Interview: His Electro Blue Voice

Interview: His Electro Blue Voice
Antonio Paolo Zucchelli

Gli His Electro Blue Voice sono una band di Como che ha saputo ottenere una buona visibilità anche al di fuori dei confini nazionali: dopo aver pubblicato alcuni singoli ed EP, lo scorso anno è arrivato finalmente il loro debutto sulla lunga distanza, ‘Ruthless Sperm’, che è stato pubblicato nientemeno che dalla Sub Pop Records, l’etichetta che aveva lanciato i Nirvana. Noi di Indie-Roccia.it abbiamo contattato il cantante Francesco Mariani per farci raccontare dei progetti del gruppo, della loro firma con la prestigiosa casa discografica di Seattle e del loro tour che li porterà, a giugno, anche all’Handmade Festival di Guastalla (R.E.). Il gentilissimo frotman del trio lombardo ci ha risposto in appena due giorni. Ecco cosa ci ha detto:

Potete raccontare ai nostri lettori quando vi siete formati? Com’è nato il vostro progetto? Quali sono stati gli episodi più importanti della vostra carriera fino a oggi? E’ il vostro primo progetto o avete già suonato in altre band? Da dove viene il vostro nome?

Il progetto HEBV nasce a Como nei primi anni ’00 da una mia idea, poi sviluppata con Andrea Napoli (batteria) e Mattia Sfondrini (basso), poi sostituito da Claudia Manili qualche anno dopo per vari motivi. ELECTRO rappresenta la parte più terrena, di rivalsa, ribellione, ricreativa, cazzara. BLUE è la parte più intima, cupa, distaccata. HIS/VOICE è la cornice. Più o meno tutti abbiamo avuto esperienze con amici che suonavano in provincia, ma il progetto più a fuoco seppur a rilento è stato sempre HEBV. Gli eventi più importanti sono state le singole pubblicazioni negli anni, che ci hanno permesso di poter guardare sempre avanti con maggiore serenità e consapevolezza.

L’anno scorso è uscito “Ruthless Sperm”, il vostro primo full-lenght: ci potete raccontare come è andato il processo creativo? Da dove siete partiti e dove siete arrivati con questo nuovo lavoro? Cosa vi ha influenzato maggiormente durante la scrittura del vostro album? Quali band stavate ascoltando in quel momento? Quali sono i principali temi che affrontate nei vostri testi? Quale etichetta usereste per il vostro sound?

Dopo svariati 7″ e 12″ pensavamo fosse il momento di mettere più carne al fuoco. Se prima ci impiegavamo un anno a creare dieci minuti di musica, in questo caso è servito un lavoro più intenso. Mi sono preso il mio tempo e con piacere non sono uscito di casa per tutto l’inverno. Da li sono venuti fuori 20-30 demo da cui poi si è scelto quello che sarebbe finito su ‘Ruthless Sperm’. Sono pezzi che considero il percorso naturale dopo le passate uscite. Gli ascolti che formano il sound sono principalmente gli stessi. Ascolti e influenze a cui porterò sempre rispetto. Dal primo brano inciso anni fa, fino all’ultimo brano, non c’è nulla che rinnego, anzi. Si parla essenzialmente sempre di roba dai 60’s agli 00’s, un mix di cianfrusaglie qua e la: Stooges, Pink Floyd , Neil Young, Feelies, Big Black, Wipers, Flipper, Brian Eno, Urinals, Christian Death, Smiths, Joy Division, Cows, Nirvana, Sonic Youth, Velvet Underground, Neu!, Can, Faust, Red Crayola, Gun Club, Swell Maps, Modern Lovers, Pere Ubu, Field Mice, Jesus and Mary Chain, Doors, Oblivians, e più alla rinfusa rap 80- 90’s, funk, jazz, northern soul etc…Poi quello che ne è venuto fuori è quello che è. Riguardo invece l’ argomento testi, me ne occupo io. Niente politica, nessuna attualità stretta o riferimenti a chi o cosa, ma quello che mi passa per la testa nel personale. Banalmente come a tutti. Sono mie sensazioni. Roba possibilmente il più statica possibile. Non mi interessa dare un peso storico a quello che dico. Il nostro sound, invece, lo definirei volutamente confuso, rumoroso, noioso, vago e altalenante.

Ho letto che inizialmente pubblicavate solo 7″ o EP: come mai? Quando avete deciso di pubblicare un album vero e proprio?

