messo in difficoltà. Oppure cosa ne pensiamo della trap, e ci avresti messo in GROSSA difficoltà. Oppure cosa ci spinge ad uscire con un singolo senza passare da un talent, a parte la tanta voglia di suonare e di stare insieme tra noi (eh sì, ci divertiamo un sacco anche al di fuori della musica). Ancora, cosa ci aspettiamo dal singolo, qual è l’età media del gruppo e l’orientamento politico di ciascuno di noi. Troppa roba, troppa roba, bisogna semplificare.
Riassumiamo e chiedici questo: cari Freak Show, perché occupate tanto tempo nel vostro progetto quando è noto che, in Italia, si fa fatica, musicalmente parlando?
E ti rispondiamo citando un famoso film cult: perché quando capisci che questo è ciò che vuoi fare per il resto della tua vita, vuoi che il resto della tua vita inizi il più presto possibile!