Nel 2005 siamo entrati per la prima volta in studio. Abbiamo portato qualche pezzo e ne abbiamo scelti due e spediti in cd-r ovunque. In Italia, in Europa in America. L’unica etichetta che ci ha risposto in maniera positiva è stata la S-S Records di Sacramento. Come capita spesso i tempi non sono stati proprio veloci e dunque il 7″ ‘Fog’ / ‘Das’ ha visto luce solo ad inizio 2007. Nello stesso anno, successivamente è uscito ‘Call’, lo split 7″ per Avant!, seguito nel 2008 da ‘Duuug’ / ‘Fury Eyes’ 7″ con Sacred Bones Records. Da li ci è venuto naturale fare sempre due canzoni, per abitudine, per pigrizia o comodità, poi allungando il timing nelle uscite con Holidays, Bat Shit, Brave Mysteries, Ammagar, ma sempre solo su vinile o cassettina. Il primo CD è stato stampato per quest’ ultimo disco e basta. Ognuno ha la propria storia da cui si fa influenzare e condizionare, nel nostro caso ci ha portato piacevolmente a questo approccio mezzo old school e ci troviamo bene.

Chi ha realizzato la fotografia in copertina del vostro album? Chi ha deciso il titolo dell’album? Che significato ha?

Le copertine le abbiamo sempre fatte sempre noi, come la foto dell’ ultimo LP. Ci sarà un egocentrismo di base o comunque un volersi assumere le responsabilità di quello che viene fuori, non affidandoci ad amici che comunque sanno il fatto loro. Arriviamo originariamente dai graffiti, dal writing, dunque ci è venuto naturale, non è mai stato un peso. Il titolo’Ruthless Sperm’ è uno sfogo e basta. La musica è abbastanza aggressiva e il titolo scelto in questo caso abbastanza sfacciato per la causa.

Nella vostra band chi scrive i pezzi? C’è qualcuno che si dedica a scrivere i testi o la musica in particolare o si tratta di un processo collaborativo? Di solito scrivete prima la musica o i testi?

I testi gli ho sempre scritti io, le musiche pure, a parte qualcosa all’inizio. Poi ci si accorda con lo zoccolo duro e si decide se è tutto ok. Prima le musiche e poi i testi.
Nel mio caso la musica è l’equivalente del silenzio, dato che non cerco soluzioni vocali melodiche e i riff sono essenziali. E’ un semplice tappeto dove buttare il testo, per poi lasciare spazio alla parte strumentale.

Nel corso degli anni avete raggiunto una discreta fama anche al di fuori dei confini nazionali, grazie al vostro buon lavoro. Tutto ciò è supportato dalla firma di un contratto con la Sub Pop Records: come siete riusciti, partendo dalla vostra realtà di Como, ad arrivare alle orecchie delle famosissima etichetta di Seattle? Siete orgogliosi di poter lavorare con un’etichetta dalla così grande visibilità internazionale?

Certo che ci fa piacere! L’importante è che il nostro lavoro non sia stato modificato da altri. L’etichetta non ha influito per nulla, dato che non stavamo facendo un disco consapevoli del fatto che sarebbe stato stampato da loro. Quasi due anni fa siamo entrati in studio di registrazione per buttare giù il disco senza sapere chi l’ avrebbe poi pubblicato. Non abbiamo mai spedito demo o altro a Sub Pop. Un giorno ci è arrivata una mail di congratulazioni per quello che avevamo fatto fino quel momento. Da li è cominciato uno scambio fitto di mail. Finite le registrazioni abbiamo fatto sentire il lavoro, si sono consultati e finalmente poi è uscito la scorsa estate. Prima ancora del LP era uscito il brano ‘Kidult’ nella compilation Sub Pop 1000. Il fatto di essere stati pubblicati in precedenza per altre etichette USA ci ha favorito per creare un micro feedback.

Ho visto che avete iniziato da poco a suonare dal vivo: come mai? Ora invece mi sembra che abbiamo deciso di portare in giro il vostro debutto, vero?

Più che portare in giro il debutto, stiamo portando in giro quello che è stato fatto dall’inizio fino ad oggi. La scaletta è ricca di pezzi del passato con ritocchi e non. Il problema in passato, sono state le distanze. Non riuscivamo mai a essere per un determinato periodo nello stesso luogo tutti insieme e dunque si andava avanti ad incisioni e basta, infatti parecchi pezzi sono stati registrati solo da me e Andrea Napoli. Oggi invece per i live siamo: io, Andrea Cantaluppi alla batteria e Federico Di Benedetto al basso. Tutti ragazzi della zona.

Cosa ne pensate della scena indie italiana di oggi? Siete contenti di farne parte?

Ci sono ottimi gruppi in giro, conosciuti o meno, ovvio. Detto questo non penso di fare parte di nessuna scena. Italiana ok, perché siamo italiani, ma le scene le crea la stampa solitamente a furia di parlarne. Se io effettivamente non ho amici o gruppi veramente affini con cui ritrovarmi spesso o condividere vere esperienze, la scena non esiste nel nostro caso. Se HEBV dovesse far parte di qualche scena mi sa che è il caso di fare luce su gente che non viene calcolata come dovrebbe, che neanche io conosco, come lo eravamo noi prima di questo LP, a parte gente che ci seguiva già dai primi 7″.

Se un nostro lettore si volesse avvicinare alla vostra musica, con quale pezzo gli consigliereste di cominciare? E perché?

Sarà pretenzioso, ma consiglierei di prendersi la briga di ascoltarsi tutto il materiale in free download sul nostro Bandcamp (http://hiselectrobluevoice.bandcamp.com/), più il disco nuovo, per un totale di quasi due ore. Finché non abbiamo dieci LP come i mostri sacri, può essere ancora un impresa semplice pure per un ascoltatore medio-attento- curioso. Sinceramente è l’unica maniera per capire cosa un progetto relativamente fresco ha da dire. E’ un discorso che più o meno vale per tutti i progetti esistenti. Nel nostro piccolo ci ritroviamo ad aver giocato con molte sfaccettature, dunque è difficile indicare il nostro manifesto da cui poter partire. Non esiste. E’ tutto o nulla. Per me il 2005 è come l’altro ieri, è per questo che ci tengo. Infatti dal vivo riproponiamo tutto il primo 7″ etc… Non essendo riusciti a proporre quei brani dal vivo anni fa li facciamo ora. Una sorta di congelamento che include il presente.

Quali programmi avete per il futuro? Continuerete a suonare in Italia o avete già in programma anche concerti all’estero? So che è un po’ presto per chiedervelo, ma state già scrivendo qualche pezzo nuovo?

Qualsiasi data è ben accetta, ogni suonata è sempre una nuova esperienza, una crescita. Ci hanno proposto di esibirci qualche mese fa al SXSW di Austin, ma non avendo apparentemente date da attaccare, abbiamo preferito non andare. Sarebbe stato un investimento che al momento non riusciamo a permetterci, dato che da quello che so, per band come la nostra rimborsi non ce ne sono. Il giorno che ci sarà una cosa organizzata bene ci si andrà. Comunque a maggio faremo un mini tour di qualche giorno in Francia. finalmente qualche data una dietro l’altra. Più che altro perché si è maggiormente concentrati stando via da casa per qualche giorno. Il pensiero non va al divano, al rincontrare amici o bersi birre da solo come singolo individuo, ma ci si focalizza sul giorno dopo come gruppo. Il viaggio, le persone che si sono prese l’impegno di ospitarti, la resa live un giorno dopo l’ altro e tutte le premure che ne conseguono. Rispetto e responsabilità diventano le basi veramente in cui trovare piacere. Questo inverno siamo stati per singole date a Parigi, Bruxelles, l’Eurosonic di Groningen e Bielefeld, ed è stato bello nel suo piccolo. Speriamo sia sempre così. Pezzi nuovi invece niente per ora, mi sto dedicando al live.

Ultima domanda: avete qualche band nuova interessante – italiana o straniera – da suggerire ai nostri lettori?

Come detto prima, roba interessante ne esiste. Essendo nuove, come tu mi chiedi, non voglio sbilanciarmi. Per dire, io mi rifaccio a band consolidate più che a nuove, ci sarà un motivo. Gente che con i propri tempi ha tirato fuori il meglio passo dopo passo. Dunque trovo che queste “promesse” (come lo siamo noi, relativamente) si devono solo riconfermare piano piano. Sennò mi sembra di parlare come nel calcio di fenomeni che durano una stagione e mezza e poi scompaiono. Preferisco dire faccia a faccia chi apprezzo, e un giorno ammettere pure di essere stato influenzato da loro, come una band di quelle da cui bisogna solo imparare per chi sa quale motivo. Tempo al tempo.

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